Nonna Lella e il Covid19

Una piccola biografia di fantasia al tempo del Coronavirus.

di Erminia Bosnia - mercoledì 15 aprile 2020 - 1557 letture

Per quanto vada dietro con la memoria, non ricordo un periodo così lungo in cui tutta la famiglia fosse riunita tutto il giorno dalla mattina alla sera. Certo le vacanze estive almeno 15 giorni li trascorriamo tutti insieme o le feste più importanti ci consentono di riunirci tutti, anche con altri parenti e si trascorrono le giornate di feste tra momenti gioiosi e piccoli alterchi che capitano sempre, in ogni buona famiglia. Ma a farci vivere da tanti giorni per 24 ore al giorno insieme, ci voleva solo il Coronavirus! E non si capisce quando finirà.

Però è piacevole, ormai alla mia età, mentre sto alla finestra ad osservare lo scorrere dei giorni e della notte, vederli tutti riuniti ognuno con le loro piccole e grandi necessità. Mi sento ormai come una spia che scruta il mondo esterno e raccoglie i momenti di vita interna mescolandoli in un miscuglio di pace, paura e speranza. Dalla mia posizione, comodamente sdraiata in poltrona, trascorro le giornate guardando dalla finestra il mondo che mi circonda; un mondo ridotto ad un vicolo con qualche abitazione autonoma o plurifamiliare. Qualche vicino di casa ha anche il giardino ed in questi giorni si dedica spesso alla sua pulizia, forse sarà stato collocato in smart working ed ha più tempo da dedicare a queste attività, che una volta recuperava solo di domenica.

Nella strada c’è un silenzio irreale, non si sentono più automobili transitare, anche prima non ne passavano molto, ma ora il flusso si è ridotto a zero. Alla fine di questa stradina c’è un piccolo parco pubblico molto curato, con l’inizio della primavera cominciavano a vedersi gruppi di bambini che all’uscita da scuola si trattenevano un po’ a giocare, mentre le loro mamme chiacchieravano sulla panchina, ma ora col divieto di stare all’aperto, non c’è più nessuno. Che tristezza vedere questo spazio vuoto, ora che cominciava a riempirsi dei mille colori che solo la primavera sa dipingere. Anche l’aria sembra abbia un odore diverso, così nitida a pulita ci permette di godere di più di tutti i profumi dei primi fiorellini che sbocciano ed il prato con tutte le sue erbe ci dona la pace che solo un manto verde sa offrire agli occhi.

Sembra che la natura si stia riappropriando di tutti gli spazi possibili ora che gli uomini non stanno più per strada. Passerà, lo sappiamo tutti, ma quanto ci vorrà ancora? Quante vite saranno strappate prematuramente prima che si possa ritornare alla vita normale? Toh la signora Gina è uscita un’altra volta per qualche piccola commissione, eh eh prima del divieto prendeva il suo carrello della spesa il martedì ed il sabato e tornava a casa riempendolo fino all’inverosimile, spesso aveva un’aria nervosa ed uscendo brontolava col marito che sta in pensione da un po’ di tempo, perché non l’accompagnava mai. Ed ora esce tutti i giorni alle 9,30 del mattino ed ogni giorno torna con una borsa per lo shopping appena appena riempita di qualche prodotto per la casa o per cucinare.

Quando rientra ha un volto sorridente, mentre apre il portoncino e comincia a raccontare al marito come è andata la spesa. “Son tornata, ho fatto solo un’ora di fila fuori al supermercato, sai si entra ad uno alla volta, dobbiamo stare a distanza di un metro l’uno dall’altro. Oggi ho incontrato la mia amica Carlotta, anche lei era in fila, e mentre aspettavamo mi ha raccontato che per colpa di questo Corona la figlia Rosetta ha dovuto rinviare il matrimonio programmato a fine aprile. Ha dovuto disdire tutta la cerimonia, oltre cento invitati, e non sa nemmeno quando poterlo riprogrammare. Poveretta, non vedevano l’ora, con la casa tutta arredata!”. Il marito che è un tipo di poche parole, risponde per amor di pace, ma sbaglia sempre l’intervento o lei non accetta mai quello lei che dice e pensando di dare un buon consiglio la interrompe sentenziando: “Ma come con la casa pronta non vanno a convivere? C’è qualche giovane che ancora aspetta il matrimonio?”.

Apriti cielo, Gina non aspettava altro per cominciare a rimproverargli che non capisce nulla, che c’entra la convivenza con la cerimonia e bofonchiando chiude il portoncino. Peccato avrei proprio voluto sentire quali argomentazioni avesse continuato ad apportare per dimostrare che aveva ragione lei, come sempre. Povera non riesce a capire a quanti rischi inutili si sottopone uscendo tutti i giorni e non sa che può contagiare il marito, anche se indossa guanti e mascherina; ma cosa ci vuole a fare istintivamente un piccolo gesto automatico, come grattarsi un occhio, con questo maledetto virus che si è appena posato sulla busta? Com’è triste quel prato vuoto, quando con il tempo bello si riempiva di bambini mentre le mamme chiacchieravano sulla panchina e spesso mi avvicinavo anch’io per curiosare da vicino! Ma passerà prima o poi, aspettiamo solo che qualcuno trovi un rimedio. Eccola la piccola Lucia, è ora che stia con la sua maestra a distanza, ma come si diverte a vederla nel monitor mentre racconta una fiaba o le detta qualcosa che poi vedrà in foto e gliela correggerà rinviandola con lo stesso mezzo.

Ora sta recitando la poesia e la sua maestra Claudia le ha insegnato passo passo come preparare una letterina per i genitori ed ha messo un testo in visione da copiare. Lucia è brava sta in seconda primaria ed andare a scuola le piaceva tantissimo, quando tornava a casa quante cosa aveva da raccontare! Ora un poco si annoia ed ogni tanto piagnucola con la sua mamma: “Tu non sei come la mia maestra e non puoi costringermi a fare i compiti! E poi ti arrabbi sempre, la mia maestra strilla solo con i bambini cattivi, quelli che urlano e non vogliono finire gli esercizi!” “Se tutti i bambini fanno come te ha ragione la tua maestra, stai a piagnucolare ogni volta che devi fare qualcosa, e lo sai che il computer serve anche a me ed a tuo fratello e ci fai perdere tempo!” Lucia comincia a piangere tutte le volte che viene rimproverata, allora le vado vicino, cerco di distrarla un po’, lei mi vede e mi racconta i suoi piccoli grandi problemi, e ogni volta mi ricorda che io non posso capire, non ho i compiti da fare.

Il fratello Paolo, invece, è alla scuola superiore, sempre impegnatissimo, quest’anno ha l’Esame di Stato, quanti progetti mi raccontava, ed ora è lì ore ed ore in video-conferenza con i suoi professori, mentre si consulta con alcuni compagni per risolvere un’esercitazione. Ogni giorno si telefona con qualcuno e sento che parlano di informatica, di inglese, di letteratura, di matematica. Mi ha confessato che una volta gli piaceva proprio tanto passare da facebook a whatsapp raccontare in chat tutto quello che accadeva, in tempo reale, ma ora comincia ad essere saturo di tutti quegli ioni che bruciano gli occhi ed eccitano il sistema nervoso, e la notte stenta a dormire. “Nonna Lella devono capire i professori che ormai siamo equiparati ai video-terminalisti, quindi ci spettano delle pause, lo dice la legge!”. Sarà vero, ma se si alterna tutto il giorno con gli altri della famiglia, tutto questo problema non lo vedo, piuttosto è vero che passa molto tempo al computer, ma anche per giocare dopo cena, o per chattare con i suoi amici. Effettivamente questo strumento è una trappola, ormai tutto si fa con la tastiera, anche mandare un’e-mail, almeno una volta si scriveva una lettera a mano. Ci voleva più tempo per pensarla, per scrivere prima una stesura e se non ti piaceva, dovevi ricopiarla; ora è tutto più veloce e dopo aver inviato la mail ti aspetti pure che ti rispondano subito, come se ognuno dovesse passare la sua vita davanti ad un monitor. Ma è un bravo ragazzo e molto premuroso, sa che non ha alternativa; è la prima prova importante della sua vita e vuole affrontarla con tutte le carte in regola.

Quanto gli manca la scuola, i suoi compagni, qualche professore con cui aveva un rapporto più confidenziale, il viaggio d’istruzione che non farà mai più con loro. Io lo conforto accarezzandolo, ma lui mi dice sempre che non posso capire, questa non è vita è una galera. Lui è giovane ed ha bisogno di uscire, altrimenti si sente oppresso. L’impazienza giovanile! Ma anche i cattivi esempi che vengono dalla tivù, da internet, non aiutano. Quanti trasgressori e non capiscono che se un virus impiega 15 giorni a mostrarsi, le vie di salvezza sono poche, l’unica possibilità è non contagiarsi per sé stessi e per i propri cari. Ma non lo vede con quanta pazienza sto in casa, sempre su questa poltrona, io che non rinunciavo alla mia passeggiatina quotidiana nemmeno con il freddo? Anch’io vorrei scappare via all’aria aperta, ma non posso farlo e sopporto. I miei poveri cari come sono stressati, non hanno un attimo di tregua e né d’intimità più. Divisi tra le necessità scolastiche dei loro figli, i loro litigi sull’organizzazione del lavoro al computer, ed il loro smart working. Smart? Pasquale è sempre connesso perché è ingegnere informatico e la sua azienda gli ha messo un sistema che controlla se sta lavorando al computer o se si è alzato ,anche per una necessità personale. Ogni tanto sbotta che in ufficio stava meglio: lavorava con più tranquillità, prendeva un caffè con qualche collega, parlava di sport e di politica, qualche bella e giovane segretaria svolgeva parte del lavoro, almeno portava le cartelline e sapeva quale prendere. Qui deve fare tutto da solo!

Quando tocca questo tasto scoppia l’inferno. Emma comincia a dargli dell’ingrato e dell’egoista che capisce solo i suoi problemi. Ieri hanno litigato perché Emma aveva bisogno urgentemente di un computer in quanto doveva seguire un webinar che avrebbe spiegato, non ricordo cosa. E tutti i dispositivi erano impegnati. Pasquale ha tentato di spiegarle che sarebbe stato possibile anche dall’iphone, non l’avesse mai fatto! Emma ha cominciato ad urlare che uno dei computer è il suo, che lo schermo del cellulare è troppo piccolo, che non aveva il programma adatto, che era in diretta e non poteva aspettare; alla fine il marito le ha ceduto il suo, non senza averla fatta giurare che non avrebbe pigiato nemmeno un tastino. In fondo non si fida delle competenze della moglie e teme chissà quali disastri possa creare ai suoi lavori salvati sul suo computer, ma è solo molto geloso, in verità, del suo gioiellino, come lo chiama lui. Emma, poi, da insegnante, da quando ha cominciato la didattica a distanza è più impegnata del solito; risponde a mail e telefonate dei genitori che sono sempre preoccupati: sia se ha dato troppi compiti senza averli spiegati approfonditamente, sia se ne ha dato troppo pochi, perchè ripetono sempre le stesse cose. Poi s’informano se il programma sta proseguendo, se riuscirà a concluderlo altrimenti i ragazzi saranno troppo stressati l’anno prossimo a dover recuperare le parti non svolte.

I suoi alunni la contattano con ogni mezzo per una spiegazione, per un’organizzazione oraria, per capire cosa hanno sbagliato con mail, in whatsapp, e spesso con telefonate. C’è chi consegna subito l’esercitazione e c’è chi ha bisogno di esser continuamente sollecitato, persuaso che non c’è altra possibilità per il momento, per cui si deve impegnare, non si può rinviare il diritto allo studio, è un dovere darsi una cultura, in attesa che scompaia il virus. E quando proprio non trova altri argomenti per sostenere i suoi ragazzi, li comprende lo sa che vorrebbero aspettare, approfittare che questa strana vacanza dal dovere scolastico, li rimbrotta sottolineando che stanno facendo una chat diversa, dove si parla anche di contenuti formativi, altrimenti che se ne farebbero di questo tempo infinito: solo sonno e video-games? Caso mai scambiando la notte per il giorno. A quel punto delle argomentazioni i più restii cedono e promettono che in breve tempo consegneranno il compito.

L’ho vista molto dispiaciuta perché un suo alunno non ha il computer, ed è in attesa di averne uno in prestito; può solo ricevere qualche esercitazione utilizzando il cellulare, ma poi ha enormi difficoltà a riconsegnare i compiti. Speriamo che si risolva presto, altrimenti come farà a recuperare tutti i programmi? Insomma per Emma non c’è più differenza tra tempo lavorativo e tempo domestico. Io sto qui, sulla mia poltrona preferita posta tra la credenza a destra ed un termosifone sulla parete di sinistra, in mezzo c’è la finestra che dà sul balconcino dal quale spio la vita che passa. D’inverno è la mia posizione in prima linea, ma con la primavera mi piaceva abbandonarla per andare a passeggiare. Comunque da quando c’è il Corona mi hanno imposto di stare sempre in casa e prendendomi in giro bonariamente, e a turno mi vengono vicino per accarezzarmi e dandomi un piccolo pizzicotto sulle guance mi dicono: ”Ci sei riuscita! Tutti in casa a farti le coccole”. Bah ma cosa c’è di male, in fondo ormai sono anzianotta e poi è risaputo che ai gatti piace esser coccolati. Sono loro che si lamentano di questa vita oziosa.

Io gli umani non li capirò mai! Miaooo è venuto il momento di stendere i muscoli con un po’ di stretching e poi andrò sul letto nell’altra stanza, si è fatto buio e tra poco sarà ora di cena. Domani vi racconterò un’altra storia.


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