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Mostra Franco Battiato. Un’altra vita

Al Maxxi di Roma fino al 26 aprile, una mostra dedicata all’artista catanese, scomparso il 18 maggio 2021

di Piero Buscemi - mercoledì 11 marzo 2026 - 1038 letture

Potremmo iniziare con una polemica, tanto per stare sulla stessa linea d’onda del protagonista di questa mostra. In direzione ostinata e contraria, se volessimo citare un altro grande della rivoluzione intellettuale nostrana. In definitiva, Franco Battiato, vissuto nello stesso periodo di De André, non si è mai piegato alle rigide regole di mercato e a quella moda consumista o, come più corretto definirla, commerciale.

Tornando alla polemica, la prima impressione "stonata" della mostra allestita al Maxxi di Roma, è stata la sensazione immediata di un’assenza. Girando per le sale espositive, il quadro si è fatto sempre più chiaro e, grazie anche ad una tela esposta che ritraeva questa "assenza", siamo riusciti a dare un volto a questa latitanza espositiva: Manlio Sgalambro.

Cosa abbia rappresentato Sgalambro nella carriera artistica di Battiato, già a partire da quel lontano 1993, non basterebbe "un’altra vita" per descriverlo. Tra testi delle canzoni più famose dell’artista, collaborazioni nelle sceneggiature e le ispirazioni più incisive di tutta la produzione creativa.

Esplorando tra le sale, in effetti la figura di Sgalambro doveva essere messa più in risalto e, a dirla tutta, la presenza di una tela di Battiato che lo ritrae, è davvero poca cosa. Quasi un gesto di superficialità.

Tornando alla mostra, il percorso narrativo scelto da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato, offre allo spettatore i momenti salienti della carriera e della vita dell’artista. In una parete espositiva, una sorta di webcam puntata sull’orizzonte marino, visto da Villa Grazia a Milo, sulle colline etnee dove Battiato amava rifugiarsi (poco distante è presente anche la villa di Lucio Dalla, un binomio artistico-ludico che rimpiangiamo), ci collega al Monte Tabor leopardiano, ricollegandoci con un passato poetico, proiettati verso un Infinito artistico che questa mostra ha voluto mettere in risalto.

Copertine di dischi, imperdibili i 45 giri, le foto delle sue apparizioni stravaganti, sempre alla ricerca di una manifestazione artistica, appunto controcorrente, gli oggetti presi a prestito dalle sue case, i video delle sue apparizioni televisive e le tele. Un insieme di stimoli emotivi che ci riportano a quei sentimenti di riflessione che l’artista di Ionia (paese natio di Battiato, oggi Giarre-Riposto) ha saputo donarci in quasi 50 anni di carriera.

Rincontrarlo nelle sale espositive del Maxxi ha riacceso la nostalgia per quelle parole e quelle sonorità ricercate che ci hanno accompagnato nell’adolescenza, fino a condurci all’età adulta, sviluppando la consapevolezza del vivere sotto ogni aspetto, che sia mistico, spirituale, terreno.

La produzione artistica di Battiato si è presa "cura" della nostra introspezione più intima, conducendoci in un viaggio onirico e mettendoci a contatto con mondi, troppo spesso legati a motivi consumistici, ma che restituiscono l’essenza vera dell’appartenenza all’umanità, come non saremmo mai riusciti a percepire, senza la sua musica.

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