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"Miss Marple al Bertram Hotel" e "La parola alla difesa"

Miss Marple e Poirot: due gialli di Agatha Christie e un consiglio di Franco Lucentini
di Pina La Villa - venerdì 12 agosto 2005 - 5274 letture

Miss Marple al Bertram Hotel(1965)

Dice Julian Symons nella prefazione a “La parola alla difesa” (altro giallo di Agatha Christie), che Agata odiava Hercule Poirot e amava Miss Marple. Ecco perché forse Poirot è più “comico” (la distanza bergsoniana) di Miss Marple. Ma, a parte questa notazione, tutta da chiarire,la cosa interessante è che con Miss Marple protagonista le indagini acquistano un’altra dimensione, un’altra “filosofia”, se così possiamo dire.

Poirot è il genio riconosciuto, l’incaricato ufficiale delle indagini, Miss Marple è una sorta di fiancheggiatrice (e si vede soprattutto in questo “Miss Marple al Bertram Hotel”). L’indagine si svolge quindi necessariamente in maniera più collettiva, più “democratica”, mi sembra,almeno in questo romanzo.

La prima parte descrive, con un andamento lento, da ingresso sulla scena teatrale, i personaggi - quelli che avranno un rilievo nella storia e gli altri - attraverso il loro arrivo al Bertram Hotel, un albergo di Londra che ha cercato di ricreare l’atmosfera d’altri tempi e ospita quindi gente anziana, dame decadute, colonnelli in pensione, canonici. Miss Marple accetta l’aiuto e il consiglio della nipote di stare qualche giorno all’hotel perché c’era andata quando era molto giovane e stare lì l’aiuta a rievocare il passato (come fa una delle ospiti, che scambia sempre qualche ospite per suo amico). Ma ciò non offusca la sua attenzione per i dettagli, per gli altri e soprattutto il suo profondo realismo, la sua disillusione e comprende subito che lì al Bertram tutto è troppo perfetto per essere vero.

Nel frattempo conosciamo papà Davy, un ispettore di polizia che sta indagando su una serie di furti e rapine apparentemente senza legame, ma che per lui stanno cominciando ad avere un denominatore comune: c’è sempre, nei pressi del luogo del crimine, un personaggio insospettabile che lascia tracce; tracce sulle quali gli investigatori subito si buttano, per scoprire poi che il tizio in questione ha un alibi e che si tratta di semplici somiglianze. Tutto, poi, sembra far capo al Bertram Hotel.

E’ un piano perfetto, scombinato dalla smemoratezza di un canonico e dalla curiosità di Miss Marple, che sa che i tempi cambiano e che cercare di farli rivivere è una falsità.

“Nel cuore di West End vi sono molte stradine tranquille e silenziose che quasi nessuno conosce, tranne i tassisti che le attraversano con grande abilità per sbucare trionfalmente nel bel mezzo di Park Lane, Berkeley Square o South Audley Street. Se, arrivando dal parco, svoltate giù per una stradina senza pretese e girate prima a sinistra e poi a destra una o due volte vi ritroverete in una via silenziosa con l’Hotel Bertram alla vostra destra ”.

Questo è l’inizio di "Miss Marple al Bertram Hotel".

In pratica una conferma di quanto sostiene Franco Lucentini (in un breve scritto dal titolo “Una sola parola: murder!”, ora raccolto in : Fruttero & Lucentini, I ferri del mestiere. Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, Einaudi tascabili, 2003): per imparare l’inglese basta leggere i libri di Agatha Crhistie “perché questa scrittrice senza eguali parte sempre da situazioni semplicissime, della vita di tutti i giorni, quali per l’appunto: “Il temperino è sul tavolo. La zia è in giardino. Il suo cappello di paglia è nell’armadio”. Poi subentrano enigmatiche complicazioni, ma il linguaggio resta chiaro, fattuale, preciso. “La zia e il temperino sono nell’armadio”, veniamo per esempio a sapere più avanti. O magari abbiamo capito male? Forse siamo vittime di un qualche tranello dell’inglese? No, nessun tranello. La zia si trova effettivamente nell’armadio e col temperino (del robusto tipo svizzero, con lama affilatissima) fermamente piantato tra le costole”.

"La parola alla difesa" è un giallo del 1939. Elinor Carlisle è imputata per l’omicidio di Mary Gerrard, assassinata con morfina ingerita attraverso le tartine offertele da Elinor. Per capire quanto è avvenuto torniamo indietro. Elinor Carlisle riceve una lettera anonima: l’avvertono che sua zia, malata, da cui Elinor e il fidanzato aspettano una consistente eredità, ha preso troppo in simpatia un’altra persona e quindi rischiano che l’eredità sfumi. I due si recano dalla zia. La persona in questione è Mary Gerrard, una ragazza bella e dolce, figlia del portinaio, che però la zia ha aiutato a studiare e a formarsi come una gran dama e alla quale è molto affezionata. Il fidanzato di Elinor se ne innamora e Elinor lo capisce. Ma la rottura del fidanzamento avviene quando la zia ha una nuova crisi e i due si recano nuovamente da lei.La zia muore. E l’infermiera Hopkins (l’assassina) dice che non trova una fiala di morfina che teneva nella sua borsa. Il dottor Lord è stupito, ma non dice nulla, per la morte repentina della zia, la quale, fra l’altro, muore senza fare testamento ma raccomandando a Elinor - erede universale perché parente più prossima, a differenza del fidanzato, nipote del marito della zia - di pensare a Mary. Qualche tempo dopo Elinor vende la villa e torna lì per sistemare le cose. Anche Mary è li perché è morto suo padre. Elinor invita Mary e la Hopkins a mangiare le tartine con lei. Mary muore. Fine prima parte. Il dottor Lord, innamorato di Elinor, va da Poirot, chidendogli di trovare qualcosa che scagioni Elinor. Poirot intervista tutti i protagonisti (è lo stesso schema di un altro giallo di Agatha, ”Il ritratto di Elsa Greer”) , tutti mentono ma anche le bugie sono significative.


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