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Natale – Dies natalis

Natale è il giorno della luce e dell’accoglienza che illumina la nostra comune fragilità

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 24 dicembre 2025 - 490 letture

Le festività natalizie sono un tempo privilegiato per comprendere la violenza del nostro tempo e le pratiche di rimozione della “verità sociale”. La nostra è una società senza comunità, in cui la violenza quotidiana e le tragedie sono massimamente rese invisibili con la chiacchiera mediatica e i “seminari televisivi”, in cui i casi più eclatanti sono motivo per dare voce a “esperti del niente” che praticano ipotesi e autopsie del caso senza spiegare le cause strutturali della violenza.

La rimozione agisce nel quotidiano mascherata da denuncia e da scandalo per inabissare realtà e verità. Si tratta di una pratica ben pianificata con la quale tutta resta eguale e irrazionale, in tal maniera il reale non diventa razionale, ma si oblia tra le immagini truculente, le chiacchiere e il narcisismo degli esperti.

Il Natale moltiplica in modo esponenziale tale logica. Si deve far tacere Cristo e il suo messaggio rivoluzionario. Il cristianesimo ha il merito etico di aver svelato le dinamiche del sacrificio e di averle rese palesi. Il desiderio mimetico è sempre stato fonte di violenza e il sacrificio ha consentito di razionalizzare la violenza che covava in grembo alla comunità. Cristo è il sacrificio che si fa parola e racconta la verità degli ultimi e delle vittime oltraggiate dalle dinamiche del capro espiatorio. L’Avvento è la voce della vittima che racconta la sua storia di “sacrificio e di amore donativo”.

Il cristianesimo pone al centro la vittima, insegna la misericordia e fa parlare coloro che non hanno voce e che, quindi, sono stati negati nella loro umanità fino ad essere invisibili. Lo scintillio di questi giorni abbaglia con il suo alone luminoso e rende gli ultimi presenze spettrali su cui gli sguardi non si posano.

Il salto di qualità del cristianesimo è il Cristo che si fa carne e si sacrifica, per cui il sacrificio di un Dio pone fine alla violenza del capro espiatorio, perché non vi può essere sacrificio superiore e inaugura il tempo nuovo in cui gli esseri umani si riconoscono “fratelli”. Il frastuono melenso di questi giorni teme la fraternità, poiché è il sistema sociale si fonda sull’atomismo delle solitudini che spasimano dietro le vetrine. Le luci, il consumismo, le musiche che invadono le strade e ammutoliscono i viandanti non sono solo un invito al consumo, sono il modo più efficace per indurre alla dimenticanza. Cristo non è più tra noi, non è pensato e non è oggetto di celebrazione, ci si limita a festeggiare con la malinconia dell’allegria obbligata dalle circostanze e se non si obbedisce alla narrazione del consumo si è sospinti verso la marginalità sociale.

Il Natale è dunque oblio del messaggio universale cristico, in tal modo il sistema di sfruttamento e di consumo può continuare la sua corsa mediante lo spostamento del baricentro e dell’attenzione dalla mangiatoia, che accoglie un Dio fragile e donato alla custodia degli esseri umani, al consumatore seriale e bulimico che pone se stesso al centro della realtà. Il mondo muore nella solitudine dell’ego narcisista, il cui cuore si chiude agli uomini, alla trascendenza e al sacro. Restano solo gli idoli a generare mostri e mostruosità su cui si tornerà a discutere senza comprendere che un mondo senza misericordia non ha pensiero, e quindi, precipita nell’abisso dell’insensato.

A Monte Sant’Angelo per iniziativa dell’AVIS il presepe è tra le macerie di Gaza. Ecco la verità dell’Avvento che l’artificio e la menzogna non possono occultare, Egli ci rammenta che siamo partecipi tutti della comune umanità e tale umanità si sporge verso l’infinito e l’indicibile. I nostri auguri a tutti gli uomini di Misericordia che ogni giorno testimoniano la verità.

Natale è in ogni tempo e ogni giorno, sta a noi guardare il mondo con occhi nuovi senza lasciarci abbagliare dalle luci che in questi giorni ci disorientano e ci allontanano dall’essenziale, il quale notoriamente è invisibile agli occhi. Vorrebbero privarci dello sguardo interiore, ma i testimoni della verità sono “i nostri pastori” ed essi sono tra di noi invisibili e chi sa guardare con gli occhi dello spirito li accoglie e segue il loro cammino. L’inverno dello spirito non avrà l’ultima parola.

Il primo gesto per vincere l’inverno del niente è porre lo sguardo sulla mangiatoia e riconoscere in quella fragilità ogni essere umano e noi stessi. Natale è il giorno della luce e dell’accoglienza che illumina la nostra comune fragilità.


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