Ogni mattina a Jenin
Ogni mattina a Jenin: dal 1948 la storia del martirio palestinese. Un romanzo da leggere a scuola
Un romanzo da leggere a scuola
““Quegli uomini arrivati dall’Europa non conoscevano né l’hummus né il falafel, ma li proclamarono ‘piatti tradizionali ebraici’. Rivendicarono le ville di Qatamon come ‘antiche dimore ebraiche’. Non avevano vecchie fotografie o disegni dei loro avi che vivevano su quella terra, amandola e coltivandola. Arrivarono da nazioni straniere e dissotterrarono dal suolo palestinese monete dei cananei, dei romani, degli ottomani che poi vendettero come se fossero ‘antichi manufatti ebraici’. Vennero a Giaffa e trovarono arance grosse come angurie, e dissero: ‘Guardate! Gli ebrei sono famosi per le loro arance’. Ma quelle arance erano il risultato di secoli e secoli durante i quali i contadini palestinesi avevano perfezionato l’arte di coltivare gli agrumi”.”(Susan Abulhawa,Ogni mattina a Jenin, Feltrinelli, 2011, p. 313).
Ogni mattina a Jenin è un romanzo, la storia di una famiglia, ed è però anche la storia di ogni famiglia palestinese dal 1948 ai primi anni duemila, a partire dalla creazione dello Stato di Israele all’Intifada.
Viviamo assieme alle famiglie palestinesi tutte le conseguenze dell’imperialismo, prima inglese, poi americano, tutta la violenza dello sradicamento, della deportazione, delle guerre. Ne viviamo i sentimenti, il dolore, la rabbia, l’amore.
La stessa vita dell’autrice è immersa in questa storia di sradicamento, violenze e deportazioni. Figlia di rifugiati palestinesi della guerra dei sei giorni (è nata nel 1970 in Kuwait).
Trascorre l’infanzia in continui spostamenti tra Kuwait, Stati Uniti, Giordania e Palestina. Dai 10 ai 13 anni conosce l’esperienza di un orfanotrofio a Gerusalemme (Dar al-Tifl al-Arabi), inserita in un sistema di affidamento. Studia Biologia alla Pfeiffer University nella Carolina del Nord e completa un master in Neuroscienze. Dopo aver lavorato come ricercatrice per una grande azienda farmaceutica, si è dedicata a tempo pieno alla scrittura e all’attivismo in difesa della causa palestinese.
Nel luglio 2001 ha fondato Playgrounds for Palestine un’organizzazione non governativa per bambini dedicata a sostenere il diritto al gioco per i bambini palestinesi e a costruire parchi giochi in Palestina e nei campi profughi delle Nazioni Unite in Libano e Siria.
È coinvolta nella campagna per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) e come oratrice per Al Awda, la coalizione palestinese per il diritto al ritorno.
In una delle prime conferenze BDS del campus presso l’ Università della Pennsylvania (2013) ha affermato che il movimento BDS è "uno dei modi più efficaci per promuovere i diritti dei palestinesi e ottenere giustizia contro la pulizia etnica in corso da parte di Israele ".
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