Giornalisti uccisi: Marco Luchetta – Dario D’Angelo – Alessandro Ota – Giuseppe Alfano – Giuseppe Fava – Mario Francese
Una lunga striscia di sangue che ha provato a fermare negli anni il diritto di cronaca e la libertà di stampa
→ GENNAIO
Marco Luchetta – Dario D’Angelo – Alessandro Ota – Giuseppe Alfano – Giuseppe Fava – Mario Francese
MARCO LUCHETTA – Trieste 22 dicembre 1952 / Mostar (Bosnia), 28 gennaio 1994
CHI ERA - Marco Luchetta nasce a Trieste il 22 dicembre 1952. Si accosta al giornalismo già da giovanissimo occupandosi di sport per emittenti locali. La sua cifra distintiva è l’ironia. “Ci potete riconoscere di primo acchito. Occhio allucinato, capello ritto, barba non fatta: sembra che ci siamo vestiti mentre ci inseguiva un alano…”: scriveva nel 1979, in una delle sue “Spagine”, la rubrica che teneva sul settimanale di Telequattro . Inizia a occuparsi di cronaca e nell’89 diventa giornalista professionista. Di lì a poco entra in Rai, nella sede regionale del Friuli-Venezia Giulia. Nel 1991 scoppia la guerra in Juvoslavia e come inviato della Rai racconta cosa accade in quelle terre. Ogni volta che ritorna a casa a chi gli chiede perché accetta missioni rischiose, risponde: “Vado perché non si può far passare tutto sotto silenzio. Bisogna testimoniare, far sapere. Pensate soltanto a quei bambini…”.
COM’E MORTO - Nel gennaio 1994 parte per la Bosnia. È l’ennesima missione, stavolta insieme al tecnico Dario D’Angelo e all’operatore Alessandro Ota. Il 28 gennaio, prima di tornare a Trieste, vanno a Mostar Est, dove un mese prima avevano provato invano a entrare. Marco Luchetta aveva già fatto delle interviste nella zona Ovest ma per completare il lavoro di documentazione bisognava andare dall’altra parte della città, dove lui e i suoi due colleghi hanno trovato la morte.
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DARIO D’ANGELO – Trieste, 6 luglio 1947 / Mostar (Bosnia), 28 gennaio 1994
CHI ERA - Dario D’Angelo nasce a Barcola (Trieste) nel luglio del 1947. La sua famiglia si trasferisce a Prosecco dove lui vivrà per tutta la sua vita. Appassionato di musica, da giovane si esibisce come batterista. Dopo la scuola dell’obbligo abbandona gli studi e diventa apprendista elettricista. Durante un congedo dal servizio militare incontra Gianna, sua coetanea, che diventerà sua moglie. Nasce Nataly. Dario comincia a lavorare all’altoforno della Ferriera di Servola e si diploma perito in telecomunicazioni. L’occasione per tentare il grande salto si presenta quando la Rai di Trieste bandisce un concorso per assistente di ripresa e Dario lo vince. In quegli anni la sede Rai di Trieste è l’avamposto che segue la grande crisi che si è aperta nei Balcani dopo la caduta del Muro di Berlino.
COM’E MORTO - Compie la prima missione in zone a rischio nell’estate del 1990, in Slovenia. Poi affianca i giornalisti inviati per seguire la crisi albanese, la guerra in Croazia e in Bosnia. La penultima missione non aveva avuto successo. La troupe era partita per Mostar ma non era riuscita a entrare in Bosnia. A gennaio perciò aveva riprovato. Dario aveva un brutto presentimento. “Vado a salutare Prosecco”, aveva detto alla moglie e alla figlia la sera prima della partenza, uscendo per prendere una boccata d’aria. Qualche giorno dopo il 28 gennaio, alle sei del pomeriggio, due colleghi della Rai suonano alla porta della casetta di Prosecco. Apre Nataly e il mondo le crolla addosso.
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ALESSANDRO OTA – Trieste 14 luglio 1957 / Mostar (Bosnia) 28 gennaio 1994
CHI ERA - Alessandro Saša Ota, di famiglia slovena, nasce a Trieste il 15 luglio 1957. Da ragazzo frequenta il liceo scientifico e si accosta alla musica, interesse che condivide con il fratello. Sarà la passione giovanile per le immagini ad accompagnarlo per tutta la vita. La fotografia e le riprese diventano il suo mestiere quando, nel 1979 entra in Rai, presso la sede regionale del Friuli Venezia Giulia. Saša anche fuori dal lavoro legge la realtà con spirito di osservazione e la documenta con grande sensibilità: con un gruppo di amici fonda il “Fotoclub ’80” e le tradizioni popolari diventano uno dei suoi soggetti preferiti. Partecipa anche alla realizzazione di due film. Intorno al 1987 incontra Milenka Rustia, che nel 1990 diventerà sua moglie. Nello stesso anno nasce il figlio Milan. Saša parla sloveno e serbo-croato e anche per queste sue capacità è il reporter ideale per raccontare con le immagini quello che succede in Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina quando, nel 1990, comincia la dissoluzione della Jugoslavia.
COM’E MORTO - Tra le altre cose, nel maggio 1993 è l’unico operatore a riprendere la dichiarazione con cui Milošević annuncia il diniego serbo alla proposta di pace della Comunità internazionale. A gennaio 1994 compie la sua ultima missione a Mostar, con il giornalista Marco Luchetta e il tecnico Dario D’Angelo. A Mostar est sta riprendendo gli occhi tristi di Zlatko, uno dei bambini del rifugio dove la troupe riesce ad entrare. Poi l’esplosione che li uccide. Zlatko sopravvive.
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GIUSEPPE ALFANO – Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) 4 novembre 1945 / Barcellona Pozzo di Gotto 8 gennaio 1993
CHI ERA - Era insegnante di educazione tecnica e per passione faceva, senza alcuna tutela professionale, il corrispondente del quotidiano catanese La Sicilia . Beppe Alfano, dunque, non era un giornalista iscritto all’Ordine (lo fu dopo la sua morte, come avvenuto per Peppino Impastato e Mauro Rostagno), ma aveva la passione e l’intuito del cronista di razza. Aveva cominciato un’indagine su un traffico internazionale di armi che passava nell’area di Messina; aveva forse contribuito anche alla cattura del boss Nitto Santapaola nel ‘93 e aveva scritto di una massoneria deviata che speculava sul traffico di arance avvalendosi delle sovvenzioni europee. Insomma, con i suoi articoli di denuncia Beppe Alfano metteva a nudo gli intrecci tra criminalità organizzata, politica inquinata e comitati d’affari.
COM’E MORTO - Fu freddato con tre colpi di pistola da un killer solitario mentre, al volante della propria auto, rientrava a casa. Aveva 42 anni. Non era iscritto all’Ordine. Nel marzo del 1998 viene iscritto “alla memoria” all’Albo dei Giornalisti della Sicilia, a far data dal giorno della sua morte.
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GIUSEPPE FAVA – Palazzolo Acreide, Siracusa 15 settembre 1925 / Catania 5 gennaio 1984
CHI ERA - Laureato in giurisprudenza nel 1947. Nel 1952, Pippo Fava diventò giornalista professionista e cominciò a collaborare con varie testate regionali e nazionali. Nel 1956 venne assunto a Espresso Sera. Oltre alle numerose inchieste giornalistiche, raccolte successivamente nei volumi Processo alla Sicilia (1970) e I Siciliani (1980), negli stessi anni maturò una straordinaria vocazione artistica, letteraria e pittorica. Nel 1966 vinse il Premio Vallecorsi con Cronaca di un Uomo, e nel 1970 il Premio IDI con La Violenza, da cui Florestano Vancini trasse il film di successo Violenza Quinto Potere (1974). Gli anni successivi videro la pubblicazione dei romanzi Gente di rispetto (Bompiani, 1975) da cui Luigi Zampa trasse il film omonimo, Prima che vi uccidano (Bompiani, 1977) e Passione di Michele (Cappelli, 1980) dal quale Werner Schroeter trasse il film Palermo oder Wolfsburg, vincitore dell’Orso d’oro al festival di Berlino del 1980, e delle opere teatrali de Il Proboviro (1972), Bello Bellissimo (1975), Foemina ridens (1980). Opere di grande maturità e complessità che hanno consacrato lo scrittore siciliano come acuto testimone del suo tempo e come profondo studioso ed esperto del fenomeno della mafia siciliana. Nel decennio 1965-1975 realizzò a Catania e Roma quattro personali degli oli e delle grafiche realizzate in quegli anni. Nel 1980 – anno in cui il film Palermo or Wolfsburg, da lui sceneggiato, vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino – Pippo Fava assunse la direzione del Giornale del Sud a Catania. Nel novembre 1982 fondò il mensile I Siciliani e pubblicò inchieste in cui si denunciavano con forza le collusioni tra mafia, politica e imprenditoria.
COM’E MORTO - Alle 22 del 5 gennaio 1984, Pippo Fava aveva appena lasciato la redazione del suo giornale e stava andando a prendere la nipote che recitava al teatro Stabile della città etnea. Non ebbe il tempo di scendere dalla macchina: fu freddato da cinque colpi calibro 7.65 alla nuca. Al funerale, solo poche persone tra cui il presidente della regione Santi Nicita. Nel 2003 la Cassazione ha condannato all’ergastolo il boss Nitto Santapaola, mandante del delitto.
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MARIO FRANCESE – Siracusa 6 febbraio 1925 / Palermo 26 gennaio 1979
CHI ERA - Era il cronista di nera del quotidiano Il Giornale di Sicilia , ruolo in cui compì un’approfondita ricostruzione delle più complesse vicende di mafia degli anni ‘70 e pubblicò per primo i nomi dei boss corleonesi che cominciavano a scalare le gerarchie di Cosa Nostra per arrivare a Palermo.
COM’E MORTO - Originario di Siracusa, fu ucciso a colpi di pistola a Palermo, in viale Campania, sotto casa sua. Muore il 26 gennaio 1979. Perché venne assassinato? Perché, si legge nella motivazione della sentenza della Cassazione che condannò esecutori e mandanti di quel delitto, Mario Francese possedeva “una straordinaria capacità di operare collegamenti tra i fatti di cronaca più significativi, di interpretarli con coraggiosa intelligenza, e di tracciare così una ricostruzione di eccezionale chiarezza e credibilità delle linee evolutive di Cosa Nostra”. Inoltre, scrissero ancora i supremi giudici, con l’eliminazione di quel cronista dalla “schiena dritta” si aprì “la stagione dei delitti eccellenti”. Francese, tra l’altro, intuì e descrisse l’inizio dell’assalto dei corleonesi al vertice di Cosa Nostra. Riferì anche della frattura nella “Commissione mafiosa”.
(notizie tratte da “Ossigeno per l’informazione”)
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