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“Maps to the Stars” di David Cronenberg. Con Mia Wasikowska, Julianne Moore, John Cusack, Robert Pattinson, Olivia Williams

Festival di Cannes 2014: Premio a Julianne Moore per la migliore attrice protagonista

di Orazio Leotta - martedì 27 maggio 2014 - 4540 letture

Una giovane ragazza col volto sfregiato nella parte sinistra a causa di ustioni diffuse piomba a Hollywood. Il suo nome è Agatha Weiss (Mia Wasikowska). Soldi contanti in mano assolda un tassista (Robert Pattinson) e si fa accompagnare in giro per la città. E’ curiosa, vuole conoscere nomi, strade, fa tante domande. Fra i due nasce una simpatia immediata. Lo spettatore comincia a chiedersi cosa ci fa questa ragazza nel regno dei divi del cinema e ben presto, a piccole dosi, ne avrà le risposte. julianne_moore

Ella è un’ex psicopatica che appiccando volontariamente un incendio ne porta addosso ancora i segni, non solo ma in quell’occasione rischiò di far perdere la vita al fratellino che adesso è un bambino prodigio, una vera e propria star del cinema comico per famiglie e vive proprio lì. Non solo, ma a Hollywood ci sono anche il padre, Stafford Weiss (John Cusack) terapeuta e personal trainer-psicologo delle dive con la moglie, Christina Weiss, interpretata da Olivia Williams, che segue come un’ombra l’enfant prodige.

Agatha, per mantenersi, trova lavoro come cameriera tuttofare a casa dell’attrice Havana Segrand (Julianne Moore), figlia d’arte - sua madre fu una grande attrice morta a seguito di un incendio - che trepida nell’attesa di conoscere se le sarà assegnata la parte principale nel film che rievoca appunto la vita di sua madre. Ma Agatha è del tutto guarita? I suoi sarebbero contenti di rivederla? E Havana ha fatto bene ad accoglierla in casa? E il bel tassista? Gli ingredienti sono talmente tanti che urge non addentrarsi più di tanto nella trama. L’occhio di Cronenberg coglie il cinismo di certi ambienti, l’ipocrisia, il battersi ferocemente nel tentativo di afferrare un vacuo successo. Droghe, barbiturici e tranquillanti a volontà di tutti i tipi e di tutte le marche (non sapevo ne esistessero così tanti….). mia-wasikowska-e-julianne-moore[1]

Fra i motivi che convincono Havana ad assumere la ragazza c’è quello di saper guidare così da poter andare in centro a fare scorta di vestiti e medicinali. Di amore o meglio di sesso se ne parla esclusivamente in relazione all’utilizzo dei “buchi”, identificati a seconda del caso come giovani, vecchi o addirittura puzzolenti. Le visioni e gli incubi che ciascuno dei protagonisti si portano appresso fanno da contraltare, virando a tratti nell’horror, al liet- motiv della pellicola, che come già fece Anderson a suo tempo in “Boogie Nights” (con la stessa Moore), ridicolizza il microcosmo hollywoodiano ove anche le menti delle persone normali possono essere distrutte dalle violenze fisiche e soprattutto mentali che ivi vengono generate.


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