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Ma perché bisogna aver paura delle droghe?

Qualche riflessione sul rapporto UOMO-NATURA dal punto di vista delle droghe
di Emanuele G. - domenica 1 giugno 2014 - 1640 letture

Inizio questa mia riflessione con un avvertimento che reputo importante al fine di una corretta interpretazione dell’articolo. Qui si parlerà di droghe intese come piante psicoattive - cioé che aumentano certe funzioni del nostro corpo e della nostra psiche - e non come prodotto di sintesi chimica quali eroina, Lsd o cocaina. Le prime rappresentano un "item" culturale di specifica importanza, mentre le seconde hanno solo prodotto una devastazione senza pari in larghi strati della popolazione del ricco mondo occidentale.

Venendo al tema dell’articolo c’è da appuntare la nostra attenzione su un dato incontrovertibile. Il seguente... Un evidente danno che la Religione Cattolica ha provocato alla civiltà umana è quello di aver interrotto la naturale relazione dell’uomo con la natura e l’ambiente circostante. Il creato - quindi la natura e/o l’ambiente - non è più un valore in sé. Bensì è un prodotto della potenza creatrice di Dio. Per certi versi in questo risiede il cambio epocale rappresentato dalla comparsa sul proscenio della civiltà umana della Religione Cattolica.

BREVE PARENTESI ESPLICATIVA

Prima di tale evento la relazione UOMO-NATURA era diretta e la religione fungeva da semplice tramite. Con il Cristianesimo tale relazione non è più bimodale, ma trimodale: UOMO-DIO-NATURA. Dio avendo creato la natura (ovverossia il creato) diventa il tramite assoluto del rapporto fra l’uomo e la natura. All’uomo non è più permesso un rapporto diretto.

In quest’ottica può essere ricondotta la questione afferente al peccato originale. Eva e Adamo mangiano il c.d. "frutto proibito" (la mela) perché ambiscono a un rapporto immediato con il creato e non mediante l’intermediazione di Dio. Dio che li punisce per non aver sottomesso il rapporto alla sua autorizzazione. Il frutto non era proibito in sé e non aveva il valore del peccato. Era proibito ed era peccato per l’arbitrio di Dio.

Danno che è evidente - anzi molto evidente - per tutto ciò che riguarda le droghe. Infatti, durante la preistoria oppure nell’età classica o in altre civiltà l’uso delle droghe dava il senso di un fortissimo legame fra l’uomo e la natura che lo circondava. Le droghe, per certi versi, rappresentavano il tramite mediante cui l’uomo entrava in contatto con la natura. Non solo in senso fisico, ma spirituale e quasi esoterico. Le droghe erano semplicemente delle erbe a cui si dava un potere particolare. Non solo magico, ma anche medico. I due aspetti (magico e medico) si univano in un sinolo davvero granitico. Le erbe, mettiamola pure in questi termini, come totem che simboleggiava il legame viscerale fra il creato e l’uomo.

Con il Cristianesimo tutto cambiò. L’uso delle droghe (o erbe) veniva considerato uno degli aspetti maggiormente deleteri del paganesimo. Non c’era alcun bisogno di utilizzare le droghe per rapportarsi al divino. Il loro uso era, pertanto, amorale e immorale. Una religione non può basarsi sulla magia o sull’esoterismo. Si crede perché si crede. Null’altro occorre. La sola fede è bastevole ew pure avanza. Anche perché ciò che importa nel Cristianesimo è il rapporto diretto uomo-Dio.

Ritornando alla questione riguardante il rapporto diretto che avevano le civiltà non cristiane con la natura e le droghe intendo accennarvi di due casi esemplari. Uno ci proviene dalla Mesoamerica (America Centrale) e l’altro dalla Grecia classica.

Mesoamerica.

C’è una civiltà che ha costruito le piramidi e che consumana abbondantemente droghe: i Maya, che si avvicinavano al cielo con i loro templi e usavano le droghe per lo stesso scopo. Le culture precolombiane avevano a disposizione una sorta di sostanze pscicoattive per entrare in comunione con gli dei. Gli Aztechi e i Maya erano profondi conoscitori di un complesso insieme di vegetali psicoattivi, che utilizzavano nel corso delle cerimonie festive, religiose, divinatorie. Erano esperti agricoltori, coltivavano e ingerivano piante pscicotrope per viaggiare nell’altro regno, in modo veloce e facile. Nei riti delle sepolture, sono stati trovati reperti di piante con propietà narcotiche. Esistono anche testimonianze del fatto che gli Aztechi drogavano le vittime predestinate ai loro sacrifici umani, le facevano danzare e gioire prima di essere sacrificate. In diversi affreschi di Teotihuacán, la capitale del regno azteco sono stati individuate immagini di piante psicoattive. Conoscevano anche il tabacco che veniva ingerito o introdotto in corpo, con un clistere e che aveva effetti visionari. Pratiche precise e strutturali per stabilire un contatto con gli dei, tramite il corpo. Una credenza condivisa per lungo tempo da altre culture. Gli indigeni americani usavano un estratto allucinogeno, l’ayahuasca, una droga creata, non colta. Le piante vengono bollite per essere bevute, in gruppo. Un uso sciamanico che induceva il vomito, che depurava l’organismo, lo purificava, prima di entrare in uno stato percettivo alterato della realtà che fa da tramite agli spiriti della foresta.

Grecia.

I filosofi greci facevano un intenso uso di droghe per alterare gli stati della coscienza. Esperienze extracorporee come quelle legate ai misteri Eleusini. I miti Eleusini erano “misteriosi” poiché potevano assistervi solo gli iniziati, i quali dovevano mantenere il segreto perché i riti intesi a promuovere la fertilità dei campi assumevano un carattere magico. Luce, buio, musica, ballo, una sovraeccitazione sensoriale data anche dall’uso del fungo Ergot, che contiene alcuni interessanti sostanze, alkaloidi, usato anche nella produzioen di LSD. E nei riti di purificazione, tramite suffumidificazione, bruciavano incenso, mirra e cannabis. Inalati portano all’ebrezza e procurano pensieri filosofici. Ippocrate riconosce che c’è una ragione scientifica nelle droghe che colpiscono il corpo, esse hanno un potere di guarire o di nuocere. Non esisteva il problema morale, assumerle non è una questione di giusto o sbagliato, rappresentano una parte fondamentale dell’essere, una connessione con il proprio corpo. Sono i cristiani che alterano questo concetto. Dovete pensare che i rappresentanti del popolo ateniese che siedevano nell’Ecclesia (il corrispettivo della Camera dei Deputati) e nella Boulé (il nostro Senato) assumevano delle droghe - fra cui l’Ergot - per meglio legiferare e decidere. Le droghe avevano il potere di svincolare gli uomini che decidevano dagli interessi momentanei e transeunti al fine di poter assumere decisioni davvero corrispondenti agli interessi generali.

Quindi dobbiamo aver paura delle droghe? Le droghe sono state uno strumento essenziale mediante il quale l’uomo ha potuto liberare la sua potente azione creatrice. L’assunzione di droghe come fenomeno culturale. Come modalità di esprimere la sua indole inerziale e il contatto diretto con la natura stessa. Se intendiamo svincolarci da questa assillante, invadente, falsa e terroristica civiltà tecnologica diventa, dunque, necessario un ritorno pieno a un rapporto meno mediato e maggiormente libero con la natura. E, dunque, le droghe.


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