Open day: la scuola alla ricerca di clienti
Ancora una volta è il “cliente già manipolato” a decidere, per cui la formazione è solo un orpello. Il capitalismo del nostro tempo ha un solo obiettivo...
Le scuole hanno manifestato e hanno scioperato per il genocidio in atto contro i palestinesi. La società dei diritti individuali si è trovata dinanzi alla sua verità: si celebrano i diritti individuali in casa, ma si persegue la logica coloniale fuori dei confini nazionali. La verità di sempre del capitalismo si potrebbe affermare, poiché l’uguaglianza in patria ha sempre avuto il suo negativo: con la Costituzione del 1787 negli Stati Uniti si proclamava l’uguaglianza giuridica e si praticava la schiavitù e questo andamento doppio è arrivato fino a noi.
Dunque sembrava che si fosse in un momento nodale nel quale attraverso la tragedia palestinese si giungesse finalmente ad interrogare il sistema nella sua totalità e a valutarlo da un punto di vista onto-assiologico.
Nulla di questo è accaduto, pertanto le scuole da istituzione dialettica nella quale si discuteva di quanto accadeva in Palestina con l’open day è tornata ad essere l’azienda alla ricerca di clienti da attrarre con lo spot del successo formativo e dell’inclusione. Tutto prosegue come sempre. Le famiglie si accalcano presso le scuole superiori con i futuri alunni/clienti. Si osserva la struttura dell’edificio, i laboratori e si assiste alle lezioni dei docenti coinvolti, i quali si può ben supporre, sono molto attenti a non lasciar passare messaggi che possano far ipotizzare che la scuola sia “luogo di formazione impegnativa. La scuola inclusiva promuove le scelte culturali e politiche maggioritarie, essa è parte integrante della sovrastruttura del capitalismo.
Nella partecipazione delle scuole sulla questione palestinese è mancata l’organizzazione ordinaria, la quale trasforma l’interesse e lo scandalo etico in coscienza politica. Non vi sono sedi stabili di partito dove discutere, ripeto, del modo di produzione e della sua sovrastruttura.
In questi decenni di apocalisse liberista le sedi dialettiche in cui partecipare e crescere in modo antagonistico sono state sostituite dai media, dagli ipermercati e dai processi di turistificazione che hanno riguardato anche le scuole divenute ormai il mercato su cui una serie di soggetti privati entrano e penetrano alla ricerca dei clienti. Dalle università private alle agenzie turistiche fino ad arrivare ad associazioni che propongono pacchetti da acquistare per l’ex PCTO.
C’è di tutto, ma manca l’essenziale: l’umanesimo critico capace di interrogare in profondità. In questo clima di libero mercato il sussulto è rientrato e, come nulla fosse accaduto, o quasi, tutto è riprese tristemente come gli altri anni, in cui la ricerca del cliente coincide con una serie di scelte pedagogiche finalizzate a conservarne il gradimento.
Ancora una volta è il “cliente già manipolato” a decidere, per cui la formazione è solo un orpello. Il capitalismo del nostro tempo ha un solo obiettivo: vincere la competizione aziendale e rispondere alle logiche di bilancio nel quale gli alunni-clienti sono parte integrante. Si lavora senza pessimismo affinchè la pubblica coscienza delle dinamiche in atto possa condurre i sudditi tutti a liberarsi dal mondo delle ombre per rigenerarsi alla luce della progettualità e della critica olistica.
Gli educatori devono essere ottimisti, malgrado si viva in un tempo terribile, in cui la speranza sembra un lusso per utopisti. L’umanità è offesa dalla chiacchiera e dall’inganno, pertanto a ciascuno di noi resta il compito di rivitalizzare le coscienze sopite senza titanismo e senza “la superbia dei dotti”, di cui non sentiamo la mancanza.
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