Ora abbiamo anche il meccanico di Draghi

In aumento le minacce ai giornalisti - Rai 1, al sabato sera, fa flop
di Adriano Todaro - mercoledì 10 marzo 2021 - 697 letture

NUOVO INSERTO PER AVVENIRE ‒ Dallo scorso mercoledì 3 marzo, Avvenire, il quotidiano della Cei (Conferenza episcopale italiana), sia nell’edizione cartacea che in quella disponibile sui canali digitali, ha un nuovo contenitore culturale. Si tratta, per l’edizione cartacea, di un inserto di otto pagine a colori pubblicato il mercoledì con cadenza quindicinale che, in seguito, potrebbe diventare settimanale. Le pagine tratteranno i temi dell’economia civile e della finanza solidale. Come riporta il comunicato dell’editrice, l’evoluzione del Terzo settore, la finanza più innovativa, le tecnologie a impatto sociale, la transizione energetica e il digitale sono tra gli argomenti al centro di un’unica piattaforma multicanale che include una sezione verticale all’interno del sito Avvenire.it

VENTO IN POPPA PER ZOOM – La piattaforma di videoconferenze Zoom, basata su cloud, in tempo di pandemia va molto bene. Zoom ha chiuso il quarto trimestre con ricavi in aumento del 369% a 882,5 milioni di dollari. L’utile è salito a 260 milioni di dollari dai 15,3 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. La società ha archiviato l’esercizio fiscale 2020 con ricavi più che quadruplicati a 2,65 miliardi. E la crescita dovrebbe continuare: Zoom prevede infatti che i ricavi quest’anno salgano di un ulteriore 41%, con il primo trimestre in cui dovrebbero attestarsi fra i 900 e i 905 milioni di dollari.

IL 16 MARZO UN NUOVO SOLE – Come avevamo già anticipato nelle scorse settimane, il quotidiano della Confindustria cambierà formato. La data fissata è il 16 marzo prossimo. Il progetto grafico non sarà quello di un tabloid, come immaginato da molti, ma sarà sullo stile Finalcial Times: più stretto ma dalla stessa lunghezza. Con il nuovo formato, il nuovo piano punta a rafforzare la diffusione.

IN CRESCITA LE MINACCE AI GIORNALISTI – Un aumento dell’87% nel 2020 di minacce contro i cronisti: a fornire i numeri è il Centro di Coordinamento sugli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti convocato dal ministro dell’Interno Lamorgese dopo gli ultimi casi in Toscana. Oltre il 40% dei casi arriva via web e social.

NON TROPPO A GRANDE RICHIESTA – Il consigliere d’amministrazione Rai, Riccardo Laganà che rappresenta i dipendenti Rai, da inizio mandato si batte per la valorizzazione delle risorse interne e per evitare che interi pezzi del palinsesto siano appaltati a format esterni e ai desiderata degli agenti. Secondo quando riportato da AGInforma, il 23 febbraio scorso ha scritto una lettera all’intero vertice dell’Azienda, alla commissione di Vigilanza e al magistrato della Corte dei Conti. «Destano estrema preoccupazione – scrive Laganà – i risultati di ascolto della produzione del sabato sera di Rai1 ‘A grande richiesta’ realizzata in appalto totale dalla Ballandi per una previsione di costo a puntata di circa omissis, come riporta il piano di produzione e trasmissione 2021 recentemente approvato a maggioranza. Se la prima puntata ‘A grande richiesta-parlami di amore’ aveva conseguito il preoccupante 10,2% di share, la seconda puntata ‘A grande richiesta: minaccia bionda’ ha raccolto, in un periodo in cui il pubblico potenziale è costretto a casa dalle normative Covid, l’8,3%. Il combinato disposto di tali risultati di ascolto, discutibili scelte autoriali e la decisione di realizzarla interamente in appalto ha fatto infuriare le lavoratrici e i lavoratori Rai che da tempo attendono di avere la loro possibilità e di essere valorizzati e che non si accontentano più delle solite, sterili motivazioni riferibili ad asserita cronica carenza di mezzi e personale». Risponderanno?

VIOLAZIONE DIRITTI UMANI - I quotidiani britannici Guardian e l’Observer, hanno lanciato Rights and Freedom, un progetto biennale incentrato sull’indagine e sulla denuncia delle violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e sul far sentire le voci di coloro che lavorano in prima linea e nelle proprie comunità per proteggere i diritti e la libertà. La serie Rights and Freedom vedrà il Guardian diventare la prima organizzazione mediatica globale con un team dedicato alla tutela dei diritti umani. Il progetto, sostenuto in parte da Humanity United, si basa sulla pluripremiata serie del Guardian e dell’Observer sulla tratta di esseri umani e sullo sfruttamento del lavoro, che ha rese note le principali storie globali sulla schiavitù moderna nelle catene di approvvigionamento, il traffico sessuale, il lavoro forzato e gli abusi dei lavoratori migranti.

OSCAR DELLA SETTIMANA – Er più Draghi ha compiuto un altro miracolo e anche i suoi silenzi (forse parla solo con i consulenti Usa) sono un pregio, mica come quello là che parlava sempre. Il Riformista, di proprietà di Alfredo Romeo – quindi libero e indipendente – cerca di convincerci che «Il silenzio di Draghi è una conquista della nostra democrazia afflitta fino all’altro ieri da una chiacchiera quotidiana a reti unificate, origine evidente del “Grande Fratello”». Se il silenzio di Draghi è una conquista della nostra democrazia, lo stesso non si può dire del suo meccanico. Ormai non sanno più chi intervistare, prima gli amici di scuola, poi il parrucchiere, poi la negoziante che gli vende le pasterelle ed ora, finalmente, i meccanici. Una conquista democratica anche questa. Il meccanico si chiama Marcello Venanzi e viene intervistato dalla trasmissione “Un giorno da pecora” su Rai1 e riportata da Il Giornale: «A Lady Draghi pesa l’incarico del marito». Così dice il meccanico. Come fa a saperlo il meccanico? Che ci sia una tresca? Boh! Senta signor Venanzi, meglio che dia una guardata al carburatore e lasci perdere Lady Draghi. Ma ecco che irrompe Repubblica che riporta in auge Lamberto Dini l’ex ministro di Berlusconi e di tanto altro. Fra tanto altro, nel 2007 viene inserito tra i 45 membri del Comitato nazionale del Partito democratico. Lui, però rinuncia. Lui! Dini ha compiuto 90 anni (auguri!) e l’ex quotidiano della sinistra intelligente lo annuncia con un titolo choc. «Dini: I miei 90 anni felici, ora che governa Draghi». E ha detto tutto.


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