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Milan Kundera se ne è andato con... leggerezza

Ci ha lasciati a 94 anni lo scrittore "cecoslovacco"

di Piero Buscemi - mercoledì 12 luglio 2023 - 1202 letture

Ci sono stati anni, che molti attempati nostalgici ricordano, nei quali nei circoli culturali, nelle discussioni nelle aule scolastiche, addirittura per strada, non avere letto e avere acquisito una sufficiente padronanza di scambi di opinione sulla "Insostenibile leggerezza dell’essere" di Milan Kundera, era come un’onta di ignoranza da essere tacciati di oscurantismo medioevale.

Già la città di nascita dello scrittore meriterebbe un capitolo a parte, perché nell’Italia più dedita a un calcio ad un pallone che a un’interpretazione filosofica da aspirare da una pagina di libro, Brno ha rappresentato molto di più la mitica Football Club Zbrojovka Brno, una squadretta di calcio che negli anni ’80 si sentiva nominare dalle radioline nei mercoledì delle competizioni europee per club.

I libri di Kundera, però, al di là delle mode di quegli anni, sicuramente più degne di nota di quelle dei giorni nostri, hanno lasciato il segno a generazioni di lettori. Il suo Paese d’origine gli ha dato senza dubbio svariati stimoli creativi che, toccando inevitabilmente la realtà politico-sociale, hanno rappresentato una sorta di osservazione sul mondo moderno e dei risvolti anche psicologici che tutto questo avrebbe determinato nell’essere umano.

Di tutta la sua produzione letteraria, dalle raccolte di poesie ai racconti, ma soprattutto i suoi romanzi, non sono stati sufficienti a riconoscimenti di spicco internazionali. Più volte candidato al Nobel, non se lo aggiudicherà mai, dal nostro modesto e umile parere la nazionalità dello scrittore e gli argomenti trattati sono stati sicuramente ostativi in tal senso.

I quesiti, più esattamente i dilemmi, che lo scrittore ha trasmesso dalle sue pagine scritte hanno lasciato quel barlume di esistenzialismo e confronto con la realtà del suo tempo e l’essere umano a confrontarsi con la quotidianità, forse anche insignificante e banale, e le problematiche di un mondo intero dentro il quale provare a trovare una propria collazione durante un’intera vita.

Milan Kundera forse non ha fornito le risposte a queste domande esistenziali, se non tra le righe e i dialoghi dei suoi personaggi. Ha lasciato una forma di eredità filosofica tra trasmettere alle future generazioni, ma già sarebbe sufficiente a quelle attuali, distratte da eccessivi mondi virtuali dove il gusto della vita rischia di essere perduto per sempre con un semplice click sul tasto off del nostro cellulare.

BIOGRAFIA (Tratta da Biografie online)

Milan Kundera è nato a Brno, nell’attuale repubblica Ceca il giorno 1 aprile 1929. Suo padre Ludvik era un pianista e lo stesso Kundera da giovane è stato per un breve periodo un musicista jazz. D’altronde, la cultura musicale è sempre stata presente nella sua riflessione e nella sua formazione, avendo studiato sia filosofia che musica a Praga. Si è però laureato nel 1958 presso la facoltà di arti cinematografiche "AMU" dove ha insegnato successivamente letteratura mondiale.

Iscritto, da studente, due volte al partito comunista, nel ’48 fu espulso a causa delle sue idee che non seguivano le linee ufficiali del partito. Inoltre, la sua partecipazione al movimento di riforma della "Primavera di Praga" gli costò la cittadinanza cecoslovacca e il licenziamento. Espulso dal suo Paese, si è trasferito in Francia, dove ha insegnato all’Università di Rennes e a Parigi, dove tuttora vive e lavora. Ha comunque continuato a scrivere in ceco (a parte gli ultimissimi romanzi), nonostante che le sue opere fossero proibite in patria, fino al crollo del regime filo-sovietico.

Nel ’62 debutta invece come drammaturgo con "I proprietari delle chiavi", ambientato nel periodo dell’occupazione nazi-fascista. Del 1967 è il suo primo romanzo, il potente "Lo scherzo", satira dolorosa della realtà cecoslovacca negli anni del culto della personalità stalinista. La pubblicazione del romanzo fu uno degli eventi letterari della cosiddetta Primavera di Praga del 1968 e il libro vinse anche il premio dell’Unione Scrittori Cechi.

Dopo esordi così promettenti, Kundera ha pubblicato altri bellissimi romanzi, rinvigorendo con la sua prosa la più alta tradizione del romanzo europeo, in specie con l’invenzione tutta kunderiana del saggio-romanzo, consistente appunto in una mescolanza, in una sorta di ibrido della forma saggio con la forma romanzo (di cui si ha un esempio vertiginoso nel libro "L’immortalità").

Sul piano letterario, questa ibridazione porta l’autore ceco a costellare i suoi romanzi di riflessioni e ricognizioni filosofiche davvero sorprendenti e profonde. Fra gli altri suoi libri, si ricordano: "La vita è altrove", (Premio Medicis come miglior libro straniero pubblicato in Francia), "Il valzer degli addii", "Il libro del riso e dell’oblìo" e soprattutto il romanzo a cui il suo nome è più legato "L’insostenibile leggerezza dell’essere", in cui si fondono mirabilmente storia, autobiografia e intrecci sentimentali. Questo libro, forse anche grazie al suo titolo particolarmente azzeccato ed evocativo, gli ha conferito un’ampia popolarità, testimoniata anche da una, poco riuscita, riduzione cinematografica.

Nel 1981 Milan Kundera ha vinto il Commonwealth Award per la carriera insieme con Tennesee Williams. Ha anche ricevuto il premio Mondello per il testo teatrale "Jaques e il suo padrone" e il Jerusalem Prix. Come critico e saggista, ha contribuito a diffondere la cultura e gli autori più interessanti del suo paese nell’occidente europeo.

È morto a Parigi l’11 luglio 2023.


La scheda di Kundera su Antenati, storia delle letterature europee.



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