Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate | Bancarella |

Musica per organi caldi

Recensione del libro "Musica per organi caldi", di Charles Bukowski.
di Serena Maiorana - giovedì 15 giugno 2006 - 4690 letture

Descrizioni perfette, istantanee. Descrizioni stilizzate, scarnificate, ruvide. Immagini che appaiono vivide davanti agli occhi.

E’ questo soprattutto Bukowski: un fotografo con la penna. Preda delle sue fameliche descrizioni è Los Angeles. Ma non la Los Angeles che siamo abituati a conoscere, stelle strisce e paiettes. Ma i bassi fondi di quella grottesca Los Angeles che è sobborgo malfamato e agonizzante nei suoi stessi escrementi.

In perfetto stile pulp l’America di Bukowski si muove strisciando tra un fendente e l’altro per sopravvivere ,oziosa e pezzente, al motto di “tanfo, sesso e alcol”.

E i suoi raccontini diventano la perfetta e brillante versione speculare del modello “American beauty”. Anche perché il racconto è il modello narrativo che, per le sue caratteristiche, meglio si adatta a raccontare le storie di Bukowski.

E questo libro di racconti ne contiene ben trentasei. Trentasei storie. Trentasei divertenti occasioni per conoscere, in pillole, un eccezionale scrittore e la Sua America.

Un’America refrattaria alla pietà almeno quanto all’ipocrisia, perché “le uniche persone che conoscono la pietà sono quelle che ne hanno bisogno”. Un’america di scarto che vive a vuoto appiccicata a se stessa. Un’america da antidoto in qust’epoca in cui si torna pericolosamente ad applicare la censura condita e camuffata con un po’ di disgustoso, ipnotico buonismo.

“Musica per organi caldi”, di Charles Bukowski, edito da “Universale Economica Feltrinelli”.


Rispondere all'articolo - Ci sono 1 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Musica per organi caldi
17 aprile 2007, di : chameloot

I 36 racconti sono un’intera descrizione di una vita all’eccesso del piu’affascinante ma contrastante mondo da cui si è attratti per una perdizione che si evita solo per una paura di restarci troppo coinvolti e non averne forse piu’ scampo.