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Lettera di un ragazzo palestinese: L’intifada della fame

Ricevo questa mail da una amica francese, a cui e’ stata inviata da un comune amico palestinese, e ne rimango scioccato. H. Sarebbe dovuto andare in Europa ma...
di Roberto Castronovo - giovedì 27 aprile 2006 - 6989 letture

Ricevo questa mail da una amica francese, a cui e’ stata inviata da un comune amico palestinese, e ne rimango scioccato. H. Sarebbe dovuto andare in Europa ma la situazione politica e le difficolta’ di ottenere un visto glielo impediscono. Mi rendo conto superato l’impatto emotivo, che in questa lettera, dietro lo sfogo di un giovane deluso ci sta una cruda e pericolosa verita’.

Queste parole possono aiutare bene a realizzare cosa stiano vivendo i palestinesi in questo periodo.

Da H.

Ciao E. Vorrei veramente incontrarti , ma penso che con la nuova situazione in Palestina ogni possibilita’ per me di viaggiare in Europa e’ perduta, quindi anche quest’anno restero’ in qui’ e non sono nemmeno sicuro se andro’ via il prossimo anno. La vita qui e’ cambiata rapidamente e sono sicuro che se tu ritornassi di nuovo noteresti una grande differenza tra il periodo in cui sei stata qui ed ora... e’ incredibile, e penso che il governo israeliano, gli USA, L’Europa e qualche paese arabo si debbano preparare preparando in un futuro prossimo ad affrontare la terza intifada in Palestina...

In passato capitava di domandarsi con gli amici di come ci potrebbe essere una terza intifada, e come sarebbe stato possibile per il popolo palestinese di cominciarla, e allora non trovavamo alcuna risposta perche’ la gente e’ stanca e spera che ogni violenza finisca per vivere finalmente in pace. Ma ora sono sicuro che se questa situazione dura un altro mese come questo tutta la terra (palestinese) verra distrutta e ci sara’ una terza intifada (l’intifada della Fame) e giuro in Dio che nessuno potra’ fermarci e che sara’ contro tutti... so che e’ folle cio’ che dico, ma e’ la triste realta’ purtroppo. Molte persone che credevano nella pace ora hanno cambiato idea... e (i nostri nemici) ci spingono in un vicolo cieco, il vicolo della violenza. Non soffro particolarmente qualcosa ora e non sto personalmente male, ma penso che devo muovermi per il mio popolo, e per la mia terra. E sono sicuro che sara’ la mia ultima battaglia, e’ una scelta tra essere o non essere...

Oggi (per esempio) sono stato sconvolto dall’incontro con un dottore che lavora all’ospedale di Hebron, abbiamo parlato nella mia bottega della situazione in generale e della crisi economica (che colpisce il nostro popolo). Questo dottore vive in Halhul (10 km a nord di Hebron) ma preferisce dormire all’ospedale, per risparmiare sui soldi del trasporto, anche se e’ molto dispiaciuto che i suoi figli non lo vedano tornare a casa la sera. Inoltre ho saputo di alcuni bambini che hanno abbandonato la scuola perche’ costretti ad andare a lavoro per sostenere economicamente la propria famiglia... e’ incredibile... Maledico tutto il mondo... ma mi dispiace, l’unica via per il popolo palestinese oggi e’ di tornare ai tempi dell’OLP militante, quando era forte, specialmente con i gruppi di Abu Nidal e l’Fplp... il mondo ha adesso bisogno di vedere una manifestazione di forza.

Per quanto riguarda il nuovo governo, sai bene che e’ stato eletto con delle elezioni democratiche, la maggior parte dei palestinesi lo ha scelto e che le elezioni si sono svolte sotto lo sguardo dei media di tutto il mondo, io penso che Hamas ha ragione a non ricoscere Israele poiche’ Arafat accettando loro, ha ottenuto il solo risultato di essere assediato, circondato e impossibilitato a muoversi e’ stato questo il prezzo della pace con Israele...se vogliono che li accettiamo devono andare via dalla nostra terra (territori occupati nel 1967), e magari dopo ci si siede e si discute assieme....

Un gran saluto H.

H. lavora in una bottega ma che collabora con diverse associazioni giovanili palestinesi attive in campo sociale per l’assistenza e la formazione dei giovani. Il ragazzo in questione lo conosco personalmente ed e’ una persona molto sensibile e generosa, ed ha una buona cultura di base. H. e’ impegnato da tempo come operatore sociale ed e’ una persona pacifica e conciliante oltre ad avere uno spiccato senso dell’ironia e il gusto dello scherzo. Ad inizio Maggio sarebbe dovuto venire a lavorare in Italia per un progetto di cooperazione euro-Med, dove sarebbe dovuto rimanere per un anno. La situazione politica palestinese di questi mesi gli impedisce di realizzare questo suo progetto.

Le parole che scrive sono chiaramente un disperato sfogo nei confronti della realta’ a cui assiste giornalmente. Pur riconoscendo dei chiari richiami alla violenza da cui non posso far altro che dissentire, nelle sue parole e in quello che descrive riconosco una profonda verita’, cioe’ la repressione del popolo palestinese che in questi mesi successivi alla elezione del nuovo governo, si e’ fatta sempre piu’ dura. Sono cresciuti i morti e gli arresti, e le violenze sulla popolazione civile si sono moltiplicate . Ultimamente per esempio per le festivita’ della pasqua ebraica (pesach) molte aree e citta’ della West Bank sono state tenute sotto coprifuoco, per ragioni di sicurezza, mentre sono cominciati in diversi punti della Cisgiordania i lavori per la costruzione di nuovi tracciati di muro.

A questo punto mi chiedo se questo grido di disperazione, che incita alla violenza come ultima arma non debba essere preso come un allarme, un grave allarme. La cosa che mi allarma di piu’ e’ il conoscere la persona da cui viene questo disperato grido, conoscerlo come una persona dai giudizi pacati, e con una buona intelligenza. Se anche persone come H. che rappresentano in un certo senso la classe intellettuale dei palestinesi, e la speranza di una voce pacifica sono cosi’ disperati la situazione tra la gente comune e’ peggiore.

Mi chiedo dunque quale il futuro per questa terra e per questa gente, e ogni volta che ci penso, mi sforzo di trovare una risposta che almeno si avvicini alla verosimiglianza...ma niente di positivo per la Palestina si puo’ avvicinare alla verosimiglianza. Mi sono trovato a condividere questo tipo di pensieri con molta gente, internazionali che lavorano sul posto e palestinesi ma nessuno mi ha mai saputo dare una risposta certa a questa domanda. E’ l’incertezza l’unica cosa certa nel futuro di questa gente.

Ora, in questo momento l’unica cosa che come testimone esterno di questa situazione mi sento di affermare con certezza, e’ che il mondo intero, nel caso scoppiasse una terza intifada in Palestina (l’intifada della “Fame” come la chiama H.), deve rendersi conto che eventi come questi non scoppiano e non esplodono da un momento all’altro per la particolare malvagita’ di questo o di quell’altro popolo, ma che delle cause profonde e ben radicate nella realta’ di quel popolo producono questi effetti tragici, ma bisognerebbe invece riconoscere le responsabilita’ politiche dell’occidente in questa crisi.


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Lettera di un ragazzo palestinese: L’intifada della fame
4 settembre 2006, di : fabio1562

ciao, come forse dovresti sapere, sin dai primordiali eventi, ad ogni azione vi è una reazione. pensaci, ne ricaverai qualcosa di buono. fabio
    Lettera di un ragazzo palestinese: L’intifada della fame
    16 febbraio 2007, di : andrea

    Il dramma di questa gente sta nel fatto che tutti, per primi i loro fratelli arabi, li hanno considerati merce di scambio. Hanno fatto tre guerre contro Israele, nel 1967 con il proposito di cancellarne l’esistenza, le hanno perse e adesso recriminano sui territori "occupati". Pensate se facessero così i tedeschi dei sudeti o della Slesia, gli Italiani della Dalmazia e così via. Bisogna rimboccarsi le maniche come abbiamo fatto noi dopo i disastri provocati dal fascismo, il recriminare territori è fuori dal tempo. Mi pare che in Israele vivano un milione e mezzo di arabi, dov’è l’apartheid, il razzismo ?