Maternità come problema

La morte di Ornella Vanoni e di Brigitte Bardot ha avuto il suo corollario di polemiche, e non solo, sul rapporto tra le due donne e madri con i rispettivi figli...

di Salvatore A. Bravo - giovedì 1 gennaio 2026 - 321 letture

La morte di Ornella Vanoni e di Brigitte Bardot ha avuto il suo corollario di polemiche, e non solo, sul rapporto tra le due donne e madri con i rispettivi figli. Entrambe madri di un solo figlio, entrambe con un rapporto difficile con il medesimo. Ciò che giornali e media hanno palesato è il difficile equilibrio tra maternità ed emancipazione femminile.

La maternità, dunque, non più come dato naturale e ontologico ma come problema. Si può essere madri, ma il ruolo di madre può essere rifiutato o vissuto come un limite, in quanto la maternità non è nella natura, ma è un costrutto culturale, un ruolo che la società impone alle donne, e dunque da tale conflitto tra ruolo convenzionale imposto alle donne a prescindere dal loro volere emerge la rottura di un presunto dogma culturale, ovvero le donne possono partorire, ma questo non implica la presenza di un istinto materno capace di ridisporle in modo donativo e spontaneamente verso il figlio.

Donna e madre sono un connubio da scindere. Non esiste una natura materna che in modo universale determina la relazione della donna-madre con il figlio. Contemporaneamente alle informazioni che i media offrivano sui rapporti delle due donne con la maternità, può essere un caso, vi erano notizie che omaggiavano le donne che finalmente hanno scelto se stesse e sono dunque felicemente al singolare. Sono libere da relazioni, e queste ultime sono valutate anch’esse come una forma perniciosa di dipendenza. Il nuovo modello asociale di essere umano è incarnato dalle donne.

L’impressione è che il sistema liberale in modo pianificato e in modo meccanico ancora una volta abbia l’obiettivo di desacralizzare il rapporto madre-figlio. Lo sguardo della madre che incrocia il neonato è la prima comunità umana. Comunità aperta alla vita e al nuovo. La cura e la custodia del nuovo spetta naturalmente ai padri e alle madri, poi le contingenze dell’esistenza sono innumerevoli e anche queste ultime sono parte della vita con le sua meraviglia terrifica. La maternità-paternità presentata come scelta soggettiva e minoritaria mina profondamente i legami comunitari e naturali mediati dalla storia materiale e prepara l’infelice disintegrazione atomistica del nostro tempo in cui i “sì” sono solo per la morte. Si possono effettuare ulteriori ipotesi in tal senso, ovvero l’amore materno è sempre stato rappresentato come un amore donativo e gratuito.

I casi eccezionali di madri che rifiutavano i figli erano letti come eccezioni che confermavano la legge generale. Nel nostro tempo si vuole ribaltare tale paradigma per dimostrare che non esiste una natura umana, ma non esistono che scelte al singolare e mai giudicabili con criteri universali e specialmente si attacca ciò che per il mercato, nuova divinità idolatrica, è uno scandalo: l’amore gratuito di una madre per il figlio, un amore senza limiti ben rappresentato dalle immagini mariane che punteggiano il nostro “bel paese”.

L’amore gratuito è scandalo per il mercato nel quale tutto è lotta e guerra. Si attacca una intera cultura e l’emotività ad essa connessa. Emotività empatica che ha il suo centro nella relazione disinteressata. Il mercato deve fondare una nuova antropologia in cui l’essere umano è soggetto che persegue solo interessi e desideri personali.

Le nuove generazioni e, in particolare le donne, sono in tal modo invitate a scegliere se stesse e a rifiutare ciò che di più nobile vi può essere in un uomo e in una donna: l’amore gratuito paterno e/o materno. Tale amore non è naturale, ma è solo un caso eccezionale e, pertanto, la paternità e la maternità simboliche e reali sono un caso. Che dire disumanizzazione e libertà avanzano, il resto sarà conseguenza… la libertà da ogni vincolo relazionale è la premessa e il principio del clima di guerra in cui siamo avvolti. Da tale tessitura del male dobbiamo liberarci per riprenderci la nostra umanità, la quale ha inizio con la cura dell’alterità più indifesa.


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