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Mutu: il dramma di due fratelli e di un’isola intera

La condanna di due fratelli, di una famiglia e forse di un paese intero nel nuovo spettacolo di Aldo Rapè, che torna a parlare di mafia.
di Serena Maiorana - giovedì 25 febbraio 2010 - 3502 letture

In una casa precaria e sguarnita, ambiente sospeso e claustrofobico, due fratelli si incontrano dopo vent’anni fatti di lontananza e una vita fatta di differenze.

Rosario e Salvuccio, assassino il primo, prete il secondo, stesso sangue ma destini differenti che si biforcano per intersecarsi nuovamente, in un inestricabile nodo di rancore e rimpianti, incomprensione, amore e morte.

Dialogando a fatica e non senza remore, i due protagonisti sembrano volersi svelare più a loro stessi che l’uno a l’altro. Pronunciando parole gettano via, una dopo l’altra, le maschere dell’inganno, del giudizio e della rivendicazione, per restare uno davanti all’altro nudi come ci si sente nudi dentro un confessionale.

Prendendo a pretesto il discorso sociale, comunque sempre importante, della mafia e delle mafie questa storia ci racconta delle mille dissimulazioni del cuore quando l’amore funziona come un “tutto sbagliato”, della lotta e dell’inevitabile resa di due fratelli persi entrambi (anche se per binari opposti) nella profonda ferita di una terra fatta di mafia.

Questo e molto altro è Mutu (di e con Aldo Rapè, regia di Lauro Versari e con Nicola Vero, in scena dal 17 al 21 e dal 24 al 28 febbrai alla Casa d’Arte Stesicorea in piazza Stesicoro 15; e giorno 1 e 2 marzo alla scuola di recitazione di Lucia Sardo in via Plebiscito 23), uno spettacolo sensibile e interessante anche se con qualche pecca, come l’interpretazione di Nicola Vero, che mette in scena un Salvuccio ingessato e poco credibile o la sceneggiatura, che in alcuni passaggi finisce per stemperare la sua tensione tragica in una facile retorica antimafiosa in stile fiction. Nel complesso però Mutu merita comunque un giudizio positivo per suo sincero tentativo, riuscito, di mettere in scena dramma personale e sociale insieme, scegliendo la forma del dialogo in crescendo e mettendo insieme una serie di fortunate scelte registiche (la scena vissuta come una casa e il pubblico lì in mezzo a spiare come un invisibile fantasma, la radio che intona rauca un’opera pucciniana, l’ottima interpretazione di Aldo Rapè, che oltre ad esserne l’autore nella storia interpreta Rosario).

Mutu, di Aldo Rapè, regia di Lauro Versari, con Aldo Rapè e Nicola Vero, in scena dal 17 al 21 e dal 24 al 28 febbraio alla Casa d’Arte Stesicorea in piazza Stesicoro 15; e giorno 1 e 2 marzo alla scuola di recitazione di Lucia Sardo in via Plebiscito 23.

Per info e prevendita http://www.musae.eu


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