Oggigiorno: 27 gennaio: la giornata della memoria
Sulle tracce di Auschwitz
Il 27 gennaio è la giornata della memoria. La parola memoria deriva da mens, ragione, per cui la memoria ha la sua razionalità che si coniuga con il ricordare da cor “cuore simbolo del sentire empatico umano”. Il cuore è il segno che la memoria dev’essere sentita, e in questo contatto creativo ed etico la ragione e il cuore operano una selezione.
La memoria è selettiva, essa deve ricordare gli eventi nodali della storia.
Ricordare Auschwitz non può limitarsi a riportare alla memoria il genocidio ebraico, ma deve sostenerci nella motivazione a promuovere la conoscenza degli innumerevoli olocausti della storia, e taluni superano nei numeri il genocidio nazista. Il ricordo non può essere giustificato dai numeri, ma dalla consapevolezza che ogni vita è un universo da difendere e da accogliere.
“Auschwitz deve indurci ad andare oltre Auschwitz” per denunciare gli olocausti e studiarne le dinamiche storiche ed economiche che hanno condotto alle tragedie. Sono infiniti gli olocausti che attendono di essere riscoperti e resi di pubblico dominio e in essi ritroveremo i processi economici nei quali siamo implicati. La dignità di ogni essere umano la si difende oltrepassando i confini della “storia politicamente corretta” per estendere la visuale con cui leggere e decodificare la storia.
Tutto questo non significa dimenticare Auschwitz, ma è il modo più alto ed etico per onorarne la memoria con il ricordo (cuore). Dobbiamo porci sulle tracce degli Auschwitz dimenticati e di quelli che si consumano nel nostro tempo. Auschwitz deve guidarci a non tacere, bisogna rompere i silenzi complici che consentono il riprodursi di tragedie sempre eguali. Le armi sempre più mortalmente sofisticate, oggi, possono eliminare in modo celere una grande quantità di esseri umani secondo logiche industriali.
Auschwitz è un monumento, la parola monumento deriva dal latino ed indica l’ammonire. Ci ammonisce a non dimenticare il passato, e l’unico modo per non dimenticare è ricercare e dare voce agli olocausti rimossi dal “politicamente corretto”. Ci vuole coraggio e senso politico per uscire dal recinto rassicurante dell’olocausto unico per conoscere e portare nella nostra vita ordinaria lo scandalo degli olocausti dimenticati. Solo in tal modo saremo più umani.
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