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Leda Rafanelli e Maria Zambrano: due pensatrici libere, nei due testi di Salvatore A. Bravo

Leda Rafanelli: Profilo di un’anarchica / Salvatore Antonio Bravo ; a cura di Angelo Magliocco. - KDP/Amazon Independently published, 2025. - 47 p. - ISBN 979-8-2937-0734-8.

Filosofia poetante in María Zambrano / di Salvatore Antonio Bravo ; a cura di Angelo Magliocco. - KDP/Amazon Independently published, 2025. - 92 p. - ISBN 979-8-2948-0661-3.

di Angelo Magliocco - martedì 5 agosto 2025 - 447 letture

Quale curatore, con relativi honos e onus, dell’edizione KDP/Amazon dei due testi del saggista Bravo Salvatore, sono felice di spendere qualche parola per illustrarne il carattere e il loro legame concettuale.

I due saggi ricostruiscono nei caratteri essenziali il pensiero di due donne, Leda Rafanelli e María Zambrano. Non si tratta di una scelta “politicamente corretta”, ma in linea di continuità con la precedente produzione dell’autore, ormai vasta e complessa, imperniata su un punto d’osservazione critico-filosofico che esamina dialetticamente questa fase del capitalismo, dal carattere ferale e assoluto.

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Copertina di Leda Rafanelli profilo di un’anarchica, di Salvatore A. Bravo

Leda Rafanelli è stata una figura anomala dell’anarchismo, e il suo nome è spesso legato a ciò per cui marginalmente è balzata agli onori delle cronache, ovvero la presunta relazione intrattenuta con Mussolini. Bravo, viceversa, ha concentrato la sua attenzione sull’aspetto critico e propositivo di Leda. Lei si convertì alla religione musulmana, ma lo fece nell’ottica di una protesta e una critica al colonialismo, italiano ed europeo, oltre che dell’adesione a una way of life ideale, in cui individuo e comunità sono corpi vivi in costante rapporto con la natura. La ragione strumentale che nel capitalismo occidentale governa gli sfruttati, difatti, non trova corrispettivi nel mondo arabo.

La conversione di Leda, in questa prospettiva, non fu passiva adesione a una fede come un’altra, ma espressione di un’acuta libertà interiore: la sua peculiare religiosità difese la propria individualità e la propria libertà, accogliendo e custodendo un forte senso del sacro, il quale sarebbe poi diventato un sesto senso spirituale atto a percepire con maggior intensità il dolore degli sfruttati. L’esperienza della maternità non fu, com’è naturale, solo una pertinenza del proprio cerchio personale, ma fu occasione di proiezione e sublimazione di essa in gesto politico: ella si sentì una madre in lotta per gli ultimi e i più deboli.

E questo aspetto non può non richiamare parallelamente la sua notevole produzione per l’infanzia, scarsamente conosciuta, che nel pieno imperversare delle dottrine fasciste ebbe il coraggio di rappresentare da protagonisti bambini e adolescenti di colore, pregni di umana curiosità verso la vita. Leda, dunque, sfugge a ogni facile schema di quadratura, e per questo ci induce altresì a rivedere posizioni oggi sclerotizzatesi, in particolare certe categorie che ereditiamo dal movimento femminista, che hanno contrapposto al maschile, e in ciò isterilito e irrigidito, la figura della donna nelle gabbie di un Io egoico-bellico. Leda cercò al contrario di riconciliare individualità e comunità.

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Copertina di Filosofia poetante in Maria Zambrano, di Salvatore A. Bravo

Identicamente, la più nota María Zambrano, con la sua filosofia poetante, non è filosofa o pensatrice politicamente corretta. In primis non fu femminista, in quanto riteneva che la specificità della condizione femminile è pensiero-esperienza aurorale: l’Occidente decade in quanto affetto da una patologia metafisica, avendo rifiutato l’archetipo femminile il cui senso è nella complementarietà.

L’esperienza aurorale è “ascolto chiaroscurale” dell’altro, è presenza dell’altro che rimanda all’Assoluto, ed è da tale passività aurorale che può emergere l’attività e il linguaggio. La filosofia poetante, con il suo linguaggio simbolico, ridà nuova vita ai due archetipi che il capitalismo ha rescisso e orribilmente deformato. L’archetipo maschile è stato trascinato nelle secche di mero carrierismo e ricerca del plusvalore, e ancor peggio è andata a quello femminile, che in sostanza è divenuto superfetazione del maschile, valorizzato nel suo autorinnegamento, ovvero nel respingere l’esperienza del dono-maternità per abbracciare (ed essere imitazione di second’ordine) di un maschile successful in chiave anglosassone.

In María Zambrano la critica ai totalitarismi constata che l’Occidente perisce sotto i colpi della ragione strumentale. L’impegno politico di Maria Zambrano e il suo lungo esilio dopo la fuga dalla Spagna franchista (vi rientrò dopo più di quarant’anni nel 1984) dimostra ancora una volta la conciliabilità tra senso della maternità e impegno politico.

La lettura di questi due testi ci consente di riorientare la bussola, in una realtà omologata dal pensiero unico del capitalismo liberista.


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