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Non è "MafiaCapitale"

Quando letture troppo semplicistiche portano a valutare in maniera errata gli avvenimenti
di Emanuele G. - martedì 3 febbraio 2015 - 1416 letture

Appena si sono diffuse le notizie riguardo le "malefatte" della Cooperativa 29 Giugno diretta con piglio sicuro da Carminati e soci si è pensato bene di etichettare l’intera vicenda come "MafiaCapitale". Una definizione ad effetto tesa ad attirare l’interesse dell’opinione pubblica nazionale su questo ennesimo caso di buon utilizzo di fondi pubblici. A me pare una lettura fin troppo semplicistica con il risultato di valutare in maniera del tutto erronea gli avvenimenti oggetto dell’inchiesta da parte della magistratura capitolina.

Il primo errore è sorto da una simmetria fra il fatto che il Procuratore Capo di Roma Pignatone è stato Procuratore anche a Palermo. Quindi è avvenuto una facile sommatoria:

PIGNATONE = PALERMO = MAFIA

quindi:

PIGNATONE = ROMA = MAFIA.

"MafiaCapitale" è un qualcosa di ben diverso rispetto alle mafie che fanno il bello e il cattivo tempo nel nostro paese. L’unico punto di unione è dovuto al fatto che Pignatone sta utilizzando tecniche investigative e di istruzione dei processi mediate dalla lotta contro la mafia. Tutto qui.

Certamente i protagonisti di "MafiaCapitale" hanno assimilato dalla mafia alcune modalità operative: l’intimidazione, l’aggiotaggio, l’organizzazione, la ratio criminale... Tuttavia, si tratta di imitazione e non di un fenomeno avente l’obiettivo di costituire un’associazione di stampo mafioso.

La mafia è qualcosa di ben differente. Ha interesse a presidiare il territorio. Se sgarri ti uccide. Il suo raggio operativo riguarda piuttosto le dinamiche economiche. La politica è un alleato anche se qualche volta mafia e politica sembrano essere la stessa cosa. Le fonti finanziariarie sono fra le più disparate andando da quelle legali a quelle illecite.

Orbene, "MafiaCapitale" non mi pare che abbia voglia di occupare un territorio. Non ha la benché minima intenzione di uccidere. Tutti sono utili alla buon causa dell’organizzazione. L’ambito operativo riguarda i cordoni della spesa pubblica. Ecco perché è dentro le istituzioni con propri rappresentanti. Infine, la fonte dei propri guadagni sono i finanziamenti pubblici riguardanti i rifiuti, gli extra-comunitari e servizi vari di facchinagio.

L’origine di "MafiaCapitale" è, al contrario, da individuare in questi pochi quanto eloquenti dati che rappresentano il grado di estrema disamminsitrazione del Comune di Roma. Disamministrazione che ha pervaso in maniera profonda e continuativa amministrazioni sia di sinistra che di destra. Ecco, dunque, i dati - forniti dal Ministero del Tesoro e dalla Corte dei Conti - di uno sfascio targato Comune di Roma:

1) La notte del 25 novembre del 2009 ben 393 vigili avventizi furono improvvisamente stabilizzati. Stabilizzazione ritenuta illegittima dal Ministero del Tesoro.

2) Fra il 2007 e il 2010 furono effettuate ulteriori 2.400 stabilizzazioni. Anch’esse ritenute illegittime.

3) Ciò ha comportato un’esborso di ben 340 milioni di euro in riferimento al salario accessorio dal 2008 al 2012.

4) Il Comune di Roma ha provveduto ad aumentare sistematicamente lo stipendio di tutti i suoi dipendenti con ben 94.994 gratifiche. Solo 15 dipendenti non hanno ricevuto gratifiche. Chissà perché?

5) La retribuzione media di un dirigente è passata dai 45.640 euro del 2001 agli 88.707 euro del 2012 con un aumento del 94,3%.

E da qui che inizia a formarsi il sistema denominato "MafiaCapitale" che ha nella estrema permeabilità della spesa pubblica il proprio tallone di Achille. Fino a quando la spesa pubblica sarà parcellizzata in decine di centri di spesa gestiti da una logica da interesse privato in atti d’ufficio non si potrà mai bloccare sul nascere e sul serio allarmanti fenomeni criminali come "MafiaCapitale".


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