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Lo spaesamento

Mi gira la testa. Ho vertigini crescenti. Non voglio essere complice di nefandezze inenarrabili; non voglio assistere all’oblio dei diritti umani, calpestati dai regimi...

di Evaristo Lodi - giovedì 18 dicembre 2025 - 637 letture

«Natura e storia appaiono come modi di quell’unico grande movimento entropico che è la vita, […] È il momento del primato dell’animal laborans, dell’esistenza umana concepita come ricambio continuo tra uomo e natura, incapace di oggettivarsi in opere e istituzioni, corrosiva di ogni forma stabile nel mondo»

Hannah Arendt, Che cos’è la filosofia dell’esistenza?


Sempre più spesso mi capita di sentirmi spaesato, di percepire la realtà come estranea da me, come se non mi appartenesse più. Allora mi aggrappo all’idea di cercare di comprendere i fenomeni che mi circondano quotidianamente. Sembrano fantasmi che non mi lasciano riposare e che mi sorprendono perché a volte mi trovo costretto a essere d’accordo con chi non vorrei, anzi con chi è sempre stato il mio antagonista.

«Accettare quel che la vita ci sta dando , mostrarsi degni di tutto ciò che può accadere ricordandolo e meditandoci sopra, quindi rivedendolo nell’immaginazione; questo è il modo per restare vivi. […] È il significato che salva veramente l’essere» [1]

La fa facile lei. È una filosofa ebrea, rifugiata negli USA per sfuggire al nazismo e maestra di conoscenza su cos’è il male, inteso in ogni versante della vita dell’uomo, anche se solo accennato [2]. Così come le sue considerazioni sulla natura e il suo forte legame con la storia. Non riesco a non citare Romano Guardini (con parole che sono contenute nell’enciclica Laudato Si’, del 2015) che ha influenzato anche le considerazioni della Arendt: «ogni acquisto di potenza sia semplicemente progresso, accrescimento di sicurezza, di utilità, di benessere, di forza vitale, di pienezza di valori […] l’uomo che ne è il protagonista sa che, in ultima analisi, non si tratta né di utilità, né di benessere, ma di dominio; dominio nel senso estremo della parola. [… Per questo] cerca di afferrare gli elementi della natura ed insieme quelli dell’esistenza umana».

Natura, storia ed esistenza umana chi potrebbe sostenere che non sono, per Hannah Arendt sempre e comunque elementi interconnessi. Da ragazzo, un mio amico sosteneva la validità dell’esproprio proletario. «Il processo di alienazione dell’uomo moderno trova nell’espropriazione della terra dei contadini una tappa decisiva […] Il processo di espropriazione ha come tappa successiva, a partire dall’età dell’imperialismo, quella dello sradicamento dalle società nazionali, fenomeno ancora in corso che porterà alla trasformazione dell’umanità in un’entità realmente esistente» [3]. Che bello se si avverasse perché ora stiamo assistendo all’esatto contrario: i nazionalismi sono potenti e sembrano non curarsi delle piccole e sparute opposizioni che non sanno nemmeno come combatterli, cercando invano strumenti culturali attrattivi per le popolazioni.

Io non sono un filosofo e, per educazione, sono un amante dilettante della Storia. E lo spaesamento aumenta…

Un conto è il piano personale e qui ognuno di noi fa i conti con se stesso, modifica i bilanci della propria vita come meglio gli aggrada.

L’altra faccia della medaglia è la realtà dei fatti e la narrazione che di questa ci viene proposta ogni giorno, in barba a qualsiasi oggettività. Quando in passato mi sono sentito fuori contesto, estraneo alla realtà che mi circondava, mi sono rifugiato nei brandelli conosciuti della fenomenologia. Intendiamoci sono solo brandelli, faville nel vento che alcuni maestri mi hanno regalato e che non sono assolutamente degno nemmeno di citare.

Spaesamento esistenziale

Che cos’è la fenomenologia? La IA mi viene in aiuto: metodo filosofico e psicologico che si concentra sull’esperienza vissuta (il "fenomeno") e sul suo significato soggettivo, sospendendo i preconcetti per comprendere il mondo dal punto di vista dell’individuo, valorizzando la sua unicità, autenticità e consapevolezza, senza etichette diagnostiche. Perché non usare le definizioni fornite dall’intelligenza (artificiale) se questa ci dà una mano a comprendere meglio, senza contare poi sul fatto che lo stesso padre della fenomenologia Edmund Husserl è considerato il capostipite delle ricerche contemporanee sulla psicologia cognitiva e, appunto, l’intelligenza artificiale. Ma è anche il maestro di Martin Heidegger, con cui Hannah Arendt ha avuto una relazione e che aderì o simpatizzò per il nazismo [4].

Una commistione, un intreccio di sensazioni, di ideologie contrapposte che sfiorano anche la vita privata dei filosofi. Ma oggi a cosa possiamo paragonare tutto ciò? Qualche esempio? Vediamone solo uno: la guerra in Ucraina. Chi è più fascista e/o nazista? Le truppe russe invasori o quelle ucraine che stampano la svastica sui lori carri armati e di cui ho sentito parlare da gruppi italiani pacifisti che sono stati a vivere subito dietro le linee del fronte [5]. Fascista è chi propone, fa e fomenta la guerra ad ogni latitudine.

Per vari motivi, essenzialmente storici, sono convinto che l’Ucraina non esista [6]. E chi sbandiera il concetto di popolo ucraino, di lingua ucraina e di Ucraina come territorio europeo, faro della democrazia e dei diritti umani, opposto alla barbarica dittatura russa, o non sa di cosa sta parlando o ha una memoria storica molto, molto corta.

È curioso il fatto come queste mie affermazioni possano indignare sia chi è schierato con il dittatore russo (forse un po’ meno), sia chi è schierato con i volenterosi occidentali. Ma non possiamo dimenticarci di Donald (mi verrebbe da dire duck) Trump, quel simpatico giullare che vuole porre fine alla guerra, fomentando le mire espansionistiche del dittatore (sovietico), colui che minaccia addirittura di invadere il sacro suolo dell’Unione Europea e che ci ha dato una forte ragione per simpatizzare con il saltimbanco di Kiev e per accettare passivamente di offrire enormi risorse economiche sull’altare del riarmo.

Sono spaesato, sento un forte odore, una puzza nauseabonda di totalitarismo e ideologia:

«Un’ideologia è letteralmente quello che il suo nome sta ad indicare: è la logica di un’idea. La sua materia è la storia, a cui l’idea è applicata: il risultato di tale applicazione non è un complesso di affermazioni su qualcosa che è, bensì lo svolgimento di un processo che muta di continuo.[…] Le ideologie ritengono che nessuna esperienza possa insegnare alcunché dato che tutto è compreso in questo processo concreto di deduzione logica» [7]

E pensare che mi ero convinto che le ideologie non esistessero più, affascinato, fra l’altro dalle note di Giorgio Gaber (Maria, Libertà obbligatoria, Destra Sinistra, ecc.) sull’argomento e dall’idea del sorgere di una nuova era. In seguito e sicuramente più con i piedi per terra, sono passato a valutare i pezzi che stavo perdendo (sempre Gaber, L’uomo che perde i pezzi).

Un ribaltamento di prospettiva: stiamo assistendo alla nascita di una nuova era ed ogni sforzo per sperare che contenga un mondo migliore ha una sua intrinseca validità. Allo stesso tempo non siamo in grado di modificare la realtà che ci crolla addosso e ci fa credere di non avere gli strumenti adatti per essere propositivi e proattivi, come si usa dire con un termine di moda oggi. Possiamo solo affidarci alla fenomenologia, alla percezione dei fatti per come accadono, scevri da qualsiasi narrazione ne venga fatta. Questo non è molto semplice, anche perché se condanno le dittature in genere non mi accorgo che la narrazione fornita dalle democrazie è intrisa di stereotipi, creati ad arte per sfuggire alla realtà di decadenza che le pervade. Siamo arrivati persino a non condannare una democrazia mediorientale che ha generato e giustifica una Nakba, un genocidio, esattamente identico a ciò che ricordiamo come Shoah, portata avanti dalle dittature europee del XX° secolo. Siamo arrivati a definire “fascisti” i governi europei che non vogliono seguire la narrazione maggioritaria dell’Unione. Il termine “fascista”, purtroppo, ha perso di significato nella nostra epoca. Ne ha assunto altri. Forse si potrebbe affibbiare il termine “fascista” alle false feste che, da mesi, inondano le nostre città, piene di costosi addobbi e luminarie. Ma questo non può essere offerto sull’altare del consumismo delle democrazie occidentali. Sarebbe come fare arakiri, senza possibilità di una soluzione alternativa. E intanto nel mondo si soffre e si muore sull’altare dell’indifferenza.

Mi gira la testa. Ho vertigini crescenti. Non voglio essere complice di nefandezze inenarrabili; non voglio assistere all’oblio dei diritti umani, calpestati dai regimi dittatoriali sparsi nel mondo ma anche dalle democrazie mascherate, dalle democrature, dai nuovi regimi, che avvelenano anche il nostro bel paese ormai da trent’anni e forse più. Mi rifugio nella timidezza di Enzo Jannacci [8] che, nel lontano 2001, urlava e cantava sulla situazione delle migrazioni nel Mediterraneo.

Sono sempre più timido e spaesato...

[1] Citazione da un saggio dedicato a Karen Blixen e contenuta nel commento introduttivo (a cura di Sante Maletta) del volume Hannah Arendt, Che cos’è la filosofia dell’esistenza?, Jaca Book 1998, ristampa 2002

[2] Hannah Arendt in: Wikipedia ; Treccani (qui ci sono molti lemmi dedicati alla filosofa tedesca); Enciclopedia delle Donne. Sono rimasto colpito quando ho scoperto la sua tesi di laurea fu “L’amore in Sant’Agostino” e che fu anche allieva di Romano Guardini, che non tutte le fonti riportano. Tempi.it.

[3] Hannah Arendt, cit.

[4] Schematicamente: Husserl. Fenomenologia, Martin Heidegger.

[5] Vedi: Operazione colomba.

[6] Ho scritto alcuni articoli, in tempi non sospetti, che giustificano queste mie affermazioni ma non mi dilungherò nel citarli.

[7] Sempre tratto da Che cos’è la filosofia dell’esistenza?, in una nota, dove si citano anche frasi tratte dal romanzo orwelliano, 1984, scritto nel 1949, solo due anni prima di queste parole sul totalitarismo della Arendt, scritte nel 1951 e contenute nel volume Le Origini del Totalitarismo.

[8] Su YouTube.


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