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Non temo Berlusconi in sé ma Berlusconi in me (Gaber)

Intervista a Marco Travaglio, intervenuto alla presentazione a Catania durante la presentazione del suo ultimo libro "Montanelli e il cavaliere".

di Luca Salici - mercoledì 2 giugno 2004 - 8420 letture

Sarebbe bene dire quanto costa e quanto è costato il governo Berlusconi all’Italia, sia in termini economici che di prestigio mondiale ed europeo. Perchè i giornalisti evitano l’argomento?

MT:"I costi morali e di prestigio sono difficilmente quantificabili e oltretutto difficili da recuperare. Dicono che l’opinione pubblica dà troppa importanza a Berlusconi parlandone. Ma lui è già importante: è più ricco di Bush, è l’uomo più influente rispetto al suo paese e rispetto al mondo, è capo di governo e controlla l’informazione, gli manca solo il controllo della magistratura. Noi possiamo dire quanto costa agli italiani il governo Berlusconi, ma a lui basta un minuto a reti unificate per vanificare tutto il nostro lavoro.

Esiste un sistema informativo difficile, non più nel rispetto dell’art.21 della costituzione (libertà di stampa); i giornalisti sono tenuti a bada con le querele, e sono condizionati a non seguire processi scomodi, come ad esempio il processo a Dell’Utri a Palermo (di solito siamo presenti io, un’altra collega e i giudici).

Qualcuno dice che più si parla di Berlusconi e più si fa il suo gioco…

MT:"Non la penso così. Il mio scopo è far conoscere i fatti che non si sanno. Bisogna mantenere la gente incazzata, evidenziare e sottolineare i giochi di potere a cui stiamo assistendo. Ma i media non ci vengono in aiuto. È impossibile che la Tv italiana dal punto di vista contenutistico sia così in basso; chi ci guarda dall’esterno vede un paese che ama le ricette e i reality show, c’è bisogno di spazi giornalistici "liberi" da qualsiasi potere politico (inimmaginabile oggigiorno)".

L’ultima tendenza mondiale è la controinformazione dal basso, la gente comune che si munisce degli strumenti dei giornalisti professionisti e documenta la propria realtà. Ultimo esempio in ordine cronologico di questo fenomeno è Micheal Moore, vincitore di oscar e palma d’oro, per documentari contro Bush ed il suo governo. È applicabile questa tendenza in Italia?

MT: "È applicabilissima, aiuta a far emergere la visione dei problemi sofferti dalla società. Può risolvere una piccola parte dei problemi, e soprattutto farli venire a conoscenza. Ma prima di tutto c’è bisogno che i giornalisti facciano i giornalisti. Alcuni non stanno facendo bene il loro lavoro con il risultato che vengono insabbiati documenti, atti e processi. Montanelli, nel 2001, attaccò i tre giornalisti che andarono a Porta a Porta, per fare da controparte a Berlusconi. Quei tre non proferirono parola, fecero le comparse. Non ci si comporta così - scrisse Montanelli - ne va della credibilità del mestiere di giornalista."


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