MARS as no one knows it!
Paralleli Pericolosi : Le rivelazioni marziane di due donne del West / di Alice Ilgenfritz Jones, Ella Merchant ; a cura di Simonetta Badioli. - Firenze : Le Lettere, 2021. - 200 p. - (Pan narrativa ; 63). - ISBN: 978-88-9366-209-3.

Marte è il quarto pianeta dal Sole, dopo la Terra.
E questo è tutto ciò che molti sanno sul pianeta rosso. Tranne forse perché è rosso!
Ciò che la maggior parte dell’umanità non sa è che su Marte esiste una civiltà. Una vera, complessa, sfuggente civiltà. Perché non la notiamo?
Perché è più evoluta della nostra, e c’è stato un precedente… poco noto… ! La civiltà marziana è stata la prima ad applicare tecnologie di occultamento. E su vasta scala!
E’ dai marziani che hanno copiato Klingon e Romulani
(Questo, Star Trek, ancora non l’ha rivelato!)

- Copertina di Paralleli pericolosi
Che su Marte sia insediata una civiltà progredita ne dà la prova il libro utopico marziano Unveiling a Parallel del 1893 (in italiano: Paralleli Pericolosi - ed. Le Lettere - Trad. Simonetta Badioli). Quasi un diario di viaggio di un impavido terrestre che, giunto inaspettatamente sul pianeta rosso, ce ne racconta aspetto, civiltà, società e tecnologie. E per i più romantici tra voi spoileriamo che si innamorerà anche di una marziana (anzi... due!).
Evidentemente piacciono!
Marte è abitato - o almeno lo era nel 1893. Una razza del tutto e per tutto biologicamente simile a noi terrestri aveva addomesticato il pianeta da tempo. Tanto da progredire civilmente, moralmente e tecnologicamente più di quanto non abbia fatto la razza umana sulla Terra (a tutt’oggi sembrerebbe ancora così). C’erano, e sembrano esserci ancora oggi, donne e uomini su Marte, proprio come noi.
Città meravigliose e fiorenti sono ubicate qua e là sul pianeta. A noi oggi invisibili, evidentemente. E già nel tempo terrestre dell’anno 1893 erano collegate tra loro da mezzi di spostamento pubblico più veloci dei nostri treni a levitazione magnetica.
Due concetti sociali sembrano dominare e segnare la vita delle due città più importanti del pianeta: Caskia e Paleveria.
Le donne marziane di Paleveria, pur mantenendo la loro natura femminile, conducono una vita concettualmente maschile e gli uomini non hanno assolutamente l’esclusiva dello scettro del potere. Le donne sono in tutto e per tutto allo stesso livello dei maschi: sono a capo di governi, di importantissime istituzioni e comandano Società industriali, commerciali e finanziarie come e meglio di un uomo. Le donne marziane vivono l’amore solo per il puro piacere di vedere realizzato un bisogno. Se capita procreano senza la necessità di mantenere fede alla propria maternità (hanno istituito apposite organizzazioni senza stigma sociale né per per la madre né per il figlio/a). Fumano e bevono. E, a quanto sembra, quando l’esploratore dice che “fumano”, sembra trattarsi di roba tosta! Ma sanno restare sempre delle gran signore.
Insomma, parità di diritti - quella vera - indiscutibilmente raggiunta, ma soltanto perché le donne si sono, loro, abbassate ai princìpi che governano la vita dei maschi. Perché, diciamocelo, sbronzarsi e fumare fino a stordirsi, fare sesso senza preoccuparsi né del partner né della relazione non è decisamente cosa che qualcuno definirebbe “femminile”.
Tutt’altra musica nella comunità dei Caskiani. Troviamo ancora uomini e donne allo stesso livello di pari di fatto (su Marte l’uguaglianza non è “concessa” ma radicata culturalmente.), ma, qui, entrambi perseguono il più alto grado di umanità, spiritualità e saggezza. Tanto da ricercare uno stile di vita che possa essere quasi parificato alla trascendenza con la divinità. E tenendo conto che per taluni umani resta una meta auspicabile anche sulla Terra, si fa difficile credere non si tratti della stessa spiritualità, sfrondata da manipolazioni storiche e da riti che da noi hanno dato origine alle religioni.
C’è attenzione per il corpo, come sacro sarcofago custode dello spirito e della forza vitale, che riceve sin dalla fanciullezza le adeguate attenzioni alimentari e fisiche che diventano sane abitudini di vita e portano a una longeva aspettativa dell’esistenza, oltre ogni aspettativa.
Gli anziani di Caskia sono molto più vecchi di quelli di Paleveria e fino alla fine dei loro giorni restano sempre arzilli e presenti, oltre che, in un certo qual modo, connessi a qualcosa di più grande. Qualcuno pensa che la discendenza di quelli che saranno chiamati Jedi, nella saga di Star Wars, scaturisca da qui! Le famiglie marziane educano i bambini a una dieta equilibrata, attività fisica regolare e igiene personale, non come obblighi medici, ma come parte naturale della cultura.
La parola chiave è Armonia. Sulla Terra si curano i sintomi dopo che una malattia si manifesta; su Marte si lavora per evitarla. La salute è vista non solo come assenza di malattie, ma come armonia con l’ambiente. Le città marziane investono molto nella prevenzione: acqua pura, aria filtrata, controlli sanitari periodici. Gli anziani non sono isolati, ma restano attivi e partecipi della vita pubblica, portando saggezza e continuità culturale.
Le relazioni si fondano su affetto e rispetto, non su vincoli legali imposti. La mobilità sociale è reale: ciascuno può migliorare la propria condizione in base alle competenze. Non esiste la trasmissione ereditaria di potere che non sia accompagnata da competenza. L’istruzione è gratuita, accessibile a tutti e valorizza sia scienze che arti. C’è enfasi sullo sviluppo del pensiero critico, non solo sulla trasmissione di nozioni. L’uso della tecnologia è mirato a ridurre il lavoro pesante e pericoloso. Le risorse sono gestite in modo sostenibile, evitando sprechi e degrado ambientale. Il sistema legale trasparente, con pene proporzionate e orientate alla rieducazione, evita la discriminazione per genere, classe sociale o ricchezza. C’è un fortissimo senso di responsabilità civica: la prosperità individuale è legata a quella comunitaria tanto che le politiche pubbliche sono realmente e principalmente orientate a salute, cultura e tempo libero, non solo alla produttività economica.
La civiltà su Marte, già nell’anno terrestre 1893, è un modello integrato di società dove uguaglianza, prevenzione dei conflitti e armonia con l’ambiente sono viste come condizioni indispensabili per il progresso.
Il confronto con le ideologie, le convinzioni e i resoconti del visitatore umano mostrano come molte disuguaglianze e inefficienze terrestri siano frutto di convenzioni, non di necessità naturali.
Il racconto dell’uomo che ha raggiunto Marte prima di chiunque altro - quando ancora oggi non possiamo ripetere questa esperienza in prima persona - si chiude lasciando intendere che tornerà sulla Terra, che la sua partenza è imminente e inesorabile. Il resoconto dell’esploratore non dice di più, ma fa sorgere domande, lascia interrogativi senza risposta e insinua nelle menti di chi, qui sulla Terra, ha grano salis per intendere un senso vago di modi possibili, di realtà trasbordabili, applicabili anche da noi, magari per vivere tutti un po’ meglio?
Questo era Marte nel 1893, e adesso che finalmente ci siamo tornati e lo vediamo spoglio e disabitato, è ovvio che pensiamo esser stata tutta una messinscena, puro racconto di fantasia, una narrazione utopica della quale potremmo solo ringraziare le autrici (e la brava traduttrice), ma può anche essere vero che i marziani abbiano trovato il modo di non farsi più cogliere impreparati da ospiti inattesi: maestri di occultamento quali sono. D’altro canto, forse, abbiamo esagerato la prima volta mostrandoci per come siamo, non proprio una schifezza, ma non certo una civiltà meritevole di rispetto e capace di mantenere la parola, diplomatica anziché guerrigliera, tendente al dialogo anziché alla pugnalata alle spalle. E credo di essere stato buonista nella forma di quest’ultima parafrasi considerando la realtà dei fatti sulla Terra nell’anno in corso 2025.
Forse avremmo da imparare qualcosa da questo resoconto di viaggio. A quanto pare decisamente inedito, certamente per il 1893, e non ancora replicabile (per il momento). Se su Marte ci sono uomini e donne geneticamente a noi simili, sicuramente se la passano meglio. Quantomeno sul fronte della coerenza etica, della parità di genere e della dignità per tutti gli esseri viventi. Vi pare poco?
Io fossi in voi ci farei un giro. Dentro Paralleli Pericolosi intendo, quindi su Marte. Il pianeta rosso come non lo avete mai conosciuto.
Io l’ho fatto e ne sono uscito decisamente trasformato. Oggi sono uno dei pochi uomini (per ora) degni dell’universo @donnechevengonodamarte. E quando avrete letto il libro capirete quale piacere e quale onore sia! Fate un salto anche qui, sul canale di @donnechevengonodamarte. Non ve ne pentirete!
Nota sulla traduzione italiana: secondo le recensioni, la postfazione di Alessandra Calanchi e le schede editoriali, Simonetta Badioli è scaltra e abile a rendere immediati gli elementi minori di “utopia femminista” dell’originale - pur mantenendosi fedele ai paradigmi di traduzione professionale - proprio per agevolare la lettura ai lettori contemporanei, rendendo il contrasto più immediatamente percepibile e meno “paternalista” rispetto alla prosa ottocentesca di Alice Ilgenfritz Jones e Ella Robinson Merchant. Il contrasto serve a mettere in luce quanto la disuguaglianza terrestre fosse all’epoca (che lo sia ancora oggi?! A ognuno di voi l’ardua sentenza) artificiale e mantenuta per convenienza maschile.
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