Lettera a un Ministro dell’Istruzione (e del Merito)
Caro Ministro, ho scelto il titolo di questo articolo per ricordarle una certa Lettera a una professoressa che un certo Don Lorenzo Milani scrisse molto tempo fa...
Caro Ministro, ho scelto il titolo di questo articolo per ricordarle una certa Lettera a una professoressa che un certo Don Lorenzo Milani scrisse molto tempo fa. Aggiungerei anche la Lettera ai giudici che risulta molto più dirompente e attuale.
Caro Ministro, la situazione dell’istruzione in Italia è molto confusa: diplomificio, inclusione, disobbedienze all’esame di stato, laurea breve, violenza adolescenziale, ius scholae e chi più ne ha, più ne metta. Ormai stiamo assistendo a una ridda di opinioni di tutti i tipi con tagli politici caleidoscopici. Non voglio infierire sul povero Ministro dell’Istruzione (e del Merito) che si trova ad essere in carica oggi: ha trovato una situazione preesistente da più di mezzo secolo che nessuno ha potuto, anzi voluto, migliorare. Questa volontà risulta essere presente in tutti gli schieramenti politici dell’arco costituzionale. Non mi sembra che la situazione dell’Università sia molto più rosea: l’inutile laurea triennale è la punta di questo iceberg, con buona pace dell’alloro serpeggiante nelle nostre strade.
Caro Ministro, vorrei piuttosto soffermarmi sulla sua ferma e fremente presa di posizione nei confronti di una silente protesta di sporadici discenti che si sono opposti alla valutazione sulla prova orale dell’esame che, nell’antichità, veniva definito di maturità.
Caro Ministro in Italia, nei momenti e nelle situazioni più difficili, sono nati fior fiore di educatori, insegnanti e pedagogisti che continuano a essere punti di riferimento, anche a livello internazionale. Mi chiedo se lei ha mai letto qualcosa a riguardo. Certo questi educatori hanno operato in periodi molto lontani dalla nostra realtà quando l’intelligenza non era artificiale e gli studenti venivano valutati sulle nozioni e non sulle cosiddette competenze, come avviene oggi.
Caro Ministro, si sa che l’adolescenza si è allungata e i bamboccioni preferiscono continuare nel loro limbo permissivo che comunque li preserva dall’affrontare con le proprie gambe una realtà che non hanno né voluto, né tantomeno costruito ma che hanno dovuto subire, assorbire, loro malgrado. Per quanto estremamente parziale, la mia analisi vorrebbe essere priva di qualsivoglia elemento ideologico, retorico e/o demagogico. Non so come si sia svolta nei dettagli la protesta degli sparuti studenti che non hanno voluto sostenere la prova orale e non voglio giudicare i singoli maturandi che hanno scelto questa forma di protesta silenziosa. Almeno loro sono stati sinceri anche se anacronistici, per quanto non volessero esserlo scientemente. La nostra società riesce a metabolizzare qualsiasi forma di dissenso. Il mondo dell’istruzione continua nella sua possente pervicacia di mantenere inalterato un sostanziale status quo.
Caro Ministro, sarebbe bello, sarebbe un sogno insperato, se nel 2026 tutti gli studenti si rifiutassero di svolgere la prova orale e venissero tutti bocciati. Le famiglie si opporrebbero strenuamente alla battuta d’arresto del diplomificio, epigono aulico della ormai desueta manifattura.
Caro Ministro, in carriera ho visto furbastri che alla prova orale hanno reagito con false crisi di ansia, con silenzi che volevano nascondere una mancata preparazione o con una ostentata dialettica tesa a mascherare la medesima scarsa preparazione, supportata da un’abile e disinvolta retorica che prefigurava, per loro, una fulgida carriera politica.
Caro Ministro, non ho mai insegnato nelle scuole che preparano le nuove classi dirigenti: i licei. Intendiamoci anche in questa categoria ci sono sfumature sostanziali che diversificano la preparazione e che prefigurano un futuro più o meno fulgido ai ragazzi che le frequentano. Ormai il liceo classico e quello scientifico (quest’ultima categoria possiede molteplici definizioni) offrono una formazione decisamente più corposa, contraddicendo il dettato costituzionale. Quando il corpo insegnante si accorge che un discente non è adatto a quell’indirizzo scolastico, provvede prontamente a reindirizzalo. Coloro che debbono cambiare il plesso scolastico sembrano assumere la volumetria di un pacco maneggiato da traslocatori. Altri si auto-reindirizzano verso lidi più congeniali alla loro scarsa voglia di apprendere.
Caro Ministro, la parola d’ordine che, forse nella sua torre d’avorio risuonerà saltuariamente, è inclusione. Il nostro Presidente della Repubblica ne parla spesso e, a mio avviso, la sua insistenza vorrebbe puntualizzare come l’Italia manchi di coesione sociale e quindi il processo inclusivo favorirebbe una società più equa, un mondo migliore. Il Presidente si pone quindi su un piano antico, come il mio, che vorrebbe insistere più sulle aspirazioni che sulla realtà concreta. Di concreto si assiste a un incessante florilegio di certificazioni che, fin dal ciclo delle elementari, tendono a mascherare, più che un effettivo disturbo dell’apprendimento e/o dell’attenzione, un forte disagio degli insegnanti che non trovano riscontro tra la teoria studiata all’università e la pratica quotidiana.
Caro Ministro, invece di stigmatizzare gli studenti silenziosi all’esame, sarebbe meglio che li ringraziasse per il loro contributo nel sottolineare un disagio: cerchiamo di comprendere un po’ di più cosa significhi per loro l’esame di Stato e che valenza possa avere per la vita di un adolescente. Sembra che lei voglia ripristinare la definizione, a me tanto cara, di Esame di maturità. Ma per favore, se la maturità ha raggiunto età anagrafiche impensabili, anche solo sessant’anni fa, smettiamola di continuare a fare il gioco delle tre carte con le denominazioni scolastiche.
Caro Ministro, è inutile che lei si affanni a censurare l’uso degli strumenti elettronici o dei silenzi dei discenti che si apprestano a superare l’ostacolo dell’esame. Chi usa gli strumenti elettronici in classe lo fa per sentirsi vivo perché, al di fuori della scuola, sono diventati indispensabili a tutti, lei compreso. Sarebbe preferibile che nel mondo dell’istruzione si trovasse una metodologia didattica per il loro utilizzo.
Caro Ministro, un argomento è cruciale e richiederebbe un paragrafo troppo lungo. Una bomba sta per esplodere e la sua deflagrazione sarà dirompente: il tema è quello della violenza adolescenziale. Circa un mese fa nella seconda città dell’Austria, Graz, un ex studente di una scuola, bullizzato nella medesima e che sembra non abbia mai terminato il ciclo di studi, ha ucciso nove studenti, un insegnante e ferito più di dieci persone. Poi si è tolto la vita in bagno, il luogo preferito dagli studenti più riottosi. Era cittadino austriaco e non certo un immigrato.
Caro Ministro, gli anglosassoni non sono da meno. La serie tv Adolescence, citata ormai in tantissimi contesti, ci insegna che la violenza adolescenziale è dietro l’angolo e si insinua nelle realtà più impensabili e normali. Sono convinto che la realtà giovanile della perfida Albione sia molto più devastante di quella mostrata nella fiction ma questo non toglie nulla alla criticità di questo fenomeno che ormai si sta diffondendo anche nel nostro bel paese. Non culliamoci nella convinzione che in Italia non succederà: i primi allarmi ci sono già stati anche se non si è arrivati a questi estremi, all’interno delle scuole. Ma ormai anche in casa nostra ci sono fidanzatini, e non, che si scannano dentro e fuori le mura domestiche.
Caro Ministro, se vuole capire davvero quanti sono i fumatori in età adolescenziale, vada in incognito, fuori dal cancello di una scuola secondaria superiore, non di un liceo per carità, e capirà, eccome se capirà.
Caro Ministro, mi permetta di citarle una frase di un articolo di Eraldo Affinati che lei conoscerà senz’altro (scrittore e fondatore, assieme alla moglie, della scuola Penny Wirton) apparso su Repubblica il giorno 11 luglio scorso (non si scomponga, scrive anche su altri quotidiani, non certo rivoluzionari come questo):
«Teniamo presente che tutti i grandi educatori moderni, da John Dewey a Maria Montessori, da don Lorenzo Milani ad Alberto Manzi, nella sostanza sarebbero stati d’accordo con questi ragazzi. Dico di più: li avrebbero abbracciati uno per uno. Intendiamoci: noi sappiamo che ogni giudizio, non solo scolastico, dell’uomo sull’uomo è un’invenzione culturale: non si tratta della verità, che resterà fatalmente inattingibile, bensì di un modo, sempre imperfetto, che è stato escogitato allo scopo di organizzare la società. La polis non esiste in natura, così come l’aula scolastica. [Il grassetto è mio] Ma come facciamo a spiegarlo a Gianmaria? Una maniera ci sarebbe: bisogna scoprire gli ingranaggi della valutazione. Questo, ammettiamolo, è molto più complicato che limitarsi a svolgere il programma, interrogare e stilare il cosiddetto bilancio delle competenze».
Caro Ministro, i commenti a questo articolo sono, a dir poco, raccapriccianti: presumibilmente, sono stati partoriti da adulti bipartisan che hanno trovato una loro collocazione nella nostra beneamata società, dopo aver superato la fabbrica dei diplomi. D’altronde siamo in democrazia.
Caro Ministro, mi permetta di concludere con un aneddoto personale illuminante lo jus scholae che, come lei ben sa, non è una priorità soprattutto dopo il fallimento del referendum sulla cittadinanza. Ormai mi vanto di essere un VIP (Vecchio In Pensione) ma mi illudo ancora di distinguere nei sogni il falso dal vero, come diceva Francesco Guccini. Poco tempo fa mi è capitato di imbattermi in una ragazza di 16 anni che frequenta un liceo scientifico. Piccola, gracile ma con una mente fulgida, uno sguardo sempre attento a cogliere gli spunti e i dettagli che chiunque le possa offrire. Non è una fumatrice. Per la sua età, possiede una preparazione scolastica impressionante e idee precise per il suo futuro: una spinta veemente e gratuita che vorrebbe portarla ad aiutare il prossimo, in qualità di medico. Mi è tornata alla mente una canzone di Fabrizio De André ma, si sa, le aspirazioni e i sogni dell’adolescenza sono destinati a mutare la loro sostanza.
Caro Ministro, spero che questa ragazza possa diventare parte della futura classe dirigente italiana perché il suo successo scolastico è fuori discussione.
Caro Ministro, purtroppo la ragazza farà molta fatica a raggiungere i suoi alti obiettivi. Quelli scolastici sono alla sua portata, a meno che non incontri persone ignoranti e malfidate che le blocchino la strada e le impediscano di proseguire. Pensi, possiede anche il merito di usare gli strumenti tecnologici con disinvoltura.
Caro Ministro, dopo l’esame di Stato dovrà comunque superare degli ostacoli davvero imponenti, quasi fossero impervie montagne da scalare, perché i suoi genitori non sono cittadini italiani, è arrivata in Italia solo da due anni scarsi ed è avvolta nel suo hijab pakistano.
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