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Muoversi con lentezza

Comprendere il globale attraverso il particolare, muovendosi con lentezza. Lungo la ciclovia tra Salisburgo e Grado si nota un’Austria diversa per chi l’ha visitata anni fa...

di Silvia Zambrini - mercoledì 10 settembre 2025 - 473 letture

Spostarsi con lentezza permette di osservare degli aspetti dell’ambiente e della gente che altrimenti non si colgono. L’Europa è una realtà complessa di Stati vicini ma profondamente differenti. Lungo la ciclovia tra Salisburgo e Grado si nota un’Austria diversa per chi l’ha visitata anni fa quando era il Paese a misura di montanaro con la sua picozza, di anziano col suo bastone. Con tanti parchi, aree verdi curate, attrezzate. Ora, sotto il cielo assolato di agosto, il territorio appare più arido, con poche aree ombreggiate, come un appartamento pulito ma privo di mobilio quasi ad evitare che a qualcuno possa venir voglia di fermarsi per un po’.

E questo avviene in un Paese dove l’ospitalità è parte di un senso civico innato così come il rispetto per la cosa pubblica, per le regole stradali. Un Paese da sempre aperto a turisti, studenti, frequentatori termali; a lavoratori che inizialmente, venendo per lo più dall’est Europa, si confondevano con la popolazione locale. Poi l’aumento di arabi e africani ha creato sensazioni di incompatibilità crescente con un paesaggio di conifere e chalet così come spesso è stato esplicitato dagli esponenti dei partiti più conservatori. Gli arredi volutamente scomodi sarebbero rivolti solo a certe categorie ma inevitabilmente colpiscono tutti. Pertanto nelle cittadine persone non più giovani in costume tirolese si appoggiano ai muri, condividono le rare panchine scusandosi con chi già è seduto mentre estraggono la propria bottiglia da una borsa perché non ci sono più tante fontane. Eppure gli austriaci sono rimasti gli stessi, un po’ rigidi ma sempre disponibili a dare un’informazione, ad aiutare spontaneamente cicloturisti e camminatori di ogni razza e religione perché questo nuovo modo di viaggiare attira sportivi e pellegrini di ogni provenienza.

Pedalando verso il confine a un certo punto si arriva a Tarvisio dove si respira aria di villeggiatura italiana tipica, senza più le Gasthaus che sanno di birra e i loro ospiti allegroni. Con invece le pizzerie, i pub, le musiche assordanti anche all’aperto. E si avverte inoltre una certa intolleranza verso un turismo cui ancora non si è abituati: con l’insofferenza degli automobilisti costretti a rallentare all’imbocco della ciclabile che scende verso l’Adriatico sul percorso della vecchia ferrovia. Qui, più che l’arabo è il ciclista colui che rovina lo scenario.

Evidentemente non si considera che i cammini religiosi, tematici (così come attualmente per il turismo no oil) pur nascendo come viaggio povero creano un indotto di turismo parallelo molto meno povero a vantaggio della comunità locale. Che dove la popolazione invecchia l’inserimento di persone in età da forza lavoro rimane un input economico, sociale, superiore a sentimenti di ostilità basati su aspetti esteriori (peraltro superati da tempo in molte realtà dell’Occidente).

E così, chilometro dopo chilometro, usufruendo di servizi e strutture, respirando l’ambiente e osservando la gente, emerge una realtà curiosa di Stati che, per certi aspetti, si uniformano, per altri si irrigidiscono ognuno nelle proprie identità e tradizioni. In un’Europa in cui pregiudizio e ancoraggio alla consuetudine locale ancora pesano su un progetto di Unico Stato.


Questo articolo è stato diffuso anche da Fana.one.



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