Mirabilia e visibila

Mi sono goduta quei tempi e ho fatto godere, non ho fatto male a nessuno, ero giovane e bellona, anche adesso che sono tardona c’è chi ancora mi se vole ingroppare...

di Deborah A. Simoncini - lunedì 26 giugno 2023 - 951 letture

O ministro dice che sono “senza vergogna”: ha ragione, ma da che pulpito viene la predica! A me che sono dona di vitta piace la bella vita, e mangiare e bere, c’ho i vizi: vado a ballare al dancing “Vele delle Rose” e a giocare in compagnia al casinò “Paradiso”. Per stare bene ce devo avere l’omo, meglio l’omini, non posso stare senza. Più sono e meglio mi sento, è la mia natura focosa, ho il purosangue della montanara”.

Inspirò a fondo e drizzò la schiena: “Mi sono ripassata il reggimento cavalleggeri del Monferrato, quando mi facevo chiamare Aida, Lingua di velluto. Il collo non deve mai oscillare nella fallazio, ma solo piegarsi leggermente vibrando il gargarozzo. Sono specializzata in arte leonina e laureata in meretricio, patentata con libretto di lavoro. Da mondana nostrana ho fatto tariffe agevolate per i giovani di primo pelo: “Fotti, figghiu … fotti” e certe volte, in via dell’Inferno, a Ostia, con la scusa di fare le benedizioni, arrivava il reverendo Occhiopio, quando mi vide se ne uscì: “Oh, l’è una vacca che la pare un fiore”. Mi sono goduta quei tempi e ho fatto godere, non ho fatto male a nessuno, ero giovane e bellona, anche adesso che sono tardona c’è chi ancora mi se vole ingroppare.

La donna, lo sguardo smarrito, si mise a guardare nel vuoto e prese a sorridere nervosamente. Sono perfettamente in linea, ho studiato anche se dei numeri ho una rudimentale padronanza, si confà ai miei bisogni e mi serve per quantificare. Sono altri a manifestare capacità numeriche lacunose. Intuisco per caso, senza ricorrere a una metrica precisa. Non a caso mi chiavano, (lapsus) mi chiamano “donna approssimativa”.

Vi siete mai chiesti quanti granelli formano un mucchio di sabbia? Invitata a recitare la tabellina del due, non fu in grado di contare alla rovescia a partire da nove. Novantanove granelli sono sufficienti per formare un mucchio? Ho lavorato in un supermercato dove mi facevo dodici ore alla cassa. Ho visto cose qui dentro che non mi fido più di nessuno. E’ tutto un regolamento di conti. Ormai ci sono abituata. Due commessi l’afferrarono per le braccia e cercarono di allontanarla. La donna cominciò a dibattersi, ma intervenne un Vigile del Fuoco che la trascinò via senza tanti complimenti. “Povera idiota” commentò il primo ministro con la blusa, sempre più compiaciuta di sé. Un uccello vecchio e macilento, emise un penoso gracidio quando lei gli offrì una manciata di fagioli. Sulla strada si adunò una fitta folla e la gente si accalcava a finestre e balconi prospicienti.

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Kupčicha za čaem - La moglie del mercante con il tè, di Boris Michajlovič Kustodiev, 1818

“Vi aspetto nel ristorante di fronte, si sedette accanto alla finestra e ordinò un caffè e una bottiglia di bourbon”. Fece schioccare i bottoni della sua giacchetta, infilò la mano destra nella tasca interna e tirò fuori un foglio di carta piegato in due. Leggi qui e dimmi cosa ne pensi. Rise più forte di tutti, mise la firma e l’affare fu deciso. Sono arrivata a una decisione e questo è il mio risultato. Dalla strada si levò un coro di grida. Sono molto capace di affrontare l’ambiguità, specie se riguarda le dimensioni, non le mie dimissioni. Il limite non ha un valore convenuto. Quale reato ho commesso che merita una pena detentiva?

Con la stima riesco ad arrivare al punto più rapidamente del calcolo del valore esatto e in modo altrettanto affidabile. Da avara cognitiva uso scorciatoie per risolvere problemi. Calcoli e stime caratterizzano la mia vita quotidiana. Baso la capacità di far di conto sulla stima che è il trampolino di lancio verso la competenza numerica. Ho i movimenti precisi di un lustrascarpe e l’occhio di un orologiaio. Ho imparato a camminare da moscovita, velocissimo, così veloce da far girare la testa e senza guardare in faccia a nessuno. Come risultato: male alle gambe e polpacci ingrossati. Volete che per i prossimi quarantacinque anni pascoli le capre? Scosse la testa con orrore e si ritirò in sé cupa e per un po’ imbronciata con tutti. L’aria era viziata e stagnante. “Avremmo fatto meglio a portare le maschere”. La folla cominciò a strepitare, straripò innanzi e travolse lo sbarramento. Rimase un cumulo di macerie e di travi contorte.

Placati gli schiamazzi tutti rimasero in attesa. Il sonno ha effetti cattivi sull’intelligenza. Chi dorme s’intorpidisce, non sa parlare e non sa pensare. Chi è tardo d’ingegno lo chiamiamo “addormentato”. Il mondo ha carattere caotico e spesso, senza le necessarie informazioni per ottenere soluzioni esatte dei problemi, dobbiamo creare modelli matematici che approssimano il mondo fisico. Attenta e discreta so rendermi allo stesso tempo invisibile e disponibile nell’ascoltare i bisogni delle persone, per questo ho deciso di darmi alla Legione straniera e iniziare una nuova vita e cancellare la vecchia.

La caccia è indispensabile per raggiungere l’eccellenza sul campo di battaglia, ma anche per apprendere a parlare e agire correttamente. E’ sorta di “scuola di guerra” che educa a sopportare la fatica, esercita il coraggio e la perseveranza, necessari a inseguire sia la preda che il nemico in fuga.

Un’attività ambigua condotta in arie marginali, ai confini tra lecito e illecito, tra natura e cultura. Uno spazio tipicamente maschile. Si serve per lo più di armi non convenzionali, come la rete. La vita di Odisseo è marcata da episodi di caccia che ne segnano la crescita e ne forgiano il carattere. La caccia è momento associativo: attività produttiva per la sopravvivenza del gruppo. Preferisco pensiate sia un mostro, piuttosto che svelarvi la mia vera faccia. Per millenni andare a piedi è stata la condizione normale, quotidiana, per la maggioranza delle persone. Nel partire che ha sempre qualcosa di liberatorio mi lascio tanti anni dietro e marcio verso una vita maestosa. Seduta in un tavolo grande e basso si fece portare una limonata calda con radice di curcuma grattugiata e si mise a rollare una canna. Vuoi fumare con noi?

Spesso si capisce cosa si è avuto solo quando lo si è perso. Soffiava un vento caldo da ponente e nel bar calò il silenzio. Il mastro macellaio, alto e spigoloso, i capelli grigio cenere, con una grande cicatrice sulla fronte che gli divideva il naso a metà, chino sul suo ceppo, gesticolava in silenzio, con un pezzo di carne e un coltello in mano. Se quando mangi stai in silenzio senti meglio il sapore.


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