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Maremoto

Un racconto tratto da: Maremoto / di Alessandra Calanchi. - Senigallia : Ventura Edizioni, 2021. Ringraziamo Alessandra per aver messo a disposizione il suo racconto per i lettori di Girodivite.

di Alessandra Calanchi - domenica 12 marzo 2023 - 2264 letture

Stanotte ho fatto un sogno.
Passeggiavo lungo la riva del mare. Era estate. La spiaggia però era piena di meduse morte, bianche e rigonfie, e io le scansavo con i piedi. Ce n’erano tante che decido di andare in acqua, ma ce ne sono anche lì, ma sono vive, e dopo un po’ mi brucia la pelle, e devo uscire, e vado dalla bagnina a farmi dare una foglia di una certa pianta miracolosa che contiene ammoniaca contro il pizzicore. Poi il sogno finisce.
Ma poi ne faccio un altro.
Sono di nuovo al mare, e cammino lungo la riva. La spiaggia questa volta è piena di pesci morti, ma non sento disgusto o cattivo odore, soltanto mi scanso nel passare. Ma ce ne sono tanti che decido di tuffarmi, e l’acqua è fresca e trasparente, ma dopo un primo istante di sollievo sento che manca qualcosa, e non è l’acqua, ma sono i pesci! Non ci sono pesci, e questo mi rattrista, non so perché, ma mi sento sola, e poi però iniziano ad arrivare pezzi di plastica, prima piccolissimi e trasparenti, come si vede nei documentari alla tv, ma poi sempre più grandi e anche colorati, e più cerco di nuotare, più mi circondano, fino a impedirmi di muovere, fino a farmi soffocare, e non respiro più.
E infatti mi sveglio di soprassalto, agitata e con la tachicardia.
E fatico a riaddormentarmi.
Ma alla fine, mi addormento.
E faccio il terzo sogno.
Sono su una spiaggia bianca e pulita, diversa da quelle dei sogni precedenti. Cammino sulla riva, e guardo il mare, che è azzurro e dorato. Un senso di pace scende su di me. Camminando calpesto piccole conchiglie bellissime. Vorrei raccoglierle, ma so che è proibito. All’improvviso si alza un tifone, un uragano, non so bene, forse uno tsunami, che porta via tutto – la spiaggia, le case, il cielo. Mi viene in mente la parola “maremoto”, e mi fa ridere, non so perché. E poi nel fragore assordante vedo qualcosa di indefinibile che si muove in lontananza. E ritorna il silenzio, e poi dal silenzio nasce un suono, o meglio una canzone, o meglio strane musiche o canzoni. E intravedo corpi fra le onde. Corpi di donne e di bambini, alcuni vivi e altri senza vita, vicini e lontani, stremati e piangenti. Le ragazze portano il velo. Mi tuffo per vederle da vicino ma non riesco a raggiungerle, e allora vado sott’acqua, e lì accade il miracolo, ci vedo benissimo, anche senza la maschera, e respiro benissimo, anche senza il tubo. Vado sempre più al largo, e non sento più le canzoni ma solo la voce del mare, finché vedo qualcosa che guizza poco distante da me. Sono le code delle sirene! Allora esistono davvero! penso. Variopinte, luccicanti, bellissime, come capolavori d’arte moderna o antichi tesori nascosti. Faccio per toccarle, ma svaniscono in un istante per riapparire più lontano.
Poi il mare si tinge di rosa, poi di rosso, finché tutto diventa scuro e le canzoni diventano urli e il sangue mi avvolge nel suo abbraccio e so che io non ho fatto niente di male, ma è comunque anche colpa mia.
Mi sveglio, e cazzo, questo non era un sogno.


Alessandra Calanchi, Maremoto, Ventura Edizioni (Senigallia) 2021.

Premio Speciale della Giuria al Premio Casentino 2021, fondato da Carlo Emilio Gadda. Link alla pagina del libro.

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Copertina di Maremoto, di Alessandra Calanchi - Ventura edizioni, 2021

Ho chiesto l’autorizzazione a Catia Ventura, che ha pubblicato la mia raccolta di racconti nel 2021, per poter ripubblicare questo racconto su Girodivite. Questo racconto chiude la raccolta e le dà il titolo.

La copertina del libro l’ha disegnata la mia amica Manuela Zocca, artista e bibliotecaria di chiara fama.

Ringrazio entrambe queste donne speciali. E ringrazio Sergio e tutta la compagnia bellissima di Girodivite.

Non restiamo invisibili.

I corpi delle sirene ci guardano, ci interrogano, ci accusano.

L’occidente si tinge di sangue.

Questo racconto l’ho scritto nel 2020 e oggi, tre anni dopo, vedo con sgomento corpi di bambini affiorare da quello stesso mare che è al centro di un grottesco dibattito per le concessioni balneari.

Ma dov’è finita la nostra umanità?

L’onore. La solidarietà. La cura.

Il pudore della vergogna.

La recensione del libro su Girodivite.



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