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Milano capitale europea di cultura e musica dal vivo: un’utopia o un programma?

Quali prospettive per una Milano trainante dal punto di vista musicale ed esemplare per l’ambiente acustico? Alcuni candidati per le elezioni amministrative si esprimono in proposito

di Silvia Zambrini - venerdì 17 settembre 2021 - 1028 letture

Quali prospettive per una Milano trainante dal punto di vista musicale ed esemplare per l’ambiente acustico? Alcuni candidati per le elezioni amministrative si esprimono in proposito partendo dal disagio che può procurare la diffusione di musica e programmi radio dentro Bar, luoghi di lavoro ecc.

Bolchini_ Secondo Margherita Bolchini, architetto, urbanista, candidata col gruppo di «Azione», confluito nella lista «Riformisti lavoriamo per Milano» a sostegno del Sindaco uscente Giuseppe Sala, la sensibilità all’ascolto involontario di musica e programmi radio è soggettiva ma i pubblici luoghi dovrebbero esserne salvaguardati”.

Claudio Bellavitis, musicista jazz, candidato con «Fratelli d’Italia» a sostegno di Luca Bernardo Sindaco, si sofferma sui contenuti musicali e intensità del suono. “Personalmente non mi infastidisce il sottofondo musicale quando a volume basso. Se la programmazione fosse più colta, privilegiando la musica classica e jazz, risulterebbe più gradevole. Invece oggi siamo bombardati da programmazioni di playlist commerciali imposte da case discografiche (al 90% estere) che guadagnano dall’esclusivo passaggio delle loro canzoni senza concedere spazio a programmazioni alternative nostrane con artisti emergenti”.

Veronesi_ Per Alberto Veronesi, direttore d’orchestra, candidato col partito di «Italia Viva» confluito nella lista «Riformisti lavoriamo per Milano» a sostegno del Sindaco uscente Giuseppe Sala “La musica, la poesia, la parola, il testo, richiedono silenzio così come tutte le arti performative e l’idea stessa di approfondimento, di riflessione, studio. Insegnare o dirigere un concerto, così come fare le prove, richiede un ambiente insonorizzato. Grazie a un continuo sforzo riesco ad astrarmi dalla musica circostante e sono più tollerante ma a livello ambientale il problema rimane: si pensi solo a Banca Intesa la cui radio si sente negli spazi bancomat. In spazi privati naturalmente ognuno fa quello che crede ma in quelli pubblici o para pubblici sarebbe opportuna una cultura del silenzio come consuetudine, attraverso apposite ordinanze che sanzionano il suono che disturba”.

Riccitelli_ Secondo Pierluigi Riccitelli, tecnico acustico dell’ARPA (Agenzia regionale per l’ambiente), candidato con «Movimento 5 stelle» a sostegno di Layla Pavone Sindaco, il livello di sopportazione del rumore spesso coinvolge sensibilità soggettive, di sicuro il suono diffuso nei pubblici luoghi disturba quando supera largamente il rumore di fondo sia in potenza che in frequenza.

Giovanni Esposito, attualmente Assessore all’Ambiente, Mobilità e Commercio presso il Municipio 5, candidato col partito di «Forza Italia» a sostegno di Luca Bernardo Sindaco, si sente disturbato dall’ascolto involontario di colonne sonore solo dopo le 2 di notte.

Spostando la riflessione su Milano immaginata come un modello di vita culturale, musicale, non solo di programmazione artistica bensì nella totale dimensione ambientale sonora, Bolchini (Azione) pensa a una Milano sempre più cosmopolita “Che affronta le sfide presenti e future con interventi e iniziative sul territorio, facilmente raggiungibili e individuabili mediante la creazione di un infopoint digitale per diffondere e promuovere l’offerta culturale e turistica. Con differenti spazi anche all’aperto dove assistere a piccoli concerti di musica classica, jazz, attraverso una piena collaborazione tra i giovani, i Municipi e le associazioni culturali: proposta che si integra perfettamente con quella di creare la «Città degli 88 quartieri» dove gli spazi pubblici diventano luogo privilegiato di crescita dell’economia urbana, la cui qualità può incentivare la vitalità del commercio di prossimità e lo sviluppo dei distretti commerciali naturali, oltre a una maggiore offerta di manifestazioni musicali internazionali, di gemellaggio con i nostri Teatri”.

Bellavitis_ Anche Bellavitis (FDI) pensa a una città di grande offerta musicale “In cui a tutti sia data la possibilità di suonare ed esibirsi attraverso manifestazioni musicali dal vivo cui partecipino artisti affermati ed emergenti, appartenenti a generi diversi. Una città che valorizzi i suoi artisti di strada con un’app che si aggiunge al sito del Comune milano.stradarte.it, dotata di aree all’aperto dedicate a performances di qualità con eventuali laboratori artistici per far vivere l’arte in modo partecipato (stile Montmartre, Parigi o le rive del fiume Charles con il Hatch Theatre all’aperto di Boston). Col cittadino che può conoscere tutta la programmazione artistica tramite app insieme ad altre informazioni come il livello di emissione sonora del locale che, nel caso sia all’aperto, a seconda della sua tipologia verrebbe controllato da un sistema di rilevazione cui assegnare un «monte ore» massimo di alta sonorità (ad esempio oltre 30-50 decibel reali) ogni settimana - mese”. Il modello scelto è Bruxelles “Che appare sobria poiché non eccede nell’entertainment nella maggior parte delle sue aree, permettendo una certa libera kermesse in altre”.

Esposito_ Veronesi (IV) considera Vienna, Zurigo o Monaco, città estremamente vivibili sotto il profilo acustico, tradizionalmente dotate di un’intensa attività artistico musicale cui Milano potrebbe fare riferimento a livello europeo.

Riccitelli (M5S) immagina Milano capitale di cultura e musica dal vivo come una città dove la gente parla piano e ascolta. In cui il cittadino possa scegliere un ristorante o altro luogo in base al tipo di sonorizzazione segnalato appositamente su una Guida. Anche Esposito (FI) pensa a una città in cui si alza meno la voce e si è disposti ad ascoltare. Come modello indica Forlì che ospita diversi eventi musicali tra cui un festival di musica etnica che ogni anno accoglie gruppi di tutto il mondo. “Milano come Forlì, con strumenti e musica tradizionale delle regioni italiane”.

Se pensiamo alla movida che degenera in assembramenti notturni al di là di ogni controllo e orario, tra le possibili misure di contenimento ci sarebbero un sistema di monitoraggio fonometrico e la presenza di addetti che vigilano sul rumore. Cosa ne pensano i nostri candidati?

Riccitelli (M5S) ritiene sensato un monitoraggio della pressione sonora se riferito al rumore esterno ai locali e completato da azioni concrete post monitoraggio; per la misurazione interna ritiene più idonea una Guida o recensione sul locale dal punto di vista acustico, così che sia il cliente a scegliere dove andare. “L’uso dei sorveglianti è superfluo se non controproducente dove l’assembramento supera centinaia e centinaia di persone: in via Lecco, Porta Garibaldi e Arco della Pace queste figure ci sono ma il problema rimane. Forse potrebbero funzionare in piccole aree con platea ridotta”.

Bellavitis (FDI) più che a misure restrittive pensa a una redistribuzione sonora sulla scia di segnalazioni alla polizia locale, lamentele, denunce o cause aperte per disturbo alla quiete pubblica, in base a cui disporre la sorveglianza. Veronesi (IV) propende per un monitoraggio fonometrico e ancor più per la presenza di addetti al controllo della pubblica quiete. Esposito (FI) è anch’esso favorevole a monitorare i decibel e utilizzare la sorveglianza.

A tal proposito quali soluzioni per migliorare la vita dei residenti in situazioni come queste?

Bolchini (Azione) propone alla base interventi di insonorizzazione dei locali attraverso contributi e incentivi, anche di ordine economico per agevolare gli esercenti. “Con il nostro referente programmatico Andrea Brugora riteniamo che il modello dovrebbe essere un piano di lungo periodo, tale da riposizionare la movida come in parte già si verifica in prossimità delle zone universitarie Bicocca e Bovisa. Il miglioramento e ampliamento degli orari di esercizio dei mezzi pubblici di collegamento con queste nuove aree destinate alla mondanità, soprattutto nei week end contribuirebbe a ridurre il rumore nelle zone residenziali sugli esempi positivi di Barcellona e Berlino che sono diventate capitali della vita notturna europea con un considerevole impatto economico diretto, indiretto e indotto: un’opportunità sfruttabile anche a Milano come già dimostrato con i recenti festival musicali quali Mi-To e gli eventi legati al Salone del Mobile, che hanno contribuito alla rivitalizzazione delle aree esterne”.

Riccitelli (M5S) è per dislocare queste aree in più punti e ridurre gli orari di apertura dei locali (come estrema ratio) in quelle ad altissima criticità, oltre attivare i servizi per la nettezza urbana dopo una certa ora in modo da sciogliere l’assembramento; considera inoltre la possibilità di incentivare il controllo attraverso gadget messi a disposizione dal Comune e offerti ai clienti nei locali più meritevoli (sconti biglietti per spettacoli, per abbonamenti mezzi pubblici, bonus bici, monopattino etc.). É scettico verso la chiusura al traffico. “Spesso si pensa che pedonalizzare un’area urbana diminuisca il rumore ma al contrario ciò aumenta l’afflusso dove ci sono più locali ravvicinati come nel caso di Arco della Pace e corso Como”. Bellavitis (FDI), anch’egli a favore di una dislocazione di queste aree critiche, pensa al loro spostamento verso altre dove la polizia non è intervenuta per disturbo alla quiete pubblica. Più drastico Veronesi (IV) per il quale come prima cosa bisogna chiudere queste zone al traffico. “Pensiamo alle notti insonni che spesso gli anziani passano a casa propria d’estate, non solo per gli schiamazzi ma anche per gli allarmi di veicoli che regolarmente distruggono la quiete di interi quartieri...mia madre, a 88 anni, ne sa qualcosa!”.

Esposito (FI) si esprime innanzitutto a favore di incentivi ai partecipanti nei locali che più rispettano la quiete attraverso i gadget a disposizione del Comune. In secondo luogo è favorevole all’intervento dei servizi per la nettezza urbana dopo una certa ora per sciogliere l’assembramento, terzo alla dislocazione delle aree in più punti oltre a una campagna di sensibilizzazione comportamentale rivolta ai frequentatori.

Il rumore del traffico è fortemente connesso alle aree limitate al transito, all’efficienza dei mezzi di trasporto pubblico, viabilità, nonché a condotte comunemente ritenute scorrette ma non ancora imputabili a specifiche sanzioni del Codice Stradale. I candidati intervistati concordano unanimi sulla proposta di sanzionare i comportamenti da guida aggressiva ed esibizionista (clacson utilizzati inopportunamente, brusche sgommate, frenate, autoradio a finestrini aperti).

Bolchini (Azione) “Sono per conservare le aree C e B assieme ad un incremento e perfezionamento degli attuali nodi di interscambio, anche al di là dei confini comunali (area metropolitana), per favorire l’accesso alla città con mezzi pubblici e/o di mobilità alternativa (biciclette, auto elettriche, car sharing). Bisognerebbe aumentare le aree di sosta temporanea per appositi mezzi di trasporto nelle principali vie commerciali (furgoni, camion) ripensando al settore della logistica sempre nella logica di migliorare il trasporto pubblico locale e diminuire il traffico e l’inquinamento”.

Bellavitis (FDI) afferma che è intenzione del suo gruppo diminuire il numero dei veicoli in circolazione per agevolare i residenti, proteggere aree residenziali più “tranquille” dove installare, oltre ai rilevatori di velocità quelli sonori per sanzionare comportamenti da guida aggressiva, incivile e rumorosa”.

Veronesi (IV) è per diminuire il numero di veicoli in circolazione e sanzionare i comportamenti da guida aggressiva, esibizionista. Riccitelli (M5S) vorrebbe in primis estendere i confini di area C e aumentare le zone limitate al transito nelle ore notturne. Poi diminuire il numero di veicoli in circolazione, sanzionare i comportamenti da guida aggressiva, esibizionista e ridurre le aree pedonali affinché il traffico non si concentri in quelle limitrofe.

Anche Esposito (FI) è per rendere sanzionabili i comportamenti da guida aggressiva ma contrario alla diminuzione di veicoli in circolazione e all’estensione delle aree con limiti di transito nelle ore notturne.

In seguito alle misure contro il Covid il Comune ha offerto ai titolari di Bar e ristoranti la possibilità di estendersi all’esterno: ciò ha comportato un nuovo assetto urbano di tavoli e sedie che occupano i marciapiedi. Ora ci si chiede cosa succederà quando queste misure di sicurezza non saranno più necessarie.

Bellavitis (FDI) ritiene condivisibile l’ipotesi di lasciare agli esercenti le licenze, distinguendo tra gratuite temporanee a seguito del Covid e a lungo termine pre Covid comprendenti già il costo. Propende per una lenta normalizzazione dei canoni con sconti fino a 2023 per tutte le licenze, gratuite e non. Secondo Bolchini (Azione), ridurre il canone e implementare le aree destinate alla riconversione ad uso pubblico delle fasce stradali oggi ad uso parcheggio, sarebbe un buon compromesso. Per Veronesi (IV) le licenze andrebbero lasciate il tempo necessario a recuperare le perdite economiche subite. Per Riccitelli (M5S) la tassazione è essenziale per le casse del Comune e per disincentivare l’abusivismo di tavolini che invadono esageratamente i marciapiedi (tenendo conto che la normativa scritta in emergenza Covid è vaga). “La tassazione va ridotta rispetto agli anni passati quando spesso si pagavano gli spazi aperti anche nei mesi in cui non erano utilizzati per via del freddo”. Esposito (FI) concorda per limitarsi a ridurre il canone.

Il fattore rumore urbano, così come emerge da queste considerazioni è traversale. I nostri candidati già pensano a soluzioni concrete attraverso differenti proposte per una Milano più acusticamente moderata e culturalmente elevata. La città che si distingue per la qualità musicale necessita di uno sfondo sonoro sobrio, neutro, ovvero meno musica diffusa, meno assembramenti selvaggi, più concerti: da quello organizzato in una sala a quello del musicista di strada che attraverso il suono naturale non invade gli spazi limitrofi e permette a chiunque altro di esibirsi come avviene nelle maggiori città europee già dagli anni ’80.

Il Covid dopo tanto isolamento ha creato nuovi stimoli di cultura e socialità spontanea. Il bisogno di esternare emozioni, e condividerle comunicando, si esprime in vari modi tra cui la nascita di nuovi spazi di conversazione e Coworking all’interno di Bar, ristoranti e altri pubblici luoghi, oltre ai tanti di questi che ora si distinguono quali locali silenziosi, non assordanti attraverso un logo apposito (vedi www.fana.one). Rinnovare il prestigio della tradizione musicale milanese attraverso nuove forme di partecipazione attiva è già nell’intenzione degli aspiranti candidati. Come per uno stabile che si desidera ristrutturare, la prima cosa è togliere ogni ingombro e fare pulizia: un ripristino della qualità ambientale acustica a Milano è forse la prova più difficile per chi dovrà governare ma anche quella che permetterà di passare da utopia per una Milano capitale europea di cultura e musica dal vivo, a programma da attuarsi nei prossimi anni.


Questo articolo è stato pubblicato anche da Fana.one.



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