Oltre 250 sigle contro il Ddl Antisemitismo: da Cagliari a Roma la protesta per difendere il diritto di critica
Una mobilitazione diffusa in tutta Italia, con presìdi davanti alle prefetture, nelle piazze e davanti a Montecitorio, ha accompagnato oggi la ripresa dell’esame del Disegno di legge sull’antisemitismo in Commissione Affari Costituzionali della Camera. A Cagliari, in piazza del Carmine, il Comitato Sardo di Solidarietà con la Palestina ha promosso un presidio-maratona che ha riunito associazioni, sindacati, docenti, giornalisti e movimenti pacifisti per chiedere il ritiro del provvedimento, definito una “norma liberticida”.
L’iniziativa sarda si è inserita in una giornata nazionale che ha coinvolto oltre quaranta città italiane e più di 250 organizzazioni, dalle realtà del volontariato alle principali reti per la pace, fino ad Amnesty International, Arci, Articolo 21, FNSI, numerose sezioni dell’ANPI e decine di associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani.
Il nodo della definizione IHRA
Il cuore della contestazione riguarda l’articolo che recepisce nella legislazione italiana la definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). I promotori del presidio sostengono che quella definizione, pur nata come strumento non vincolante, finisca per sovrapporre in diversi esempi illustrativi la critica alle politiche dello Stato di Israele con l’antisemitismo, restringendo gli spazi della libertà di espressione.
Nell’appello letto durante la manifestazione si afferma che il provvedimento “amplierebbe forzatamente il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano”. Una tesi sostenuta anche da numerose organizzazioni del mondo accademico, dell’informazione e della cultura che hanno aderito alla mobilitazione nazionale.
“La solidarietà non si processa”
Lo slogan che ha accompagnato la giornata – “La solidarietà non si processa. Il dissenso non si silenzia” – sintetizza la posizione dei manifestanti. Secondo gli organizzatori, opporsi al Ddl non significa minimizzare il fenomeno dell’antisemitismo, ma difenderne un contrasto efficace senza trasformare la memoria della Shoah in uno strumento capace di limitare la critica politica. “Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano”.
L’appello propone inoltre di adottare, in luogo della definizione IHRA, la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, ritenuta dai promotori più idonea a distinguere con chiarezza l’odio antiebraico dalla legittima critica alle politiche di uno Stato.
Una rete ampia di adesioni
Il documento allegato al presidio elenca centinaia di adesioni provenienti da tutta Italia. Tra queste figurano Amnesty International Italia, Arci, Articolo 21, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e del Lazio, la Rete Italiana Pace e Disarmo, Greenpeace Italia, Cobas, CGIL territoriali, numerose associazioni palestinesi, collettivi universitari e gruppi ebraici impegnati contro la guerra a Gaza.
Per i promotori, questa pluralità dimostra che la battaglia non riguarda soltanto la questione mediorientale, ma investe più in generale la tutela della libertà accademica, dell’informazione, della ricerca e del diritto al dissenso.
Il dibattito resta aperto in Parlamento
Mentre le piazze manifestavano, la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha avviato la discussione generale sul disegno di legge senza arrivare al voto, rinviato alla prossima settimana per la definizione del calendario dei lavori. L’obiettivo della maggioranza resta quello di portare il provvedimento in Aula nelle prossime settimane, mentre le opposizioni parlamentari hanno presentato numerosi emendamenti e nel Paese continua a crescere il confronto tra chi considera la legge uno strumento necessario contro l’antisemitismo e chi teme che possa comprimere il diritto di critica verso le politiche del governo israeliano.
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