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Non capisco e non mi adeguo

Incidenti al Barbera, scontri tra i tifosi del Messina e le forze dell’ordine nel settore della Curva Sud riservata agli ospiti. Arresti alla fine della partita. Incidenti anche all’Olimpico...
di Chiara Manfrinato - mercoledì 13 aprile 2005 - 2969 letture

Palermo è, calcisticamente parlando, un’isola felice. La squadra, neo-promossa in serie A dopo un’assenza lunga oltre trent’anni, ha seriamente ipotecato la qualificazione alla Coppa Uefa ed è ancora in corsa per un posto in Champions League. Lo stadio, seppure in condizioni precarie (riuscirà il prode Maurizio Zamparini ad avere la meglio sull’ostracismo mascherato da condiscendenza dell’amministrazione comunale?) è sempre pieno come un uovo, dopo il soprendente sould-out registrato durante la campagna abbonamenti estiva. La società è solida, oculatamente gestita e provvista di un invidiabile portafoglio. Però, siamo a Palermo.

Il Barbera (così come il territorio circostante), la domenica è zona franca. Tanto franca che può succedere anche questo.

In via Cassarà, all’imbocco dell’ultimo corridoio che conduce allo stadio, a ridosso delle transenne, bizzarri individui urlano: “Popolari! Popolari!”. A pochi metri da loro, individui ancora più bizzarri, si guardano intorno. Indossano buffe divise blu e cinture bianche dalle quali fanno capolino, armi da fuoco da una parte e manganelli dall’altra. Proprio come quelle del tipo che, una volta, sequestrò a me, leggiadra fanciulla animata da ideali di pace e accanita fumatrice, un accendino. Proprio come quelle del tipo che, una volta, sequestrò a mio padre, distinto professionista ultra-cinquantenne che anche nel bel mezzo del diluvio universale va a vedere il Palermo in loden e mocassini all’inglese, il tappo della sua bottiglietta d’acqua minerale (e, in quell’occassione, se mio padre fosse stato solo un pizzico “disobbediente”, avrebbe rovesciato l’acqua su quella divisa, invece che tra le aiuole). Proprio come quelle, immagino, dei tipi che non impedirono che a San Siro entrasse un motorino che sarebbe poi volato dal terzo anello.

Poi succede che fuori non resta praticamente nessuno, nemmeno quelli che prima urlavano: “Popolari! Popolari!”. E nemmeno quelli, vestiti di blu, che facevano finta di non vederli.

Siamo tutti dentro, a inzupparci di una pioggia che ha ben poco di primaverile, a sventolare sciarpe, e a seguire il derby: Palermo-Messina.

Incidenti al Barbera, scontri tra i tifosi del Messina e le forze dell’ordine nel settore della Curva Sud riservata agli ospiti. Arresti alla fine della partita. Incidenti anche all’Olimpico, dove si è giocata Lazio-Livorno, scontro politico oltre che sportivo. Incidenti anche altrove. Qualche ferito, qualche arresto. Il morto, stavolta, non c’è scappato.

E Pisanu, il Ministro degli Interni, dichiara: "Se le circostanze mi costringessero a scegliere tra l’incolumità degli operatori di polizia e la presenza del pubblico alle manifestazioni calcistiche, non esiterei un istante a far chiudere gli stadi più a rischio" (da Repubblica del 12/04/2005).

Certo, è la scelta più semplice, più indolore. E anche la più conveniente. Fare di tutta l’erba un fascio. Demonizzare il popolo che frequenta gli stadi (senza nemmeno preoccuparsi di distinguere tra facinorosi esaltati e appassionati tifosi). E santificare, di conseguenza, gli “operatori di polizia”. Senza pensare, neppure per un istante, di analizzare in maniera razionale, lucida e onesta, la situazione reale.

E ci si giustifica dicendo che sono solo ragazzi, poco più che ventenni. Proprio come fu detto dopo il G8 di Genova. Sì, sono solo ragazzi, poco più che ventenni (ma non tutti), e tuttavia non si trovano lì “per caso”. Sono “operatori di polizia” che dovrebbero essere più che “addestrati” a gestire certe situazioni, per garantire la sicurezza, l’incolumità - la loro e quella dei cittadini.

Gli stadi italiani sono tutt’altro che sicuri, questo è innegabile. Tanto che le licenze Uefa sono a rischio e se l’Italia dovesse spuntarla, nella candidatura per gli Europei del 2012, dovrebbe ricostruire tutti gli impianti, da zero. E la colpa non è dei tifosi, né degli ultrà. Né degli “operatori di polizia”.

Loro, d’altro canto, gli “operatori di polizia” hanno un innato talento nell’esasperare, con la loro superficialità e con la loro irrefrenabile tendenza all’arroganza, anche i santi. A Palermo. Come a Roma. Come in tutta Italia. Isole felici e non.

Prima di rilasciare certe dichiarazione, il Ministro Pisanu avrebbe dovuto farsi un piccolo esame di coscienza.


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