Lettera sulla presenza di un editore neofascista a Più Libri Più Liberi
Serve una riflessione sull’opportunità della presenza di questo genere di contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici (da Appunti - di Stefano Feltri)
Da autrici, autori, case editrici, e naturalmente persone che frequentano le manifestazioni culturali di questo paese, siamo rimasti sorpresi nello scoprire che, tra gli stand della fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, quest’anno abbia trovato spazio Passaggio al Bosco, casa editrice il cui catalogo si basa in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita.
Nelle dichiarazioni dell’editore, questi titoli dovrebbero rappresentare “il punto di vista del pensiero identitario”; quale sia precisamente questo punto di vista lo si capisce scorrendo le schede dei libri compilate dall’editore stesso: il pamphlet scritto da Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen-SS, rappresenterebbe “impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante”.
Lo stesso Degrelle, insieme a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro e del Movimento Legionario - due tra i più violenti e antisemiti movimenti fascisti degli anni ‘30 in Romania - figurano tra gli interpreti delle “Più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere, altruismo e dominio di sé”.
I volontari delle brigate nere sono protagonisti della “eroica resistenza degli ultimi fascisti”, la loro adesione fino all’ultimo al sanguinoso progetto dell’Asse rappresenta il proseguimento della “lotta del sangue contro l’oro”, espressione usata da vari movimenti fascisti negli anni Trenta e Quaranta per indicare proprio la guerra mossa alle democrazie liberali e all’ebraismo.
Queste sono solo alcune delle figure cardine di questo “pensiero identitario” di cui il catalogo è ricchissimo.
Appare evidente che non si tratta di testi di studio o di indagine su determinati fenomeni o periodi storici, ma di un progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari, come un’esperienza eroica da cui trarre esempio.
Sorge spontaneo chiedere allora all’Associazione Italiana Editori, responsabile dell’assegnazione degli stand: com’è possibile che, pur nel rispetto di ogni orientamento politico, questo tipo di pubblicazione sia stato ritenuto compatibile con il regolamento che viene sottoscritto da ogni editore?
Non c’e forse una norma (l’Articolo 24, “Osservanza di leggi e regolamenti”) che impegna chiaramente gli espositori ad aderire “a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani ed in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana, di libertà della persona senza distinzione alcuna, per ragioni di etnia, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, rifiutando ogni forma di discriminazione rispetto al godimento di tali diritti”?
Poniamo quindi queste domande e preoccupazioni all’attenzione dell’associazione italiana editori per aprire una riflessione sull’opportunità della presenza di tali contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici.
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