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Luisa Muraro e la maternità

Il femminismo di Luisa Muraro non è mai stato organico con l’individualismo dell’ipercapitalismo, pertanto “il democratico sistema delle libere merci” l’ha marginalizzata.

di Salvatore A. Bravo - domenica 14 giugno 2026 - 525 letture

Il femminismo di Luisa Muraro non è mai stato organico con l’individualismo dell’ipercapitalismo, pertanto “il democratico sistema delle libere merci” l’ha marginalizzata. La sua morte è passata in sordina. Si censura in innumerevoli modi quando a governare è il “mercato”.

Ella fu pensatrice olistica e, pertanto, colse le relazioni e le implicazioni etiche della libertà. Quest’ultima senza consapevolezza dell’intenzionalità etica della relazione è solo violenza.

La drammaticità e la complessità dei problemi e delle scelte della realtà contemporanea contrastano con il semplicismo delle soluzioni che si adottano. In genere dinanzi a vincoli che necessitano di riflessione personale e collettiva il sistema economico spinge per un “sì” indifferenziato e acefalo. Non porre limiti e non pensare collettivamente il senso e le conseguenze delle azioni sta diventando il costume abituale della globalizzazione crematistica. Il denaro, per moltiplicarsi senza limiti, assume il volto accogliente del “sì” ad ogni desiderio.

La potenza del desiderio, forza dionisiaca di vita e pensiero, è divenuta nelle strettoie del mercato un mezzo per produrre denaro. I desideri sono sollecitati, inseguiti e coccolati, in quanto sostengono il mercato. Il nostro è il regno del cavallo nero di Platone. Si precipita verso il basso, ma non si guarda lo schianto. Il libro di Luisa Muraro L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto è un testo che rompe il “sì” omologato a tale pratica e la disvela nella sua verità mercantile e tragica.

Luisa Muraro è una femminista che osa pensare fuori dal coro, pertanto il suo intervento su talune tematiche “eticamente urgenti” mostrano il vuoto metafisico di una realtà sociale organizzata intorno al “cavallo nero del mercato”. Il mito della biga alata di Platone nel Fedro ci svela la verità del capitale. Il capitalismo sollecita il cavallo nero della dismisura incurante del precipitare dell’intero verso la rovina. L’irrazionale razionalità del capitalismo ha la sua verità nella dismisura. Il desiderio è disancorato da ogni vincolo e razionalità etica. L’economicismo dichiara che tutto è ammissibile, in quanto non ha fondazione veritativa, ammette la sola moltiplicazione dei mezzi per la produzione infinita del plusvalore. Senza fini oggettivi e con i soli mezzi sempre più pervasivi e distruttivi non vi sono orizzonti e progettualità. La cecità del futuro è la cifra del nostro presente.

In tale contesto tutto è possibile, in quanto è il denaro che guida le scelte collettive:

“Forse, ma il problema, secondo me, è meno scontato, più grave, perché non stiamo tornando indietro, che è pur sempre una direzione, quella del gambero. Noi non stiamo andando da nessuna parte” [1]

Il desiderio ispirato dal mercato non è più tale, è inautentico e regressivo, pertanto la forza plastica della vita si ribalta in culto della morte. Le relazioni improntate sull’utile e sulla soddisfazione immediata del desiderio trasformano l’alterità in “oggetto” da usare, consumare e gettare. In questo ciclo distruttivo di desiderio e morte solo il mercato si afferma in modo pernicioso. La dismisura sollecita il desiderio e lo indebolisce, in quanto esso senza razionalità e profondità interiore è solo pulsione senza senso e senza fine, finisce col divorare se stesso:

“Il desiderio di suo non ha fondo e non ha limiti; alleato con la tecnica e con il mercato, si crea una dismisura temibile. Una dismisura che lo indebolisce, per finire. La prima misura che il desiderio trova, prima della giustizia o della morale, la trova nelle circostanze umane della sua realizzazione. Aiutarla con mezzi che non sono più mezzi, può capovolgersi nella morte del desiderio. Non parlo di cose che non sappiamo, le abbiamo già in casa, la chiamano depressione. La surrogata salta un passaggio che potrebbe essere una necessaria mediazione per la nostra umanità” [2].

Il cavallo nero del mercato intacca ogni aspetto della vita, penetra in essa fino a rendere il dono della procreazione “un prodotto industriale” da vendere al migliore offerente. Il denaro stabilisce il lecito e l’illecito, esso è la vera potenza che guida “il mondo degli uomini e delle donne”. La sussunzione al mercato ha reso il denaro il punto focale del discrimine tra chi può tutto e coloro che, invece, non possono. L’etica è stata cancellata, al suo posto vige la sola legge del mercato.

L’utero in affitto svela la realtà del “cavalo nero nella sua corsa fatale e letale”. La legge è stabilita dal denaro, ogni discussione etica e metafisica sono valutate superate dalla potenza crematistica. I poveri offrono il corpo, unica loro ricchezza, i ricchi comprano il proletariato, non solo ne estraggono il plusvalore sfruttandoli con il lavoro precario, ma ne affittano il corpo e ne strappano l’essenza prima: la vita. La logica dello sfruttamento, già strutturale col capitalismo, si espande e moltiplica con “il progresso della tecnica e del digitale”. Tutto è manipolabile e monetizzabile. L’alleanza tecnica-capitale è il pericolo da pensare. Tecnica e capitale sono indistinguibili, in quanto lo scopo è trasformare ogni esperienza in plusvalore.

L’utero in affitto e la vita, dunque, sono ingabbiati nel mercato e nell’integralismo dell’aziendalizzazione, essi devono rispondere alle sue leggi:

«La maternità surrogata appartiene a un tempo successivo, il nostro, dove la legge la fanno sempre più i soldi. Doveva essere un modo, questo, per dire che di fatto comandano i più ricchi. Ma sta diventando vero alla lettera, perché i soldi, oggi, comandano ben più dei ricchi” [3].

Il capitalismo nella sua forza e forma assimilatrice necessita di pensiero, affinché possa essere pensato nella sua verità. Il pensiero è inibito in ogni modo, in quanto è ricerca dei fini. Il cavallo nero non discrimina, esso batte ogni via che conduce alla moltiplicazione parossistica del denaro e delle logiche di dominio: «La più risibile difesa della surrogata è quella che protesta contro i divieti e le proibizioni, in nome della libertà.

Qui non si tratta di proibire, si tratta di non sbagliare. Per loro (e per tutti) sono state scritte queste parole:

“La più risibile difesa della surrogata è quella che protesta contro i divieti e le proibizioni, in nome della libertà. Qui non si tratta di proibire, si tratta di non sbagliare. Per loro (e per tutti) sono state scritte queste parole. Ci sono strade che non bisogna prendere, ci sono ponti che non bisogna attraversare, ci sono possibilità che non bisogna cogliere”. Le dice Sun tzu nell’Arte della guerra, antico libro della sapienza cinese. Non si doveva prendere la strada di fabbricare armi atomiche, negli anni Quaranta del secolo scorso, armi che continuano a fare paura. Qualche grande scienziato lo capì e si rifiutò di collaborare. Gli altri dicevano: bisogna anticipare la scoperta della bomba da parte della Germania di Hitler. Ma questa era paura e propaganda. In effetti, c’è sempre anche il pericolo di essere ingannati, come se non bastasse la facilità con cui ci inganniamo da soli. Certe volte però lo sbaglio è evidente. Non si vede quanto sia grave solo perché al momento non si vedono gli sviluppi possibili. È andata così con l’idea dell’eugenetica, coltivata in ambienti scientifici, tradotta in programmi di governo nell’Europa del centronord e negli Usa, e infine. sfociata in un genocidio. Non dite, ma chi poteva saperlo?” [4].

Il denaro e le leggi del PIL sono divenuti processi interiori. La psiche funziona e ragiona secondo le leggi del mercato naturalizzate dal vuoto metafisico e dalla potenza mediatica consustanziale ai processi di interiorizzazione delle logiche crematistiche.

Il mercato non è fuori di “noi”, è in “noi”. Lottare contro il capitalismo è una operazione che deve muoversi secondo due direzioni: bisogna trasformare l’assetto sociale e, specialmente, la forma merce che si annida nelle relazioni umane e nella psiche. Il capitalismo è una visione del mondo interiore che si esplica nelle istituzioni e nelle scelte politiche.

I genitori che comprano la gestante e il materiale genetico rispettano le sue leggi, pertanto non hanno scrupoli o dubbi, questo è il dramma profondo del nostro tempo:

“Servono anche, ecco un punto su cui si sorvola, ma è la chiave di metà della faccenda, a istituire una legalità. Chi si mette fuori dalla legge dell’adozione con i limiti che pone agli aspiranti genitori, si troverebbe in una situazione sregolata. Invece no, si entra in un ordine costituito, riconosciuto e funzionante, quello del mercato. E questo dà una specie di autorizzazione. Di solito, gli aspiranti genitori hanno l’esigenza anche interiore di essere in ordine, non appartengono infatti alla categoria dei ribelli all’ordine sociale. L’autorizzazione data dai soldi pagati, anzi dal contratto commerciale, è sentita anche nei paesi in cui la cosa non è vietata, per esempio in Gran Bretagna che la consente purché formalmente gratuita ma non vieta il passaggio di soldi. Le leggi e le regole del commercio non impediscono a chi ha comprato i servizi della madre surrogata di condividere con lei le gioie derivanti dalla loro spesa e dal suo lavoro. Si richiede, ovviamente, che lei sia rispettosa dell’ordine commerciale. Si raccontano perciò storie edificanti, di madri gestanti che diventano amiche della coppia che le ha assoldate o, detto più gentilmente, assunte. Intorno alla nuova creatura si forma così una piccola cerchia di affetti, sicuramente preziosa per la sua crescita” [5].

L’utero in affitto svela la potenza mortifera del mercato. Il legame carnale tra madre e figlio è tagliato, esso è sostituito con il contratto giuridico che stabilisce la nuova geometria delle relazioni. Un bambino nel feto riconosce la propria madre dalla voce e dall’odore, questo legame viscerale è reciso dal contratto. La relazione donativa prima è necrotizzata e poi posta sul mercato dei desideri. Per i benestanti e nichilisti si apre un ghiotto mercato a cui attingere.

Il desiderio individuale e di coppia è l’unica legge che il sistema sollecita e valorizza, in quanto produttrice di plusvalore. Il capitalismo può proliferare solo neutralizzando la relazione donativa, pertanto incide sul legame primo della vita. L’amore disinteressato è scandolo nel sistema malvagio e diabolico (divisorio) del capitalismo:

Quello che la tecnologia offre alla coppia parentale non si riduce a tecnica. Infatti, la gravidanza ottenuta con materiale biologico in parte o tutto proveniente dalla coppia degli aspiranti genitori, li aiuta a sentirsi veri e unici genitori dal primo momento. Oltre che un supporto materiale all’immaginazione di essere la coppia generatrice di quella creatura, questo apporto è anche un mezzo per sostituire, per quanto possibile, il legame carnale fra la donna e la sua creatura, con il legame del materiale biologico che alla donna viene innestato. Operazione, quest’ultima, che si fa sempre più spesso, ho letto, anche per togliere a lei il diritto di considerarsi e, in caso, rivendicarsi madre. Traspare l’aspetto meno accettabile di questa pratica, quello di oltrepassare la necessità medica e diventare così un attacco demolitore della relazione materna. Non si dica che la legge può intervenire a porre un limite: non si può creare un piano inclinato e pretendere che le cose non scendano da quella parte [6].

Coloro che si appellano alla retorica dei diritti individuali per giustificare la compravendita degli uteri, o meglio delle madri in affitto, “non colgono” la palese contraddizione: il diritto individuale ha il suo senso nella liberazione dal giogo della sussunzione, la donna che ospita l’utero in affitto deve accettare il dominio dei compratori che stabiliscono con la potenza del denaro il contratto che li lega. Il legame affettivo è sostituito dalla giurisprudenza, mai neutra, e sempre dalla parte dei potentati. Si riproduce la logica del dominio in una forma sconosciuta e aggressiva:

“C’è un precedente che risuona nella protesta del “proprio voi femministe”. Il precedente è il movimento per la depenalizzazione dell’aborto. Si cita perciò quello slogan, “l’utero è mio”, che è andato in piazza, in Italia, negli anni dell’approvazione e conferma della legge 194. Applicare alla surrogata lo slogan dell’utero è mio è un controsenso. Prendeva il suo significato dal contesto di una mobilitazione per assicurare alla singola la prospettiva di una maternità liberamente desiderata. Nel caso presente, invece, si tratta di subordinare la fecondità personale a un progetto di altri, che saranno i titolari del suo frutto e dettano le condizioni del suo svolgimento. Nondimeno quello slogan era sbagliato già allora, così com’è una semplificazione parlare di diritto per l’interruzione volontaria della gravidanza” [7].

Con Luisa Muraro scomparsa il 13 giugno 2026 scompare una voce critica del capitalismo che conservò nei suoi scritti e nei suoi interventi il senso del sacro.

Il capitalismo l’ha spinta alla marginalità, perché in un sistema che mercifica ed eguaglia culture e generi in nome del niente (consumo-mercato) pensatrici capaci di porre il plesso teorico dell’uguaglianza nella differenza sono uno scandalo. Per nostra fortuna nella lunga notte del capitalismo-liberismo senza freni è stata una torcia che brilla, come direbbe Virgilia D’Andrea, e con i suoi scritti ci indica la via per uscire dalla violenza del semplicismo e della mercificazione senza limiti che tutto divora nella sua corsa perversa verso il niente.

[1] Luisa Muraro, L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto, La Scuola, 2016, Capitolo: Le leggi del Mercato.

[2] Ibidem: Capitolo: Relazioni, Tecnica e Mercato.

[3] Ibidem: Capitolo: Un ingorgo di problemi.

[4] Ibidem: Capitolo: Svegliamoci e Mettiamoci a pensare.

[5] Ibidem: Capitolo: Le leggi del Mercato.

[6] Ibidem: Capitolo: La Potenza del desiderio.

[7] Ibidem: Capitolo: Una libera scelta.


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