Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Guerre Globali |

Milano: discorsi quotidiani sulla guerra

Presso l’Ospedale Humanitas di Milano, tenendo compagnia a una persona da poco operata, ascolto il commento di un paramedico mentre scorrono i titoli di cronaca...

di Silvia Zambrini - domenica 29 giugno 2025 - 908 letture

La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra. [...] Solo dei cervelli poco sviluppati, nel terzo millennio, possono pensare alla guerra come uno strumento accettabile per la risoluzione dei conflitti (Gino Strada)


Presso l’Ospedale Humanitas di Milano, tenendo compagnia a una persona da poco operata, ascolto il commento di un paramedico mentre scorrono i titoli di cronaca il 23 giugno scorso su Rainews: "Ma guarda se con tutti i problemi che già ci sono bisogna pensare a fare la guerra". Per lei, giovane donna che lavora con professionalità, la guerra è già nei pronto soccorso, nelle sale operatorie, nelle corsie dove le conseguenze dei tagli alla spesa pubblica si fanno sentire. E un po’ viene da chiedersi quale effetto possa avere sull’opinione pubblica sentir parlare di interventi bellici preventivi, difensivi, di cambio regime.

A parte la coscienza ormai diffusa che le guerre costano in termini di vite umane e di soldi che non si sa dove vanno a finire, la gente, in un Paese come l’Italia, dove patriottismo e nazionalismo sono ormai argomenti per vegliardi, non gode di particolari interessi interventisti e di sostegno ad eserciti che, a livello nazionale, nemmeno esistono. Può anche darsi che ottant’anni di pace abbiano abituato gli italiani a non farsi troppe domande ma è anche vero che quasi nessuno in questo momento teme un’invasione russa o iraniana. Che gli ultimi conflitti hanno creato morti, spese militari scellerate senza esito di conclusione alcuna e i regimi teocratici, lì dove si è intervenuti, anziché dissolversi si sono rafforzati. Intanto si parla di accordi, negoziati, si assiste agli abbracci tra capi di Stato così come alle scene di morte e di disperazione.

Si ascoltano opinioni di ogni corrente e frasi persuasive nel ricordare che anche i partigiani combattevano per la libertà; senza considerare che i tempi erano altri e si trattava di una guerra civile, razziale. Che la maggior parte della popolazione era analfabeta, ignara di cosa veramente stava succedendo. Che mancavano i mezzi di comunicazione e una intelligence in grado di prevenire aggressioni efferate come attualmente.

In questo scenario di guerra e di pace, di discorsi accorati, talvolta imbarazzanti, l’unica certezza è che l’accordo non arriva e i bombardamenti non si interrompono se non per brevi parentesi. Che una vera intenzione di pace non c’è e comunque, per chi decide, non è quella la priorità. Che le bombe nel mucchio colpiscono uomini e donne che cercano di sopravvivere, bambini già martoriati dalla fame e dalla sete. Ed è comprensibile che, per chi ha a che fare con la sofferenze di ogni giorno nei reparti ospedalieri, nelle carceri, nelle mense per i senzatetto, sentir parlare di guerre razionali, intelligenti, precauzionali, riparatorie di regimi dispotici, appaia pressoché ridicolo: non si tratta di superficialità, distanza, piuttosto di cruda consapevolezza o, per cause meno nobili, di incompatibilità con le difficoltà quotidiane di un Occidente dove i problemi non mancano e riarmo significa aumento di tasse ad imprese che già fanno fatica, minore sicurezza per chi ritiene che il nemico sia già in casa, carovita che grava sulle famiglie. Di fatto le guerre disturbano, costano, complicano la vita: una realtà che i signori della guerra forse sottovalutano quando parlano di riorganizzazione dell’economia di un Paese in risposta al conflitto bellico. Di conquista di libertà e diritti umani attraverso un intervento militare in questo caso “giusto”: imbonimenti da parte di cervelli a loro modo sviluppati ma di animi profondamente in malafede.


Questo articolo è stato diffuso anche da Fana.one.



- Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -