Oggigiorno: 6 e 9 agosto (1945): Hiroshima e Nagasaki
Hiroshima 6 agosto 1945 e Nagasaki 9 agosto 1945 sono le due città giapponesi annichilite dall’esperienza atomica dopo i bombardamenti incendiari di Dresda e di Tokio.
Hiroshima-Nagasaki
Hiroshima 6 agosto 1945 e Nagasaki 9 agosto 1945 sono le due città giapponesi annichilite dall’esperienza atomica dopo i bombardamenti incendiari di Dresda e di Tokio. Ancora oggi sulle motivazioni reali del bombardamento atomico a guerra ormai terminata vigono più dubbi che certezze. L’impunità dei vincitori ha limitato la ricerca storica. Non ci furono processi, ma solo una veloce rimozione delle ceneri dei morti sollevate dal fungo atomico. Il nostro tempo è il parto doloroso di quella pace ottenuta con l’impunità. Si possono, comunque, ipotizzare un serie di motivazioni per il bombardamento.
La tesi che furono sganciate le bombe per costringere i giapponesi alla resa risulta la più debole, se così fosse stato non sarebbero passati solo tre giorni dal primo al secondo evento atomico. Il Giappone dopo il bombardamento su Hiroshima era incredulo e non ancora capace di comprendere quanto era accaduto e, specialmente, si possono immaginare le difficoltà per organizzare i soccorsi. Tre giorni non sono un tempo sufficiente per avviare trattative di pace. La seconda bomba resta così ingiustificata. La conferenza di Potsdam terminò il 2 agosto 1945 e la guerra fredda era già in atto, in quanto i vincitori stabilirono le aree di influenza. Certamente il bombardamento atomico del 6 agosto è già politica di contenimento dell’Unione Sovietica. Non doveva osare superare i confini stabiliti a Potsdam. Il Giappone sperimentò la morte atomica per contenere il pericolo rosso. Questo è molto più probabile.
Hiroshima e Nagasaki furono le candidate tra una serie di città, ora entrambe non erano rilevanti da un punto di vista militare e industriale. Nagasaki era città a maggioranza cattolica e con rilevante resistenza socialista; Hiroshima era anch’essa città con forte presenza cattolica. Il cattolicesimo non fu esente da ambiguità e complicità con il fascismo in particolare. Si può ipotizzare che le due città siano state scelte anche per la presenza dei cattolici, in questo caso il messaggio era diretto al Vaticano. Vi è la strana coincidenza del bombardamento atomico su due città nelle quali il cattolicesimo era molto presente e attivo.
Dopo ottant’anni possiamo solo fare ipotesi, poiché non vi furono processi per i vincitori, e dunque le vittime non hanno ricevuto neanche la giustizia morale che consiste nella verità che libera dal pericolo del ripetersi di eventi incommensurabili nei quali le vite di innocenti evaporano nel nulla senza un grido e senza un urlo. Il niente della potenza atomica e di quegli eventi è ancora tra di noi, in quanto non vi è stata giustizia e come riportano le cronache i sopravvissuti alla strage atomica furono tacitati e trattati con sufficienza nel dopoguerra. Essi ricordavano il crimine atomico e la sconfitta del Giappone. Gli Hibakusha (被爆), la parola è costituita da tre ideogrammi: hi (ricevere/subire), baku (esplosione) e sha (persona), hanno vissuto senza sapere il “perché” delle loro piaghe e dei ricordi atroci che li hanno, sicuramente, perseguitati nell’arco della loro esistenza. Il “perché” avrebbe ridato dignità alle vittime e ai sopravvissuti, ma la guerra fredda con i suoi calcoli disumani non lo ha permesso. Un mondo senza misericordia non è giusto mai.
Molti di loro hanno testimoniato il terrore atomico impegnandosi personalmente per la cultura della pace. Immaginiamo il loro impegno e la saldezza della loro tempra etica nel sublimare il dolore in impegno di pace.
Il Giappone contemporaneo ha avviato la sua rimilitarizzazione col consenso dell’alleato statunitense data la sua posizione strategica in direzione della Cina e della Corea del Nord. Il Giappone nel 2025 ha acquistato missili da crociera stealth e 16 AGM-158B JASSM-ER (Joint Air-to-Surface Standoff Missiles-Extended Range). L’impunità e i processi che non ci sono stati sono voragini della storia e nella storia, dal cui non senso possono risorgere gli spettri del passato.
Ancora una volta vittime e sopravvissuti sono morti e hanno sofferto invano, almeno così pare. Le parole della poetessa giapponese Kurihara Sadako, anche lei hibakusha, ci rammentano il pericolo in cui siamo. Le macerie della dimenticanza possono trasformarsi nella dimensione del dolore e del niente nei quali bruceranno tutte le parole:
Macerie
Non c’è più nulla,
non c’è più nulla.
Anziani e bambini bruciati vivi,
Hiroshima – spazzata via
come una cavità oculare senza più bulbo.
Ossa bianche sparse sulle macerie rossastre,
dall’alto, il sole batte a picco
sulla città delle rovine, ove regna il silenzio.
Guarda: anche sulle mie spalle e sulle mie maniche
brulicano sciami compatti di mosche nere!
[...]
Dal giorno in cui il vento dell’esplosione ci colpì
così forte da spazzare via la Terra,
non è rimasto nulla di questa città.
Il mondo è furioso tanto da esplodere,
ma gli uomini di questa città restano in silenzio,
come le macerie, in quel momento.
C’è il pericolo che solo il fungo atomico rischiari “la notte del mondo” in cui siamo caduti. Lo studio della storia rimane uno dei mezzi paideutici più efficaci per formare ai valori della resistenza e, dunque, alla pace da costruire con l’impegno quotidiano di tutti. Ricordare è il primo dovere morale senza il quale non vi è futuro né progettualità. Il deserto avanza nella forma della dimenticanza pianificata.
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