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Nuova missione umanitaria targata Abruzzo in Africa

“Tanti bambini non dispongono di cibo e acqua potabile. Sono vittime di malattie come la malaria, il colera, la tubercolosi. La malnutrizione è evidente. Intere famiglie vivono con meno di un dollaro al giorno”.
di Fabio Iuliano - venerdì 3 gennaio 2020 - 1298 letture

Una nuova missione umanitaria in Africa targata Abruzzo è in corso in questi giorni nella Repubblica democratica del Congo, nella città di Goma e nel territorio di Beni, centro abitato a circa 400 chilometri dalla prima.

Protagonista è l’associazione Gli amici di Francesco, che fa riferimento al professor Francesco Barone, docente all’Università dell’Aquila, che da vent’anni porta avanti progetti umanitari nel continente a sud del Mediterraneo.

Gli interventi riguardano gli orfanotrofi “Mamma Wa wote” e “Fiamme d’amour”, il Centro Kwetu che ospita gli ex bambini soldato e la struttura ospedaliera Heshima dove l’associazione sta consegnando cibo alle famiglie povere del quartiere Mugunga della città di Goma.

“La situazione nella Repubblica Democratica del Congo è instabile, soprattutto in certe zone – racconta il prof – . Particolarmente grave è la situazione nel territorio di Beni, a circa 400 chilometri da Goma, a causa di guerriglieri che stanziano nelle foreste e poi saccheggiano i villaggi, provocando tante vittime”.

“Il problema Ebola è maggiormente sotto controllo rispetto ai mesi precedenti – racconta - . Intanto, continuano i nostri interventi umanitari per sostenere la popolazione che vive in condizioni di estrema povertà”.

“Tanti bambini non dispongono di cibo e acqua potabile. Sono vittime di malattie come la malaria, il colera, la tubercolosi. La malnutrizione è evidente. Intere famiglie vivono con meno di un dollaro al giorno”.

“Bisogna intervenire presto”, è l’appello del prof, originario di Bussi sul Tirino (Pesara), “per fermare questa drammatica situazione. Un altro problema è quello legato alla scolarizzazione dei bambini. L’attuale governo ha dichiarato che l’istruzione gratuita deve essere una priorità”.

In Congo, nei paesi e nei villaggi visitati da Barone si incontrano “madri violentate e disposte ugualmente a difendere la vita. Sempre e comunque – racconta il prof – . C’è tanta sofferenza nei volti che si incontrano. La solitudine. La disperazione per una vita troppo severa. Per i destini respingenti. Ma ci sono anche i colori. Gli abbracci. I sorrisi. La loro straordinaria accoglienza”.

“Il senso della condivisione e lo sguardo rivolto all’orizzonte in attesa di Pace”, conclude Barone, che nel febbraio dello scorso anno ha rilanciato il drammatico appello alla comunità internazionale che gli ha consegnato il premio Nobel per la Pace 2018, Denis Mukwege, che ha denunciato una catastrofe umanitaria in atto in Congo, con centinaia di migliaia di donne violentate, oltre quattro milioni di sfollati e sei milioni di morti.

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