Modena chiama Taranto
A Taranto l’omicidio di Bakari Sako, a Modena El Koudri ha lanciato l’auto sulla folla. In questi giorni si discute vivamente sui due casi e ci si schiera...
A Taranto l’omicidio di Bakari Sako, a Modena El Koudri ha lanciato l’auto sulla folla. In questi giorni si discute vivamente sui casi e ci si schiera dalla parte delle vittime. Schierarsi con le vittime è un atto di civiltà e di umanità eppure non può bastare. Assistere passivamente dinanzi a dichiarazioni politiche che cercano di utilizzare tali tragedie per fini elettorali non può che scandalizzare ed è la spia della “verità del nostro tempo”.
Non ci si deve solo schierare, ma abbiamo il dovere di capire e di fare ipotesi logicamente sostenibili sulle motivazioni profonde della violenza che dilaga inesorabile intorno a noi. La molteplice e multiforme violenza in cui annaspiamo e di cui ci rendiamo conto solo nelle sue manifestazioni estreme e tragiche sembra quasi un fenomeno naturale, la violenza accade, e non si cercano le cause strutturali; l’altra interpretazione è di ordine manichea, ci sono i malvagi in lotta contro i buoni, insomma il bene e il male si confrontano nelle nostre città, e non ci si può che schierare con l’uno o con l’altro.
In entrambi i casi la soluzione è semplice, ovvero la via repressiva, anzi non ce n’è mai abbastanza, per cui si richiede dosi sempre più massicce di repressione e di controllo militare del territorio. Tale logica in atto ormai da decenni non ha portato nessun effetto positivo sostanziale.
Nel tempo del pensiero unico e semplicistico dovremmo riaprire “la catena dei perché” al fine di cercare risposte reali e razionali sulle cause profonde della violenza senza la cui definizione saremo costretti, in futuro, a conteggiare vittime e a descrivere funeste dinamiche.
Nel caso di Taranto e di Modena si può ipotizzare che vi sia un filo rosso che lega i due episodi, ovvero con lo smantellamento dello stato sociale e con l’abbandono dei popoli e dei ceti subalterni allo sfruttamento senza prospettive e al ridimensionamento qualitativo e quantitativo dei servizi sociali a favore della privatizzazione dei servizi la rabbia sociale s’impenna pericolosamente. Nel caso di Taranto adolescenti in uno stato di abbandono formativo e senza punti di riferimento, come in ogni parte d’Italia, non possono che veicolare violenza, in quanto anche a loro molto è stato tolto. Un giovane ha bisogno di cure, di limiti e di formazione per imparare a discernere il bene e dal male e per imparare l’autocontrollo.
Le famiglie nella società a mercato integrale sono giustapposizione fluida e instabile di individui, mentre la scuola è inchiodata ai processi di aziendalizzazione. La solitudine avanza rabbiosa. Gli adolescenti sono nutriti con il narcisismo competitivo e con il culto della forza. Il nichilismo della forza avvolge la società tutta, la sostiene e imprime in essa il suo marchio diabolico (divisorio).
Nel caso di Modena il colpevole della tentata strage, la quale ha avuto effetti terribili è soggetto con storia psichiatrica. Anche in questo caso chiediamoci se i servizi d’igiene mentale funzionano. Normalmente chi soffre di depressione deve rivolgersi ai privati, nel caso abbia denaro sufficiente, chi invece è consegnato ai servizi pubblici ha molto da tribolare.
Lo smantellamento dello stato sociale e il cambio dei paradigmi valoriali hanno disegnato una realtà sociale segnata da competizione, solitudine, rabbia e compressa disperazione, in un clima di questo genere ogni incidente relazionale anche il più insignificante può condurre a conseguenze non calcolabili e non prevedibili.
“La società dell’avere ad ogni costo non è un destino”, solo se rimettiamo al centro l’essere, ovvero la cura dell’altro e la giustizia sociale potremo davvero congedarci dalla violenza divenuta sistemica.
Nessuna società della sorveglianza e del controllo potrà liberarci dall’ansia della violenza. Il primo passo è riportare lo stato sociale stabilito nella nostra Costituzione al centro dell’azione e della progettualità politica., può sembrare utopico, ma non abbiamo alternative.
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