Maturi...
Si susseguono i casi di maturandi che contestano l’esame di maturità e la scuola, in quanto molto curvati sulla valutazione numerica che non consentirebbe agli alunni di esprimersi compiutamente...
Maturi (?)
Si susseguono i casi di maturandi che contestano l’esame di maturità e la scuola, in quanto molto curvati sulla valutazione numerica che non consentirebbe agli alunni di esprimersi compiutamente. Si possono a tali episodi opporre ragionevoli ipotesi critiche, il cui fine è comprendere il nostro presente, giacchè eventi di tal genere, pur minori, sono parte dei segni dello spirito del tempo, che ci parla con innumerevoli linguaggi ed eventi.
Sta a noi decifrarli senza la pretesa di coglierli nella loro pienezza, la quale necessita di tempo per rivelarsi. Ai maturandi che contestano il clima poco empatico, in cui si svolge l’esame, si potrebbe rilevare che l’esame è momento formale nel quale non può non esservi una educata distanza tra esaminatori ed esaminandi.
Si è dinanzi a giovani uomini e a giovani donne da trattare con il rispetto che si deve ad adulti consapevoli del contesto. Quest’ultimo esige, da parte dei presenti tutti, posture, abbigliamento e linguaggio adeguati. La conversazione non può essere improntata alla passività per cui l’alunno espone e il docente ascolta, essa dev’essere dialettica, in quanto l’alunno deve mostrare le capacità critiche, di problematizzazione e di connessione logica e argomentativa del plesso teorico trattato e la conversazione consente di appurare tutto questo. Sta al docente condurla in modo da far emergere tale capacità.
Altro elemento, non secondario, l’esame si svolge senza grandi tensioni, le quali comunque possono accadere e naturalmente docenti e Presidente di commissione, in questi casi, sostengono l’incidente emotivo. Ora l’esame non prevede selezione alcuna, dato che la promozione è garantita, al punto che, non pochi docenti si sono imbattuti in alunni non sempre preparati senza che questo pregiudicasse la promozione.
La descrizione dell’esame terrifico cade dinanzi alle percentuali. I promossi sono quasi il 100%. Nel 2024 i promossi sono stati il 99,8 %. Spesso genitori e famiglie assistono sostenendo l’alunno e alla fine baci, abbracci e coriandoli concludono l’esame. Il voto ha dunque in questo contesto un valore relativo, poiché è in parte deciso dai crediti e decreta spesso l’uscita dell’alunno dalla scuola con la media finale che aveva raggiunto a fine secondo quadrimestre.
Gli alunni contestatari si sono limitati a fare un po’ di conti, tra prove scritte e crediti raggiungevano sessanta, per cui la parte orale, anche se non svolta, non inficiava la promozione e questo dimostra la “larghezza dell’esame”. Forse si è dinanzi a casi, ormai diffusi, di alunni abituati a scuola e a casa ad essere trattati come “principi”, e dunque, poco abituati (colpa degli adulti) ad affrontare situazioni nuove e a confrontarsi culturalmente con docenti non conosciuti. Le aspettative degli alunni sono notevoli, in quanto il contesto sociale poco contribuisce a strutturare il principio di realtà e anche, questo, potrebbe contribuire a far vivere l’esame in modo ansiogeno o come fosse “il giudizio finale”.
Sulla competizione vi sarebbe da dire. La scuola è competitiva, in quanto è parte di una realtà sociale che lo è in modo parossistico, pertanto la contestazione dovrebbe riguardare la totalità del sistema. Ogni critica seria implica l’impegno quotidiano e il dono del proprio tempo per costruire l’alternativa. I voti non sono il male in sé, ma è il modo in cui li si vive a determinare il “loro valore”. Genitori e social hanno trasformato i voti in trofei in linea con la logica della quantificazione imperante.
I pedagogisti che hanno colto l’occasione per promuovere la loro abolizione non hanno contezza che la loro soppressione non potrebbe che rafforzare ulteriormente personalità fragili, poichè i voti sono parte di un percorso per crescere e confrontarsi con i propri limiti, i quali possono essere superati o migliorati. La mediazione di docenti e dei genitori è naturalmente rilevantissima. Il voto dev’essere spiegato, in modo che non sia un semplice giudizio, ma momento di dialogo. Il voto non determina mai il valore di una persona, ma indica le aree di deficienza e di forza raggiunti e su cui bisogna lavorare. La competizione generale ne ha deformato il senso, ma essa è strutturale. La scuola è parte di una totalità, non è separata da essa.
I contenuti, inoltre, sono ormai ridotti, le interrogazioni spesso sono programmate e ad ogni difficoltà vera o presunta corrisponde una programmazione che consente di superare gli ostacoli in modo agevole. La competizione è nel clima generale. Da una visione d’insieme della scuola emerge il dubbio che le contestazioni siano l’effetto di tale deriva che esemplifica e premia con estrema facilità. Non dimentichiamoci che la scuola-azienda guarda agli alunni troppo spesso come clienti e il cliente ha sempre ragione…
Questi sono i ragionevoli dubbi che non vogliono certo dare una risposta completa a “tali rifiuti di portare a termine l’esame”. I dinieghi mostrano una sostanziale indifferenza verso la commissione d’esame, la quale è così ignorata e negata nella sua funzione. Si pensi ai commissari interni che si trovano catapultati in queste situazioni e al loro scoramento. Anche questa è empatia.
Tale evento dovrebbe farci riflettere sul modello educativo del nostro tempo sempre più in stile “spazzaneve” come dicono gli inglesi. Come vivranno gli esaminandi il mondo del lavoro precarizzato e senza articolo 18? Si opporranno? Lo si spera, ma ancora una volta ritornano i “ragionevoli dubbi” che vorrebbero essere smentiti. A noi adulti la riflessione finale sul nostro tempo storico e sugli errori commessi.
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