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No ai rifiuti italiani

Chiediamo una presa di coscienza popolare, in linea con il nostro agire metapolitico, oltre le categorie di destra e di sinistra, lo chiediamo al popolo sardo - se esiste - e a tutte quelle realtà di ribellione che in questi anni il Gruppo Opìfice ha idealmente appoggiato.
di Simone Olla - martedì 15 gennaio 2008 - 2384 letture

Non possiamo stare fermi, non posso stare fermo, e l’unica cosa che mi è consentita è scrivere, lontano dalla mia terra ancora una volta violentata e usata. Bologna mi ha adottato, è vero, ma forse dovrei prenderlo lo stesso il primo aereo per Cagliari e anche io resistere al teatrino della politica italiana, che a sinistra ci obbliga a ingoiare rifiuti che non ci appartengono e a destra ci ricorda quanto pelosa e ipocrita sia la loro protesta, che per l’interesse nazionale (italiano) farebbero le barricate - se si ricordano come si fanno.

Chiediamo una presa di coscienza popolare, in linea con il nostro agire metapolitico, oltre le categorie di destra e di sinistra, lo chiediamo al popolo sardo - se esiste - e a tutte quelle realtà di ribellione che in questi anni il Gruppo Opìfice ha idealmente appoggiato. Chiediamo solidarietà al popolo di Vicenza che lotta contro l’allargamento della base americana nel proprio territorio; chiediamo solidarietà a quelli del No Tav, del No Mose e a chi resiste quotidianamente contro la prepotenza di una classe politica che ci illude con una democrazia svuotata dalla partecipazione. Quando un popolo, una comunità, prende coscienza e partecipa e chiede voce, i guardiani della finta democrazia utilizzano le armi in loro possesso per neutralizzare sia la coscienza sia la partecipazione: le armi si chiamano media e polizia. (Come se i media sardi e la polizia sarda non fossero interessati in questo processo di presa di coscienza, come se a questi non interessasse essere riempiti di rifiuti che non ci appartengono.)

La consapevolezza quindi, che tanti sardi hanno dimostrato in questi giorni, opponendosi al duplice affronto Sinistra/Destra: non crediamo alla solidarietà di maniera che ci costringe a soccorrere politici corrotti che con la questione rifiuti nelle loro città hanno costruito fortune economiche e quindi politiche, e non crediamo alla buonafede di chi cavalca la protesta per bassi interessi di parte. La parte adesso sta altrove, oltre, e il luogo deputato ad accogliere questa parte si chiama Sardegna. Prima che una questione etica è una questione politica: non v’è gratitudine infatti alla virtuosità mostrata dai sardi nelle loro piccole fatiche quotidiane, non v’è gratitudine nei confronti di chi con fatica raccoglie nelle proprie case i rifiuti differenziandoli, non v’è gratitudine da parte della classe politica isolana se si "sporca" un luogo, il nostro, che con senso teniamo pulito in ogni nostra azione.

E se non v’è gratitudine politica ma offesa e ostacolo nei confronti di chi partecipa, il primo obiettivo dev’essere quello di riprendersi la Politica, abbattendo questo muro di omertà interessosa che ci fa sudditi senza dircelo mai. Ditecelo allora, che siamo sudditi del vostro impero, sarebbe per noi una liberazione. E per voi (si spera) la fine.

fonte: opifice.it


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