Nocumento morale

Becera protesta degli operai Fiat. Marchionne li sistema e il savoiardo monita
di Adriano Todaro - martedì 1 luglio 2014 - 1757 letture

Lo dico? No, mi vergogno un po’. E allora non ve lo dico, anzi sì ve lo dico: ebbene questa volta sono d’accordo con Maglioncino Marchionne. Sì perché quando è troppo è troppo e gli operai della Fiat, a volte, esagerano, diventano maleducati, perdono il bon ton che sempre è necessario disporre, anche nei momenti più difficili.

Per forza che dopo Maglioncino s’incazza. Voi pensate che gli operai dello stabilimento di Nola, durante una manifestazione sindacale, hanno innalzato un manichino impiccato con la foto di Maglioncino incollata sul volto e una finta bara. Marchionne si è incazzato come una biscia in calore e ha scritto che si tratta di un "incitamento alla violenza" e una "palese violazione di più elementari doveri discendenti del rapporto di lavoro" che ha "provocato gravissimo nocumento morale".

Sono d’accordo con lo svizzero-canadese perché gli operai si debbono comportare con eleganza non in modo becero. Chessò avrebbero potuto dire a Maglioncino: "Signor amministratore delegato, lei che è tanto buono e gentile, che ha per fine l’etica del lavoro, che ci permette di lavorare nella sua azienda, potrebbe essere così gentile di richiamare al lavoro i cassintegrati? No? Vabbè non fa niente. Potrebbe far ritornare a Pomigliano i 300 lavoratori distaccati dal 2008? No? Capiamo benissimo le sue problematiche. Si potrebbero diminuire gli incidenti sul lavoro e i suicidi fra i cassintegrati? No? Non fa nulla, non si preoccupi e vada tranquillamente negli Usa a controllare la Chrysler. D’altronde noi capiamo che anche questo è progresso".

Quattro di questi operaiacci maleducati, sono stati licenziati e ben gli sta. Che pensassero a lavorare mica a fare finte impiccagioni nei confronti di un uomo, ma che dico, di un superuomo che ha risollevato le sorti dell’italica Fiat. E’ un periodo che alla Fiat non c’è proprio pace. Il 19 giugno scorso, sempre il gentile e buon Maglioncino, aveva inviato a tutti i dipendenti una lettera in cui definiva "incomprensibile, irrazionale ingiustificata" la scelta di un gruppo di operai della Maserati di scioperare per un’ora.

Marchionne non ci ha pensato due volte perché, come tutti gli svizzeri-canadesi, è decisionista. Ah, si è detto guardandosi allo specchio, scioperate? Ed io blocco il trasferimento di 500 cassintegrati di Mirafiori allo stabilimento Maserati di Grugliasco e gli straordinari. Ritorsione? Macché. In questo modo avete più tempo per andare a giocare a tennis. Gli amici di merenda hanno subito appoggiato il decisionista democratico. Fassino il Lungo, famoso barricadiero della Brigata Renzi, ha affermato che lo scontro tra la Fiat e i lavoratori fa parte di "una normale dialettica". Il suo sodale Chiamparino, quello delle banche, quello che giocava a scopone con Maglioncino, ha sottolineato la "necessità di nuove relazioni sindacali in Italia che tengano conto, da entrambe le parti, del fatto che viviamo in un mondo che non è più quello degli anni ’80".

Ora voi capite che è un ragionamento che non avevamo mai sentito fare a nessuno, tanto che qualcuno era convinto di vivere ancora all’inizio del 1980. Gli ha fatto eco, di nuovo, il Lungo e lo ha fatto per ribadire "l’importanza dell’operazione Fiat-Chrysler, che non solo ha permesso alla Fiat di ritrovare un futuro, ma sta dimostrando la capacità di restituire a Torino e all’Italia la centralità del Gruppo Fiat". Infatti, va tutto bene. Alla Fiat non ci sono cassintegrati, si lavora a pieno ritmo, non ci sono manichini impiccati, non ci sono suicidi e, come azienda, ha un grande futuro. Negli Usa.

Di fronte a fatti come questi uno si domanda quale potrebbe essere la posizione del ministro del Lavoro. L’ex presidente della Lega Coop è stato lapidario: "Non sono un dipendente di Marchionne". Frase sibillina perché non è più dipendente della Coop, non è dipendente di Marchionne. Di chi sarà dipendente Giulio Poletti? Del vacuo Obamino di Rignanino sull’Arno?

Gli operai si debbono mettere in testa che è necessario fare qualche sacrificio. Debbono rinunciare a qualcosa, magari a parte del loro stipendio. I sacrifici, in momenti difficili, li fanno tutti. Prendete, ad esempio, un altro indefesso lavoratore. Lui non innalza manichini impiccati perché è educato, cardinalizio e si frega sempre le mani. L’italico condottiero Bruno Vespa, invece di 2,1 milioni l’anno, guadagnerà solo 1,9 milioni. Non è un sacrificio questo? Ecco sono questi gli esempi a cui gli operai debbono fare riferimento.

Per fortuna che Re Giorgio di Savoia, con monito incorporato, ha fatto sentire la sua forte e savoiarda voce: "Ho potuto apprezzare lo spirito di sacrificio e l’amore per la Patria che vi uniscono. I risultati da voi conseguiti dimostrano come traguardi in partenza difficili possono essere raggiunti se si lavora insieme, con spirito di squadra, per un obiettivo comune. Il vostro impegno ha rappresentato l’immagine più bella...". Un monito-pensiero rivolto agli operai? Macché, quando mai. Napolitano non apprezzava lo spirito di sacrificio e l’amore per la Patria degli operai ma di 11 uomini in mutande che correvano dietro ad un pallone. Poi hanno perso ma lì non ci sono cassintegrati e nessuno si ammazza.

Debbo chiudere il pezzo ma non trovo le giuste parole. E allora chiudo con una notizia che ho letto qualche tempo fa sul giornale: secondo il Censis i 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500 mila famiglie operaie messe insieme.

Chissà se anche loro, questi 10 uomini, si sacrificano per l’amore che hanno per la Patria? Chissà se Re Giorgio pensa ogni tanto a loro e alle loro tasse non pagate? Chissà se Maglioncino pensa che anche loro abbiano provocato un "gravissimo nocumento morale" a tutti noi?


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