Nuove teledipendenze: la Tv digitale terrestre
In principio fu la rivoluzione agricola, seguita dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale, adesso a dettare le abitudini e i consumi della popolazione è la rivoluzione tecnologica. L’ulimo passo? la Tv digitale terrestre
In principio fu la rivoluzione agricola, seguita dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale, adesso a dettare le abitudini e i consumi della popolazione è la rivoluzione tecnologica. I passi fatti dalle scoperte scientifiche hanno, sempre, dettato e suggerito le tendenze e le dipendenze dei cittadini. La rivoluzione agricola, porto alla nascita del commercio, le rivoluzioni industriali hanno fatto esplodere i consumi su larga scala e di massa, oggi, a scandire le giornate ci sono i beni digitali e le loro conseguenze e ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. A farne le spese, sono, come sempre le tasche e i cervelli degli utenti di questi beni assolutamente voluttuari.
La tv, il primo elettrodomestico che ha invaso e colonizzato le nostre case, sta subendo un veloce processo d’innovazione. Archiviati i programmi di pubblica utilità, e culturali, la tendenza moderna è concentrata sull’intrattenimento spicciolo. Reality con il gusto dello sguardo da spioncino della porta, giochi a quiz clonati, telegiornali che sforano verso il gossip e il macabro, che nelle loro ricostruzioni utilizzano tecniche da fiction e travalicano nettamente la loro mission di cronaca. Programmazione politica fatta con tutte le cautele possibili e assoluta assenza di satira politica. La televisione ha totalmente lasciato da parte il suo spirito originario fatto anche di divulgazione delle conoscenze, perché la cultura, nel giro di dieci anni e diventata programmazione da terza serata, non fa ascolto e la sua relegazione a fine programmazione è d’obbligo in questo caso.
La teledipendeza è un fenomeno sociale diffuso, accendere la Tv è un gesto quotidiano e distratto, si entra in una sorta d’automatismo che vuole il brusio di fondo televisivo sempre presente. Accompagna la vita di una larga fascia di popolazione, molte mamme mettono i loro figli davanti alla tv perché ottimo anestetico per i loro piccoli altrimenti troppo attivi e bisognosi d’attenzione, allora li si piazzano davanti alla scatola parlante invece che davanti ad un libro o davanti a degli album per colorare. I giovani, anche loro, assolutamente assuefatti dallo schermo, davanti alla Tv perché da li, a loro parere, escono le tendenze e le mode da seguire, i personaggi da imitare. Lo stesso vale per gli anziani, onnivori consumatori di tv. Loro, la programmazione, la seguno per interno, assoluti esperti di Tv, che incollati davanti allo schermo fanno trascorrere le loro giornate e cosi ammazzano il tempo. Anche in famiglia, la tv è un componente essenziale del nucleo parentale, presente in tutte le stanze, è un facile metodo per evitare il confronto generazionale e la discussione. A tavola ha il suo posto, ben visibile e ascoltabile da tutti. Manca solo che la massaia prepari da mangiare pure a quest’elettodomestico, cosi l’integrazione sarebbe veramente totale.
I media hanno ben capito questa tendenza e, la alimentano fino all’esasperazione. Coscienti della potenza del mezzo e del suo grado di permeabilità nella popolazione stanno aggiustando il tiro. L’obiettivo, oltre quello consueto del raggiungimento di un buon’audience, e quello di incrementare i loro profitti. È allora via alla piattaforma digitale terrestre, via alla sperimentazione di nuovi tipi d’offerta televisiva. Il digitale terrestre è la nuova sfida di tutte le aziende televisive che, con l’incentivo dello Stato, mirano a conquistare un mercato ancora in parte inesplorato e dalle grandi potenzialità: la tv a pagamento. Un processo che è iniziato in Italia nel 2004 con un margine di sviluppo altissimo. La sperimentazione terminerà nel 2006, quando la transizione da Tv analogica e Tv digitale sarà completa e la Tv tradizionale, cosi come la conosciamo oggi, sarà solo un ricordo. In chiaro, sulla piattaforma digitale, andranno le trasmissioni a contenuto base: quiz, telegiornali e programmi spazzatura. Sul digitale terrestre lo sport (il calcio soprattutto, primo grande contenitire a pagamento, già disponibile), le prime visioni, le fiction, i cartoni animati, i programmi cult, l’informazione, l’approfondimento, e alcuni servizi per i cittadini. Il primo passo è l’acquisto del necessario decoder, che con la tecnologia integrata è immediatamente collegabile alla Tv. Lo Stato sta facendo la sua parte e grazie agli incentivi governativi, ad oggi, sono stati venduti oltre un milione e trecentomila decoder. Poi si deve acquistare una scheda ricaricabile (come quella dei telefonini, ma venduta nei negozi d’elettronica) da infilare nel decoder per usufruire dei programmi scelti e pagare quello che vedi. L’assalto ai negozi d’elettronica e iniziato, e nel giro di pochi mesi a partire da adesso rivoluzionerà il modo di guardare la TV.
Ma le perplessità e i dubbi rimangono. La tv digitale terrestre è stata annunciata come un’epocale rivoluzione tecnologica, assolutamente necessaria per il futuro del consumo televisivo perché darebbe la possibilità dell’interattività e i vantaggi del digitale. Ma
questi vantaggi sono lontani dall’essere un’assoluta novità. Pensiamo al digitale e alla multimedialità di un normale Dvd o di internet dove, immagini, video, musica e testi sono già e realmente integrati, pensiamo alla tecnologia da satellite. La possibilità di pagare per vedere un determinato programma già esiste. Ma allora perché questo tanto paventato passaggio generazionale è cosi pubblicizzato tanto da avere patner lo Stato? Sicuramente è per la natura del mezzo, a larga diffusione e ogni comprensivo, sicuramente è perché dietro il digitale terreste c’è una lunga filiera produttiva e industriale e sicuramente perché le possibilità di profitto sono enormi. Ma siamo veramente tutti disposti e pronti a diventare consumatori, dipendenti, e aprire i nostri portafogli per guardare un programma televisivo? La scelta c’è: alzarsi dal divano e spegnere la Tv.
- Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
LA TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE: UNA RIVOLUZIONE ?
Di CARLO VALENTINI Scuola di Giornalismo, Università di Bologna
Vi è una continua ricerca di una risposta, semplice ed efficace, a un bisogno concreto, quello di rendere sempre piu’ fluida e rapida la comunicazione. Negli ultimi tempi fotocopiatrici, fax, computer, Internet, telefoni cellulari hanno in vario modo rivoluzionato il modo di comunicare e il loro clamoroso successo è stato appunto determinato dalla loro capacità di intercettare in modo popolare, cioè con grande semplicità di approccio e funzionamento, la voglia di evoluzione nella trasmissione di informazioni, dati, comunicazioni. Così com’era avvenuto in passato per il telegrafo, la radio (e la sua evoluzione miniaturizzata grazie ai transistor), la televisione. Appunto la televisione sarà protagonista del prossimo exploit tecnologico-popolare, grazie al digitale terrestre, che racchiude in sé le componenti del successo. Queste sono le sue caratteristiche principali:
Semplicità. Il decoder è piu’ facile da usare di un videoregistratore. Inoltre le case produttrici di televisori hanno già iniziato a mettere in commercio modelli predisposti per la ricezione di canali digitali terrestri che eliminano anche la necessità di acquistare il decoder, inglobandolo all’interno. Pure il telecomando può rimanere (se non si richiedono prestazioni avanzate) quello attuale.
Economicità. Vi è solo da sostenere il costo, limitato, del decoder. I programmi (tranne alcuni) saranno gratuiti. Di alta qualità. La definizione dell’immagine è nettamente superiore a quella che si riceve oggi e il suono risulta di una percettibilità e di una precisione notevole. La superiorità della tv digitale (audio e video) rispetto a quella analogica può essere paragonata al passaggio dai dischi di vinile (nei quali l’informazione sonora era registrata in formato analogico) ai CompactDisc, che contengono le stesse informazioni ma in formato digitale.
Di grande quantità. Il numero dei canali diventa abnorme, con un’offerta superiore alla domanda.
Interattività. Sarà possibile (al costo di una telefonata) intervenire direttamente in un programma (ciò che oggi avviene, in modo primordiale, via sms o componendo un apposito numero di telefono), ovvero si preme un pulsante del telecomando e si potrà votare al festival di Sanremo, indicare qual è il personaggio preferito del Grande Fratello, rispondere a qualche sollecitazione di un conduttore televisivo, acquistare un prodotto proposto in una televendita. E’ già stato realizzato l’esperimento di uno spot di un nuovo modello di auto: il telespettatore può, con un adeguato telecomando, divertirsi a colorare la vettura in movimento e scoprire qual è il colore che preferisce tra quelli proposti, inserire gli optional che lo allettano, richiedere informazioni particolari o l’elenco sul video dei rivenditori a lui piu’ vicini. Infine prenotare una visita dal concessionario. Va ricordato che la televisione calamita (dati 2002) il 49,5 % della pubblicità in Italia (il 39,7 % in Europa).
L’utilizzo pay-per-view (pagare ciò che si vede). Con una card inserita nella fessura del decoder sarà possibile vedere, a pagamento, una partita di calcio o un film di grido, una prima teatrale in diretta o il concerto di Bruce Springsteen. Non è necessario sottoscrivere l’ abbonamento a un bouquet di canali ma si paga solo ciò che si desidera vedere con una card a scalare che il cellulare ci ha reso familiare. E come avviene nella maggior parte degli alberghi del mondo dove si può vedere gratuitamente la tv "generalista" ma si paga per vedere un film di successo o una partita di baseball in diretta.
Il Teletext superveloce. Il Teletex è uno strumento assai gradito (quelli Rai e Fininvest registrano 18-20 milioni di accessi al giorno) e diventando digitale offrirà prestazioni nettamente superiori a quelle dell’analogico, in particolare per quanto riguarda le soluzioni grafiche e il ridotto tempo di accesso alle informazioni (non si dovrà piu’ aspettare che le sottopagine vengano sfogliate automaticamente), oltre alle possibilità, anche in questo campo, dell’interattività, cioè di potere interloquire con esso.
La "valanga dei canali" sarà uno dei principali ingredienti del successo della tv digitale terrestre. Già Internet ci ha abituato a un vastissimo flusso d’informazioni, ora sarà la tv a non conoscere confini tecnici e a fornirci ogni genere d’informazione, anche quella piu’ settoriale e specializzata. Nata come generalista, la tv, col digitale, si ritrova a potersi proporre anche di nicchia. Il meccanismo di chi vuole comunicare qualcosa è semplice: si affitta uno spazio su un canale (i costi saranno limitati) e si trasmette il proprio programma, per esempio un tour operator potrà confezionare un programma di viaggi e trasmetterlo, poniamo, tutti i martedì alle 18 sul canale 60 oppure il Rotary potrà proporre un proprio notiziario tutti i giovedì alle 23. Anche il grande bacino delle istituzioni, a cominciare da Comuni, Province e Regioni, potrà affittare spazi su un canale e trasmettere notiziari e programmi. Con la sicurezza che il canale arriverà sul televisore di casa e quindi sarà potenzialmente (e passivamente) fruibile dal telespettatore. Ovviamente sarà l’appeal del programma a determinarne l’interesse e quindi il gradimento. Come avviene per il giornale gratuito che viene "lanciato" dentro l’auto. In un articolo pubblicato sul Corriere della Sera ("Già tanti i canali aziendali e c’è chi fa il tg per i clienti") compaiono due interviste che indicano che già alcuni grandi gruppi abbiano incominciato a utilizzare la tv digitale satellitare come house organ, nonostante le difficoltà tecniche e gli alti costi. La tv digitale terrestre moltiplicherà questi accessi. Dall’articolo del Corriere: "Alcune esperienze di canali televisivi aziendali via satellite..... "Siamo stati tra i primi ad utilizzare questa possibilità creando Mediolanum Channel- racconta Giuseppe Mascitelli, presidente di Mediolanum Comunicazione. -Abbiamo realizzato una tv con cui informiamo 800 mila famiglie-clienti e 7.000 consulenti globali. E il successo è stato tale che abbiamo irrobustito la nostra offerta diffondendo oltre alle informazioni legate al mondo economico anche programmi di intrattenimento, di cultura e di moda per i quali abbiamo mobilitato i grandi professionisti della televisione. E ora faremo anche un telegiornale, che riferirà solo buone notizie di cui i media tradizionali sono carenti". Altrettanto entusiasta dello stesso tipo di esperienza è Andrea Zorzi, responsabile della comunicazione interna di IntesaBci: "Abbiamo creato "Webintesabcitv" attraverso la quale diffondiamo due programmi e un telegiornale a 35 mila dipendenti delle nostre filiali......... Lo strumento è eccezionale ed è per questo che sono possibili ulteriori sviluppi legati alla formazione e a iniziative che arrivino direttamente nelle case dei nostri clienti".
Stiamo parlando di tv di massa. Ogni giorno, in media, 45 milioni di italiani la guardano per 290 minuti. L’Auditel ha registrato tra il 1997 e il 2003 una crescita di un milione di telespettatori, smentendo la previsione di un’erosione determinata dall’avvento di Internet e della tv satellitare. Inoltre 5 milioni di persone usano solo la tv come mezzo di informazione. Il Censis sostiene che "la tv è ancora l’unico vero collante del Paese, in quanto è l’unico mezzo di comunicazione visto da una fascia ampia di persone". Infatti la sua indagine rileva che la tv è vista dal 98,5 % degli italiani ed è al top del consumo nel campo della comunicazione, seguita da: telefonini cellulari (75,3 %), radio (65,4), quotidiani (56,1), settimanali (44,3), libri (42,5), computer (36,4), internet (27,8), tv satellitare (12,3). I dati si riferiscono al Rapporto Censis 2002.
Una ricerca Federcomin individua tre fasi nella storia della televisione: la fase della scarsità (dagli anni 40 agli anni 70) caratterizzato da scarsità delle frequenze, distribuzione terrestre, scarsità dei canali, tv come bene pubblico, accesso universale; la fase intermedia (dagli anni 80 alla metà degli anni 90) con scarsità delle frequenze terrestri, aumento delle modalità distributive (terrestre, cavo, satellite), incremento dei canali, tv come impresa economica, accesso universale e selezionato;la fase dell’abbondanza (incominciata alla metà degli anni 90), con numero via via illimitato di canali, specializzazione dei consumi, personalizzazione dell’offerta, complementarietà tra analogico e digitale.
L’informazione locale riceverà un’accelerata poiché il territorio regionale è troppo esteso per riuscire ad essere coperto capillarmente dalla tecnologia via cavo a costi accessibili mentre il satellite ha una copertura geografica molto ampia, non circoscrivibile agevolmente su scala regionale. Il digitale terrestre si propone quindi come supporto ideale per una settorializzazione territoriale. Una delle ipotesi di lavoro prevede 88 programmi nazionali (rispetto agli 11 di oggi) e 44 regionali. Ma si potrebbe arrivare complessivamente fino a 275, accettando una definizione dell’immagine leggermente inferiore. Pierluigi Ridolfi, membro dell’Aipa, Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione, sostiene che "a parte le reti nazionali, ogni Regione diventerà potenzialmente il baricentro di una nuova intensa attività di emittenza. E’ probabile che, indipendentemente da iniziative di privati o parallelamengte a queste, ogni Regione darà vita a una propria rete di trasmissione e a una o piu’ reti per fornire contenuti. Lo scenario piu’ probabile prevede la nascita di società controllate dalle Regioni sia per la trasmissione sia per la fornitura di contenuti. E’ probabile che la maggior parte di questi fornitori di contenuti di posizionerà nella categoria di quelli "a carattere comunitario", che la legge individua in fondazioni, associazioni ed altri enti privi di scopo di lucro che possono chiedere l’autorizzazione come fornitori di servizi a carattere comunitario con riduzione degli oneri". "L’interesse della Regione- conclude Ridolfi- è evidente: si tratta di informare, diffondere una cultura regionale, partecipare in modo costruttivo a risolvere alcuni problemi sociali (multietnicità, prevenzione, salute), realizzare attività di formazione, e così via".
Da sottolineare che la legge Gasparri prevede che i titolari di una concessione televisiva concedano, "a condizioni eque", ad altri soggetti il 40 % della capacità trasmissiva in tecnica digitale, ovvero vi è l’obbligo di non accentrare ma chi vuole accedere dovrà diventare anche fornitore di "hardware" ad altri. Nella legge vi è quindi una distinzione importante, tra operatori di rete, per i quali è prevista una licenza, e fornitori di contenuti e servizi, per i quali è solamente prevista un’autorizzazione. Il fornitore di contenuti potrà quindi affittare (" a condizioni eque") dall’operatore di rete il proprio spazio e trasmettere. Vi è da aggiungere che la legge fissa un tetto del 20 % quale capacità trasmissiva di un singolo operatore di rete, in modo da tutelare un certo pluralismo. Un esempio appropriato è quello che indica la piattaforma digitale assimilabile a un condominio tra vari inquilini, anche se c’è un proprietario che oltre ad affittare gli appartamenti agli altri ne ha anche uno per sé, particolarmente grande e confortevole. Il proprietario della piattaforma digitale è anche produttore e impresario di suoi canali e per questo potrebbe avere una posizione dominante, un’eventualità che dipenderà dall’effettiva regolamentazione della materia. Un Rapporto di Federcomin, presentato allo Smau, sostiene che "la televisione digitale terrestre finirà per estendere il livello della competizione rispetto all’analogico, sia sul lato della domanda per il controllo del consumatore, che su quello dell’offerta per il controllo dei contenuti. Distinguendo sempre piu’ il ruolo e le funzioni di content provider da quello di gatekeeper, tutto ciò favorisce il superamento del business model analogico basato sull’integrazione verticale del broadcaster. Seppure qualche livello d’integrazione verticale rimnrrà possibile, questo modello appare destinato a lasciare il posto a uno nuovo, nel quale la focalizzazione su una delle due funzioni-chiave (proprietà dei contenuti, proprietà dei consumatori) diventa la scelta strategica da effettuare da parte del broadcaster digitale". Sulla carta, la tv digitale terrestre si preannuncia piu’ pluralista di quella satellitare, dove la fusione di Telepiu’ e Stream prima e l’acquisizione dell’azienda da parte di Rupert Murdoch poi, sembrano dimostrare che, come per il resto d’Europa, non sia in Italia spazio per piu’ di un operatore televisivo a pagamento.
Ci sono poi scenari avveniristici, che è meglio tralasciare per non creare confusione anche se il supporto tecnologico digitale li rende praticabili. Sul televisore, diventato interattivo attraverso il decoder (tra le funzioni che offrono i modelli piu’ avanzati, quella di memorizzare uno o piu’ programmi con la possibilità, se si accende il tv in ritardo, di veder scorrere il programma dall’inizio mentre la parte finale è ancora in fase di trasmissione), sarà possibile inviare telegrammi e raccomandate, gestire il conto corrente ed effettuare operazioni bancarie, pagare bollette, multe, tributi, effettuare scommesse, chiedere e ricevere certificati utilizzando la firma elettronica, scaricare musica a pagamento, e così via. Secondo uno dei padri del digitale targato Rai, Guido Vannucchi: "Si verificò negli anni passati u7na diatriba tra fabbricanti di televisori e di computer. Il televisore evolveva sempre piu’ verso funzioni da computer, e veniva chiamato "Teleputer", i fabbricanti di PC che vedevano sempre piu’ evolvere il computer verso sistemi di televisione lo chiamavano "Compuvision". In realtà, nel futuro, questo strumento sarà sicuramente la fusione tra il Teleputer e il Compuvision, con caratteristiche di interfaccia uomo-macchina sostanzialmente differenti: il Teleputer sarà essenzialmente un sistema a grande schermo, quindi da multimedialità domestica,. Nella casa del futuro avrà anche prestazioni da computer ma sarà soprattutto curato nel surrouunding, in tutta la parte sonora, in modo da avere un sistema di alta qualità di Home Theatre. Viceversa, nell’applicazione da ufficio, da tavolo di lavoro, anche nell’ambito domestico, il Compuvision sarà un sistema sempre a schermo limitat, abbastanza piccolo, molto facile da accedere come interfaccia uomo-macchina, ma piu’ limitato, o piu’ orientato ai sistemi d’ingresso attuali tipo computer a finestre". Ma ritorniamo all’oggi.
La legge Gasparri prevede il definitivo passaggio al digitale dal 31 dicembre 2006. E’ probabile che il termine venga prorogato perché per cancellare l’analogico occorre che tutta la popolazione sia servita con la nuova tecnologia. Quindi vi sarà un tempo verosimilmente piu’ lungo in cui coesisteranno analogico e digitale. Ma i tanti motivi che rendono allettante anche per i grandi protagonisti dell’emittenza televisiva il nuovo corso e che abbiamo indicato sommariamente comportano che, al di là della legge, essi si stanno attivamente impegnando e ciò conferma l’irreversibilità della scelta digitale, anche se "spalmata" su tempi piu’ lunghi.
In questa fase sperimentale offerta di canali e di contenuti ovviamente coincidono. La Rai propone 8 canali, di cui sei "trasferiti" dall’analogico (Raiuno, Raidue, Raitre, RaiSport, RaiNews24, RaiEducational) e due appositamente realizzati (RaiUtile e RaiDoc, dedicata alla cultura). Mediaset propone il suo canale digitale (Rete4) ma pure Coming Soon (cinema e spettacolo), Match Music, con la nuova rete musicale V.J., Class News, un canale economico in collaborazione con Class (editore di Milano Finanza e Italia Oggi), BBC World, 20ore.tv. inoltre ha sottoscritto un accordo con Dfree (di proprietà di Tarak Ben Ammar e TF1) che trasmette Canale 5, Italia 1, SI-Sport Italia, LCI (canale d’informazione francese 24 ore su 24). Telecom propone La7, Mtv e Studio Tv1 (quest’ultimo solo in Lombardia). In parte dell’Italia del Centro-Nord arriva anche il segnale dell’offerta digitale terrestre pubblica svizzera, con 4 canali: TSI 1 e TSI 2 in lingua italiana, TSR 1 in lingua romanda e SF1 in lingua tedesca. Infine molte tv locali stanno già trasmettendo in contemporanea e sperimentalmente i propri canali in analogico e digitale. L’Autorità garante per le telecomunicazioni annota che "sul piano locale sono oltre un centinaio le emittenti che hanno chiesto e ottenuto l’abilitazione alla sperimentazione del digitale terrestre".
D’altra parte tutta l’Europa sta andando in questa direzione. In un suo documento la Commissione Ue sottolinea che la migrazione verso il digitale terrestre è molto piu’ di una migrazione tecnica e il cambiamento che ne deriverà assumerà una valenza non solo economica ma anche sociale. A questo fine la Commissione sta lavorando affinchè vi sia una completa compatibilità tecnica tra le soluzioni adottate dalle varie nazioni, Ciò che consentirà all’industria europea del settore di giocare un ruolo rilevante sul mercato televisivo internazionale. Al proposito molto chiara è stata la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo sulla necessità di "piattaforme aperte" poichè "l’obiettivo dell’Unione è realizzare l’accesso generalizzato di tutti i cittadini a quesdti nuovi servizi". Il calendario europeo registra 7 nazioni che già hanno sperimentalmente in onda bouquets digitali terrestri: Inghilterra (in cui la vera e propria transizione incomincerà dal 2006 per concludersi nel 2010), Svezia (la fase finale è prevista nel 2008), Spagna (2009), Finlandia (2006), Germania (2010), Olanda (ha già incominciato la fase di transizione), Italia (2006). Debbono ancora lanciare bouquets ma hanno già programmi precisi: Portogallo (entro il 2010), Svizzera (2015), Francia (2008), Norvegia (2006), Austria (2012), Danimarca (2011), Irlanda (2010) mentre il Belgio ha previsto un avvio dalla Fiandre nel 2005. Vi è da aggiungere che Berlino è passata dall’analogico al digitale dall’agosto 2003 e che in Inghilterra è stata costituita Freeview da parte di Bbc, Itv, Channel 4, Crown Castle, Ntl. Raggiunge 2 milioni di spettatori, ha carattere sperimentale.
Per concludere, un brano dell’introduzione del Libro bianco sulla televisione digitale, voluto dal ministero delle Telecomunicazioni: "I vantaggio del digitale terrestre sono innegabili anche per i consumatori e l’industria. I consumatori non solo disporranno, sul televisore domestico e senza significativi aggravi di spesa, di una assai piu’ ampia gamma di programmi tra i quali scegliere, ma potranno anche compiere da casa op0erazioni che oggi richiedono l’utilizzo del computer o implicano spostamenti in luoghi specifici (e-commerce, home bamking, persino adempimenti amministrativi). Per le attività svolte attraverso i servizi i9nterattivi che passano per il televisore vi sarà dunque una drastica riduzione dei costi di transazione (home banking, e-finanza) e di informazione (e-commerce). Per l’industria elettronica di largo consumo si apriranno ottime prospettive, determinate dal rinnovo degli apparecchi televisivi e dalla produzione dei decoder".