Nasce l’Associazione Democrazia e Comunità

Dalle ragioni della crisi sociale e politica di questi anni al rinnovamento del sistema politico italiano
di Emanuele G. - lunedì 10 dicembre 2012 - 2177 letture

Ecco il documento fondativo dell’Associazione Democrazia e Comunità:

Tempi di crisi, dunque, tempi di riflessione sullo sviluppo: è quello a cui rimanda anche ciò che sta avvenendo in questi anni di recessione. Un recente documentario sugli scandali finanziari americani, all’origine della tempesta economica del 2008 ha fatto il giro del mondo grazie ad internet e a youtube. E’ l’esito del brillante lavoro giornalistico di un fisico americano, Charles Ferguson, vincitore dell’Oscar al miglior documentario nel 2011. Non può lasciare indifferenti il fatto che questo documentario inizi raccontando i prodromi della crisi in Europa, nella piccola Islanda: e qui tutto nasce dal saccheggio delle risorse, dallo sfruttamento meramente quantitativo della ricchezza delle risorse naturali. Questo delicato equilibrio tra l’uomo e il contesto territoriale ha avuto, in Italia, uno dei laboratori più importanti nelle aree collinari e montane. Ora l’attualità di questo tema coinvolge anche le città e le metropoli.

Riassumiamo per punti il contesto generale di quello che sta avvenendo:

- Nella lotta globale per la conquista dei mercati di tutto il mondo sono in movimento gruppi di grandi dimensioni, che muovono capitali enormi, e che fanno investimenti pensando a periodi determinati di stabilità dei rapporti di forza in cicli di almeno 20 anni.

- La produzione industriale si sposta alla ricerca dei bassi costi della mano d’opera, per questo non esiste più la divisione fra varie parti del mondo. La competizione riduce i diritti sindacali e chiede a tutti un aumento della produttività, ma la diffusione delle tecnologie ormai è possibile a tutti, e per questo ovunque la produzione e gli investimenti generano ricchezza.

- Non si può più parlare di Terzo Mondo. Anche se rimane la povertà più estrema in vari punti del globo, ma sempre più mischiata con ricchi e nuovi ricchi.

- La produzione di petrolio tende ad essere nelle mani di dittature politiche, come in Venezuela e nel mondo arabo. Ingenti capitali accumulati da gruppi di potere influenzano varie parti del mondo.

- La Cina, la più grande dittatura al mondo, accumula in modo accelerato la concentrazione del capitale nelle mani del governo comunista, e in tal modo influenza con i suoi investimenti diverse situazioni nel mondo.

- Il monopolio dell’innovazione vede guerre su larga scala fra colossi finanziari per la difesa del segreto tecnologico.

- Le banche e i sistemi finanziari inventano continui prodotti di investimento capaci di produrre masse di interessi finanziari, anche se con azioni di esposizione finanziaria , di bolle finanziarie, che gettano nella crisi interi sistemi economici.

Tutte queste turbolenze hanno un effetto devastante sui sistemi democratici. Ovunque la democrazia tende ad essere messa sotto controllo da èlite verticistiche, che fanno politica rispondendo alle ragioni del capitale internazionale.

In ogni paese si pone il problema della democrazia.

In Italia siamo usciti dal periodo berlusconiano, ovvero dalla disponibilità a servire le esigenze di stabilità per gli investitori internazionali. Dunque abbiamo avuto una democrazia limitata dal verticismo delle formazioni partitiche, svuotate dal rapporto con il popolo. Questo ha fatto prevalere le ragioni del potere su quelle della rappresentanza democratica, e siamo giunti al punto, con la delega al governo dei tecnici di Monti, che si deve ricominciare da capo nel costruire la politica nazionale.

Ma non si può pensare di fare politica come prima. Ci sono grandi cambiamenti che si rendono indispensabili.

Alla globalizzazione dei mercati deve corrispondere una sovranità locale che sappia diventare anche sovranità nazionale. Questa sovranità locale deve esprimersi a tutti i livelli possibili, dalla famiglia, al territorio, alla comunità, sino alla nazione. Le realtà locali devono competere con la globalizzazione, mostrando la qualità e la creatività come specifica identità irrinunciabile. Dunque non solo territori che rivendicano un contesto di minoranza che vuole essere rispettata, ma anzi un nuovo modo di essere con tutti, come confederazione dei territori e delle comunità. Molto di più della semplice idea di federalismo.

Alla necessità di stabilità del potere deve corrispondere un consenso democratico ristabilito con le adeguate forme di elezione dei rappresentanti. Deve finire l’era dei partiti politici che generano l’egemonia dei loro progetti di potere, mentre è sempre più necessario costruire una democrazia delle comunità.

Per questo affermiamo che due sono le questioni su cui la partecipazione nella politica, dal basso e gratuita, deve esprimersi:

- la democrazia diretta, ovvero deleghe date sulla base di rapporti trasparenti tra i corpi sociali e le persone che assumono ruoli pubblici nella politica.

- la comunità specifica, rete di famiglie, imprese, associazioni, comunità comunali o di quartiere, via via sino alla comunità ai livelli superiori. L’identità territoriale o associativa diventa il punto fermo della rappresentanza che entra in politica per comporre la complessità degli interessi e delle ragioni.

- La crisi può anche essere un tempo propizio ad una sana riflessione sul significato del nostro agire e del nostro vivere. Certo le difficoltà economiche, l’incertezza per il posto di lavoro, il venir meno dei risparmi, la difficoltà nel pagare le rate dei mutui, portano disagio e domande sul futuro. Purtroppo però, a queste domande legittime, spesso si risponde in modo inappropriato. Ogni giorno siamo spinti a guardare allo stato della borsa, al livello dello spread, al peso crescente del debito pubblico; ogni giorno si esorcizzano le inquietudini con le profezie laiche degli economisti che ci illuminano sui mesi che mancano alla "fine del tunnel". Così la soluzione appare come una risposta meccanica, fuori dalla nostra portata, per la quale si giustificano i sacrifici crescenti che ci sono richiesti. Ci si dimentica che il soggetto, il motore della vita sociale non è oggettivabile, non può essere ridotto a categorie sociologiche o a corporazioni . Il motore è il popolo al lavoro, nelle sue infinite forme di responsabilità e creatività.

- La rivoluzione culturale che ci può traghettare oltre la crisi può avere un unico protagonista e questo non è un collettivo, riduzione idealista del fare insieme, e non è neppure un modello di sviluppo. Questo soggetto ha un unico nome: la persona. De Gasperi, Adenauer, Schumann sono persone con nome e cognome e ad esse dobbiamo quell’ideale europeo che sopravvive oggi con tanta fatica. Il cambiamento della vita sociale e culturale del mondo viene spesso determinato dall’incontro e dal dialogo di poche persone in un luogo e in uno spazio definiti. È dall’uomo, dall’incontro tra gli uomini che nascono le proposte per un mondo diverso, non dai massimi sistemi. E’ un lavoro lungo, che si inizia con una associazione, per questo proponiamo: L’ Associazione Democrazia e Comunità.

Per iniziare la costruzione dal basso della nuova realtà democratica del Paese. L’Associazione dovrà diffondere il giudizio qui sopra riportato. Dovrà indicare le realtà comunitarie che sono adeguate a formare la propria rappresentanza. Dovrà portare nella politica il metodo del delegato che stringe il suo patto di rappresentanza e che lo rispetta rendendo sempre conto di come ha operato e di quello che intende proporre. In tal modo si superano i partiti politici di massa, e si formano i partiti come singole aggregazioni di delegati che si battono per riforme adeguate al loro mandato di rappresentanza. La ricostruzione della politica inizia prima della scelta di un partito, inizia con la ricostruzione del rapporto fra politica e popolo.

I Firmatari del seguente testo diventano i promotori dell’associazioni, alla quale potranno aderire tutti coloro che condividono queste prime proposte di lavoro.

Per maggiori informazioni e adesioni si prega scrivere a Aldo Brandirali al seguente recapito di posta elettronica: aldo.brandirali@tiscali.it.


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Nasce l’Associazione Democrazia e Comunità
17 gennaio 2013, di : Fabio De Petri

Non posso che condividere quanto espresso. Sono molto pessimista però sulla possibilità di cambiare qualcosa. Rimarrò comunque il contatto. cordiali Saluti. Fabio De Petri