Sei all'interno di >> :.: Culture | ParoleRubate |

Manifesto per una No Cancel Culture

Non devono spaventarci le macchine, l’intelligenza artificiale, i transgender, le famiglie-single e i migranti. Devono spaventarci altre cose. Qualcuno includa nella lista l’abominio della cancel culture

di Alessandra Calanchi - sabato 29 maggio 2021 - 683 letture

Un rover si aggira sul Pianeta Terra. Mentre Perseverance percorre metro dopo metro i misteriosi territori di Marte, il nostro rover terrestre si aggira invisibile, silenzioso, enorme e infido. Non cerca tracce di vita, non scatta fotografie e non registra suoni: si concentra sulla Storia, sul passato, sulle narrazioni che hanno creato la nostra cultura, le nostre culture.

Non ha nome – o meglio, ha molti nomi. Potete chiamarlo come vi pare. E non è uno – è doppio, è trino, è molteplice. E invece di cercare vita, semina morte.

Questo rover fantasma, che potrebbe diffondere la cultura della pace e della cura in un mondo che si avvia inesorabilmente alla sua fine, scava nelle profondità delle nostre storie e individua gli errori. Invece di risolvere conflitti, di far passare leggi che rendano giustizia oggi ai perseguitati, invece di far cessare le stragi quotidiane, i lanci di missili, le inadempienze, le discriminazioni, gli stupri, questo rover copre le parti intime dei santi nei quadri antichi, corregge gli stereotipi nei cartoni animati, rilegge le grandi tragedie e commedie emendandole da colpe e pregiudizi.

Questo vero e proprio ostracismo non riguarda solo il presente e non riguarda solo la sacrosanta libertà di parola ma si applica sempre più anche al passato.

In Italia, la storia della censura delle opere d’arte è lunga per cui ricorderò solo un episodio recente: la visita del presidente iraniano Rohani a Roma nel 2016, quando alcune figure di nudi furono prontamente oscurate da pannelli.

Non contento della lezione di Orwell, che nel 1949 ci mise in guardia, col suo illusoriamente distopico 1984, contro chi avrebbe voluto riscrivere la Storia, questo rover virtuale e diffuso esercita il suo dominio nel campo delle narrazioni (artistiche, letterarie, cinematografiche), censurando e correggendo. Un paio di esempi? In alcune scuole americane è proibito leggere Le avventure di Sherlock Holmes per il modo in cui sono descritti i mormoni – cosicché Conan Doyle è finito in una lista nera assieme a Dreiser, Voltaire, Salinger e altri [1] e sono finiti sotto i tagliatori di teste anche Peter Pan, Dumbo e Gli aristogatti perché giudicati razzisti [2]. E vogliamo parlare di Shakespeare? La censura già attiva da tempo in Oriente oggi arriva a colpire i remake, mentre in Occidente ci si accorge di quanto sia razzista, misogino e pericoloso il Bardo e invece di contestualizzare e, semmai, accompagnare i testi e le performance a una presa di distanza (ovvio che se leggo agli studenti Titus Andronicus dovrò problematizzare la violenza inaudita sulla donna, e anzi mi servirà per ragionare insieme sul fatto che oggi esiste il femminicidio), si preferisce eliminarlo tout court [3].

Ovviamente è un boicottaggio arbitrario, un vero abuso che non tiene conto del contesto in cui furono create tali opere, e che sceglie la via breve della censura anziché formulare spiegazioni e sollecitare un dibattito. I casi sono migliaia e crescono di giorno in giorno – ne ho qui segnalato solo qualcuno, ma credo basti a mostrare l’assoluta necessità di prendere una posizione a difesa non certo di valori che grondano sangue, ma della memoria storica, letteraria e culturale dei popoli, perché da qui a negare l’Olocausto il passo è breve, da qui a dimenticare che siamo stati razzisti e sessisti (e credo lo siamo tuttora), il passo lo è ancora di più.

Questo è il post-umano. Fate attenzione: non devono spaventarci le macchine, l’intelligenza artificiale, i transgender, le famiglie-single e i migranti. Devono spaventarci altre cose - la pandemia, lo scioglimento dei ghiacci, le isole di plastica, i licenziamenti, il traffico di organi e di persone. E per favore, qualcuno includa nella lista l’abominio della cancel culture o call-out culture.

Non chiamiamoci fuori. Non cancelliamo. Assumiamoci invece le nostre responsabilità, e impariamo/insegniamo ad argomentare, a problematizzare, a chiedere scusa se ancora non siamo riusciti a cambiare le cose. È comodo cancellare i tratti orientali di un gatto dei cartoni animati, mentre si lasciano affogare esseri umani nel Mediterraneo.

Alleniamoci a poter dire, un giorno: Finalmente, noi oggi non siamo più così. Senza cancellare nulla. Sarà un grande giorno.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -