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Morire a vent’anni

Stefania Ardì, poco più di vent’anni. Andrea Tringali, poco più di trenta. Protagonisti in un solo giorno di una tragedia.

di Piero Buscemi - giovedì 7 maggio 2015 - 4006 letture

Quando si ascoltano notizie che parlano di una ragazza di venti anni, o poco più, si pensa all’esclusiva di un’anteprima su un imminente compleanno, che un social network rivendica nella vita privata di ogni essere umano di questa società virtuale. O si potrebbe pensare ad una giovane donna diventata sposa, o magari madre. Una bambina costretta a vivere una vita, che solo da poco le è stata presentata. Per stare ai tempi. Veloci. Brucianti. Con sempre più rari momenti per voltarsi indietro. Esistenze accelerate in costante competizione verso un traguardo che non sappiamo più riconoscere.

E allora si rimane sfregiati, se quella bambina di venti anni è solo un’ennesima protagonista di un altro caso di amore rubato. Uno di quei tanti casi che sono entrati nel nostro quotidiano. Così invasivo da renderci assuefatti a una forma di violenza, pronta a essere accantonata in attesa di una notizia più fresca.

Si, perché l’omicidio di Stefania Ardì, la bambina di venti anni uccisa probabilmente da un colpo di pistola, oggi pomeriggio nelle campagne sopra Roccalumera, un paesino della provincia jonica messinese, spacciato per amore irrinunciabile, passerà alle cronache accompagnato da un altro infanticidio ad opera di un padre o a un illogico suicidio dentro un trafiletto di cronaca sfogliato velocemente. Le indagini dei prossimi giorni ci daranno i dettagli, che sapremo trasformare in dicerie di piazza, entro i confini di una cronaca di paese.

Ma Stefania, emblematico nome che ci richiama quello di Stefania Noce, altra vittima di una distrazione di massa, era uno sguardo cresciuto troppo in fretta. Tra i sogni accatastati nei libri universitari e una folle storia d’amore con un ragazzo ultratrentenne, non troppo adulto per rappresentare una guida a una voglia di crescere, da consumare troppo in un folle gesto per assumersi un ruolo da protagonista.

Andrea, secondo le prime ricostruzioni dell’accaduto, ha stracciato la vita di Stefania e la propria, rivolgendosi la pistola dopo essersi vestito da onnipotente, in un destino accomunato da uno stupido diritto di scrivere un’altra pagina di giornale, che avremmo non voluto leggere.

Non ci soffermiamo neanche sui motivi, i moventi, la dinamica, forse neanche sulle colpe. Non ce la sentiamo, schiacciati di fronte ad un altro processo della storia di questi tempi emancipati, che scorrono tra una tastiera di computer e un sorriso assordante che, purtroppo, dimenticheremo presto.

Ci rimane soltanto il tempo di riflettere e rivolgere il pensiero a una madre, che come tante altre, non finirà mai di conoscere i propri figli. Usciti di casa per non tornare più. Il resto è solo un fottuto inchiostro virtuale a macchiare le nostre coscienze.


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