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Non si uccide così un giuslavorista

Con l’omicidio di Marco Biagi è stata tolta al proletariato una preziosa possibilità.

di stefania tiezzi - mercoledì 31 maggio 2006 - 6892 letture

Le Brigate Rosse hanno fatto un grosso sbaglio uccidendo Marco Biagi. Non si uccide un uomo, siamo d’accordo, ma non è così che si colpisce un giuslavorista.

Se fra uccidere Biagi e intitolargli una strada c’è una bella differenza, c’è soprattutto la via di mezzo che non è stata percorsa.

Marco Biagi è stato colui che ha inteso modernizzare un mercato del lavoro divenuto ormai obsoleto per entrare in Europa, lo ha voluto ’europeizzare’ e rendere più flessibile per andare incontro alle esigenze espresse da tempo dalle imprese (non dalla classe lavoratrice. Ma perché sottilizzare?).

Pertanto, con il decreto legislativo 276/2003 approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 Luglio 2003, sono state modoficate alcune tipologie contrattuali e introdotto nuove formule come il ’lavoro intermittente’ e il ’contratto a progetto’ (v.il mio ’Dell’Italia votante’ su Girodivite):

Marco Biagi era convinto che queste modifiche avrebbero garantito una maggiore occupazione qualificata, più efficienza e trasparenza, favorendo l’inserimento nel mercato del lavoro dei disoccupati e di tutti coloro in cerca di una occupazione stabile, le cosiddette ’fasce deboli’.

Solamente dei pazzi potevano volere e causare la morte di un uomo così. Un uomo così non si uccide. Un uomo così serve. Vivo. Due settimane fa sono state rese pubbliche alcune lettere che Diana Blefari Melazzi scrisse tempo fa a Marco Mezzasalma. In una di queste la donna avrebbe scritto che lei, prima di ucciderlo, Marco Biagi lo avrebbe torturato per quello che aveva fatto al proletariato.

Le Brigate Rosse hanno tolto la possibilità a quel proletariato di vedersi spiegata con esempi pratici la riforma che porta il nome del suo promotore, così come il bravo Chef assaggia i suoi piatti prima di sottoporli alla giuria. E invece lo hanno graziato anche dall’obbligo di darci chiarimenti sulla sua ’Strategia europea per la occupazione’ di cui ancora oggi non abbiamo visto i successi ma soltanto i suoi disastri. Lo volevamo vivo, noi proletari maledetti e rompicoglioni, perché crediamo ancora, come sostenevano gli antichi maestri, che "senza gli esempi nulla s’insegna bene".

Lo avremmo ’torturato’ stipulandogli un contratto a progetto unito ad un flessibilissimo contratto di lavoro intermittente, detto anche ’lavoro a chiamata’ o, più esterofilmente ’job on call’(siamo in Europa, bellezza!). E intermittente e brillante come un abete natalizio, lo avremmo spedito a lavorare in un call-center di un gestore di telefonia in odore di fallimento, col naso colante e la febbre a quaranta, per ricordargli che nei SUOI contratti è vietato ammalarsi: non vorrai mica perderti i 300euro al mese, giuslavorista che non sei altro! Gli avremmo bacchettato le manone non appena si fossero posate furtive sul suo telefonino implorando la ’chiamata’ del lavoro intermittente e lo avremmo fatto squillare dopo un bel po’ proponendogli un ’job on call’ mentre svolgeva quello a progetto:’Che fa, dottor Biagi, viene a lavorare o no? Si ricordi l’indennità di disponibilità!!!’. Gli avremmo ricordato l’obbligo di disponibilità del lavoro intermittente, unica condizione per avere un indennizzo. Ricapitolando, se rifiuti il lavoro son cavoli tuoi, se accetti, te la dovrai vedere con quello del call-center. Avremmo visto la sua faccia stravolta ’E mo che fo?’, Già, che si fa, dottor Biagi? Diccelo tu. Anzi, no, glielo avremmo detto noi ricordandogli la flessibilità garantita dalla SUA riforma, e quindi invitato a fare un po’ di stretching fra l’ufficio del lavoro ’ a chiamata’ e quello del lavoro ’ a progetto’, presentandogli, finalmente, la lettera di recessione dal contratto, PER GIUSTA CAUSA, di entrambi i lavori, affinché passi chiaro il SUO messaggio che per questi lavoratori non esiste nessun diritto a trattamenti economici e normativi. Avrebbe gustato il profumo della disoccupazione andando ad ingrossare le file delle ’fasce deboli’. Disoccupato sì, ma più flessibile ed europeizzato. Vuoi mettere?

Ci hanno tolto questa possibilità, le Brigate Rosse. Un’occasione che forse avrebbe fatto fare un passo indietro a Marco Biagi. Sacrificandosi da vivo al posto dei lavoratori, la strada a suo nome se la sarebbe meritata davvero.


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Non si uccide così un giuslavorista
23 giugno 2006, di : franco

.. è vergognoso che Vi possano permettere di scrivere in questo modo. Probabilmente non avete neppure capito di che cosa tratta la legge o forse non avete capito che il problema non è la legge in sè ma nel modo in cui i post-Biagi permettono di applicarla. Cordialmente
Per Stefania Tezzi
20 luglio 2006, di : Alberto

Accidenti che cattiva, ignorante e stupida ( forse delinquente ) che sei!!! Un’appello come il tuo deve essere immediatamente mandato alla magistratura perchè indaghi su di te ; tu sei responsabile di favoreggiamento delle nuove brigate rosse ed apologia di reato. La democrazia non permette di affermare e dire certe cose e se le dici paghi. Ciao ed occhio ai mandati di arresto.
    Delinquente ma non ignorante. Come lei.
    31 luglio 2006, di : Stefania Tiezzi

    Caro Alberto, sarò cattiva e stupida e anche delinquente ma decisamente meno ignorante di lei:’un appello’ è maschile e l’apostrofo non va messo. Mentre mangerò pane e acqua in qualche carcere della penisola, lei si studi un po’ di grammatica italiana. Saluti.
    Per Stefania Tezzi
    31 luglio 2006, di : Letizia Tassinari

    Preg.mo sig. Alberto, mi perdoni se Le faccio notare che proprio la democrazia permette di affermare liberamente le proprie opinioni. Solo un regime fascista può impedirlo!!! Quanto poi alle strampalate ipotesi di apologia di reato o di favoreggiamento alle nuove Brigate Rosse...mi perdoni di nuovo..ma Lei non ha letto, (o forse lo ha letto proprio male!!!) l’articolo della dr.ssa Tiezzi. Ergo, prima di commentare, rilegga , e questa volta attentamente, quanto in esso scritto. dr.ssa Letizia Tassinari
Non si uccide così un giuslavorista
4 novembre 2006, di : gaetano marati

quando Tiezzi dice che gli è stata tolta l’occasione di dire le cose giuste che ha scritto, si sbaglia, è ancora vivo Tiziano Treu.
Non si uccide così un giuslavorista
29 marzo 2009, di : alex

Secondo me non avete capito una mazza!!! Le brigate Rosse che fanno fuori Biagi??? Si aspetta che vedo meglio c’era anche Cenerentola e Biancaneve nel gruppo di Fuoco.E’ stato fatto fuori per aver mano libera,e poter stravolgere la legge da lui creata!!! Se’ fosse ancora vivo non sarebbe successo!!.Il mondo del lavoro e’ stato completamente asservito,modificato ad uso e consumo dei soliti signori!!!.Aprite locchi come diciamo in Toscana.Senno’ continueremo a credere alle favole,quella piu’ tragica quella di Moro,che voleva aprire il governo ai Comunisti...E guarda caso chi lo fa’ fuori?? Un commando comunista..E certo fila che e’ una meraviglia...