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Mongol

Un film di Sergej Bodrov. Con Tadanobu Asano, Khulan Chuluun, Honglei Sun, Ba Sen e Odnyam Odsuren.

di Antonio Cavallaro - lunedì 19 maggio 2008 - 5341 letture

Mongolia ultimi anni del XII secolo, in viaggio con il padre – Khan del proprio villaggio - per concordare un matrimonio che metterà fine alla guerra con la fazione rivale, il giovane Temujin – bambino di soli nove anni – sceglie invece come sua futura sposa Borte, una bambina incontrata durante il viaggio; la scelta fatta cambierà per sempre la sua vita. Dopo la morte del padre, Temujin sarà costretto a fuggire, braccato dagli uomini della sua stessa fazione che lo hanno usurpato del suo ruolo di Khan. La fuga durerà anni, ma Temujin non dimenticherà la promessa d’amore scambiata con Borte, e gli eventi a cui andrà incontro getteranno le basi che lo renderanno il sovrano che riunirà tutte le tribù mongole sotto il suo dominio e le sue leggi: il futuro Genghis Khan.

“Mongol” è un kolossal epico di produzione russo-tedesca che porta al cinema la leggendaria e controversa figura di Genghis Khan, il sovrano che oltre a riunire sotto un unico dominio la natia Mongolia, realizzò nel XIII secolo uno dei più vasti imperi conosciuti nella storia. La figura di Genghis Khan è stata circondata nel corso dei secoli da una fama che ne ha enfatizzato il carattere spietato e cruento delle sue conquiste e del mantenimento dei suoi domini, aspetti che però non vengono presi in considerazione in “Mongol”, dove il regista russo premio oscar Bodrov, opta per una scelta che pone l’attenzione più sugli aspetti privati che riguardarono l’uomo Temujin, prima che divenisse il grande Khan mongolo.

Fra storia e leggenda, Bodrov si concentra sul legame d’amore tra Temujin e Borte e ripercorrendo le vicissitudini a cui andarono incontro i due sposi, cerca di scovare quei tratti che determinarono la risolutezza del futuro sovrano. Punti di forza di “Mongol” sono la bellezza di molte scene, che trovano una involontaria complicità nelle maestosità delle terre mongole – quasi sempre presenti sullo sfondo - ; un altro merito è l’uso misurato delle scene d’azione e l’impiego degli effetti speciali, che avvalendosi di una luce naturale, concorrono a regalare alle sequenze delle battaglie un impressionante effetto realistico.


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Mongol
6 luglio 2008

Ricordo il cinismo di miei compagni di classe alle elementari quando dinanzi a persone affette da sindrome di down li chiamavano con disprezzo ’mongoli’ (il tono della voce giocava una parte decisiva).

Non so perchè racconto questo fatto, forse perchè il continuo scagliarsi contro qualcosa e qualcuno da questo sito ha spesso il tono dell’invettiva.

Il titolo Mongol mi suscitava dunque il ricordo di quella odiosa invettiva.

Per una volta però il famoso ’mongolino d’oro’ potremmo assegnarlo veramente ad un film sui mongoli e sul più mongolo di tutti i mongoli: il feroce Gengis Khan.