Oggi si vola

“Ma tu che c’entri? Non dicevi che non ti saresti mai candidato?”. Certo. Ma purtroppo l’altro giorno mi ha chiesto di candidarmi Claudio, che è uno a cui non posso rifiutare niente.

di Riccardo Orioles - giovedì 25 agosto 2022 - 1070 letture

Fa poco si vota, non solo in Italia ma anche in Sicilia (lo stato di cui l’Italia fa parte) e questa è una cosa davvero strana: un sacco di gente si presenta per diventare presidente (o governatore, come in Texas o in Lombardia) della regione siciliana. E che c’è di strano?

Il fatto è che il poveraccio ha avuto appena il tempo di presiedere un po’ che arrivano le guardie e se lo portano via. In Sicilia esiste infatti la regola che tutti i presidenti dopo un tempo ragionevole debbano finire in galera o essere perlomeno processati. Quest’anno il candidato non è dei migliori: non è mai stato in galera, e tutto ciò di cui si può vantare è qualche po’ di indagini dei carabinieri. Magari la prossima volta troveranno di meglio. Ma intanto, come Sicilians Maffiosi, che figura ci facciamo? Finisce che non ci fanno più manco un film, ci levano baffi e coppola come dei polentoni qualunque.

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Va bene: prendiamole sul serio. In genere noi dei Siciliani non indichiamo candidati, elenchiamo semmai la lista dei “da non votare”. Quest’anno è impossibile, perché gl’impresentabili sono troppi. Per cui, velo pietoso. Non è naturalmente possibile votare per fascisti e mafiosi, è buffo votare per i candidati (a sentir loro) “democratici” di vario tipo, ma forse qua e là, spigolando, si può trovare qualche nome di cui non vergognarsi neppure ora. Ed ecco, per farla breve, i nomi che vi consiglio, se proprio ci tenete:

- Aboubakar Soumahoro, “Sinistra e Verdi”, sindacalista bracciantile, di Bétroulilié (Costa d’Avorio): come dire di Ravanusa o di Cerignola o di uno dei tanti paesini poveri da cui venivano i sindacalisti ai tempi del sindacato;

- Simona Suriano, “Unione Popolare”, catanese, una grillina ribelle e poi rifondarola e poi potolpista e poi coi brancaleoni (affratellati e dunque benemeriti) di De Magistris;

- Claudio Fava, “Cento Passi”, probabilmente non il più astuto politico della Sicilia, ma forse il più coraggioso e onesto, e sicuramente il più esperto di mafia, che è il nemico massimo di noi italiani;

- Leoluca Orlando, il miglior amministratore d’Italia, (e fra l’altro il più saggio non avendo ceduto alla tentazione di candidarsi); di lui parleremo dopo, e ci sarà molto di cui parlare; per ora, non essendo in alcuna lista, non dovete votarlo, ma non ve lo dimenticate.

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oggi si vola

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Fra quelli che non occorre votare, tutto sommato, c’è pure il vostro amico cronista. “Ma tu che c’entri? Non dicevi che non ti saresti mai candidato?”. Certo. Ma purtroppo l’altro giorno mi ha chiesto di candidarmi Claudio, che è uno a cui non posso rifiutare niente. Potrei discutere con l’onorevole Fava (che avrei comunque appoggiato per l’antimafia) ma non col giovane Claudio che tanti anni fa, senza chiedere nulla e con immenso coraggio, combattè al mio fianco. La politica è una gran cosa, ma noi siamo stati compagni in guerra. Perciò criticatemi quanto volete, ma solo se sapete davvero di che cosa stiamo parlando e che cosa abbiamo attraversato.

A parte ciò, la mia politica non è cambiata. Io sono di Lotta Continua, con Rostagno, Impastato e Lillo Venezia. Io sono della Rete, che poteva sconfiggere, restando unita, il potere mafioso. E sono soprattutto uno dei Siciliani, per cui la prima politica è la lotta alla mafia, e non solo ai boss ma anche e soprattutto agli imprenditori, ai banchieri, ai politici e ai padroni che insieme costituiscono il potere mafioso.

Pippo Fava, don Ciotti, Scidà, Pio La Torre, sono i miei capi e non ho bisogno di altre ideologie. Cammino, coi miei compagni vecchi e giovani, su questa strada e qui organizziamo e costruiamo e qui manteniamo la rotta della nostra vita.

Perciò non c’è bisogno di votarmi; nella lista in cui sono, e anche in altre, c’è un sacco di compagni pari o meglio di me. Appoggio Claudio Fava e i suoi cento passi, ma anche le famiglie convergenti – io spero – di Aboubakar, di Leoluca e di Simona. Non siamo qui per dividere ma per unire. Non per dare a nessuno la “giusta linea” ma per ricordare a gran voce “Uniti, e combattete!”.


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