Sei all'interno di >> GiroBlog | Segnali di Fumo, di Pina La Villa |

Le serate e i film del festival del cinema di frontiera a Marzamemi

Dal Sikula reggae festival di Rosolini al Festival del cinema di frontiera di Marzamemi: le difficoltà e il coraggio di fare cultura in Sicilia.
di Pina La Villa - martedì 3 agosto 2004 - 5810 letture

Marzamemi, 26 luglio 2004, ore 20.30.

Piazza Regina Margherira, bar Ciàloma, birra Heineken. Fra mezz’ora la conferenza stampa di presentazione del festival internazionale cinema di frontiera, Marzamemi 26-31 luglio 2004".

La serata parte in tono minore e in ritardo (sarà una costante), ma alle dieci circa il cortile di Villa dorata si riempie di pubblico e inizia la conferenza stampa.

La serata ha un filo conduttore: la vicenda del reggae festival di Rosolini. Subito dopo la breve presentazione dovremmo infatti vedere il video girato lo scorso anno, quando i concerti del Sikula furono bloccati all’ultimo momento, e poi un concerto reggae. La presentazione inizia con Turi Pintaldi, che si è occupato dell’organizzazione del festival in quanto presidente del cinecircolo Baia delle tortore; poi tocca a Nello Correale, direttore artistico del festival, e quindi Sebastiano Gesù, critico cinematografico, autore di diversi studi sul cinema e la Sicilia (un suo libro sarà presentato in questi giorni, su donne e cinema) consulente per la documentazione.Sebastiano Gesù presenta l’omaggio a Brancati e Nello Correale i film e i corti in concorso, mentre Pintaldi indica i luoghi del festival e fa gli onori di casa.

I luoghi hanno una importanza particolare. Sono loro, i luoghi di Marzamemi, diverse volte usati da alcuni registi per i loro film (uno per tutti Sud, di Gabriele Salvatores)ad aver suggerito ai cinefili Pintaldi e Correale di fare questo festival, con le proiezioni nella piazza bianca con le case basse, da un lato prioiettate sulla piazza, dall’altro quasi in riva al mare, in quello che era un villaggio povero di pescatori; la vecchia chiesetta e il palazzo nobiliare di Villa Dorata, il cortile arabo, il cortile di Villa dorata (sono previste proiezioni anche in un cinema di Pachino, ma è più una concessione al comune, che finanzia, insieme alla provincia e all’AAPIT di Siracusa, la manifestazione. Pochissimi sono quelli che ci vanno, i più preferiscono il cielo stellato della piazza di Marzamemi.)

E di luoghi e frontiere e territorio si parla molto in questo festival e in questa edizione in particolare. Anche attraverso la presentazione del libro di Franco La Cecla, Stretti (si riferisce agli Stretti della geografia, e anche qui non poteva mancare un video, girato tra Scilla e Cariddi, cioè tra le due rive dello stretto di Messina, prima, e nell’inquieta attesa, del ponte).

L’omaggio a Vitaliano Brancati: di Brancati, originario di Pachino, quest’anno ricorre il cinquantenario della morte. Diverse iniziative lo ricorderanno. Il festival dedica una sezione a Brancati sceneggiatore - Dov’è la libertà, di Roberto Rossellini e L’arte di arrangiarsi, di Luigi Zampa, ma anche Divorzio all’italiana, di Germi, ispirato indirettamente ai personaggi e agli ambienti descritti da Brancati nei suoi libri.

I Brancati avevano (hanno) una casa sull’isolotto proprio di fronte al molo di Marzamemi, una casa rosso cupo, circondata da verde cupo, epoca umbertina, credo. E personaggi brancatiani sembrano gli organizzatori (tutti maschi sui 50 anni), che sanno cosa vuol dire essere intellettuali di provincia, ma sono riusciti a fare il salto di qualità, anzi, semplicemente, a fare. In una situazione difficile, che Nello Correale non manca di sottolineare. Dice infatti che loro non pretendono più finanziamenti, ma solo la certezza degli impegni di spesa, onde evitare, come è capitato, di prendere impegni con un ospite per una particolare data e poi di non poter pagare all’ospite stesso il biglietto aereo perchè manca la delibera, o non è arrivata in tempo.

27 luglio 2004 Piazza Regina Margherita Ospiti e giuria: La scelta non appare all’altezza delle voci circolate nei giorni scorsi (Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio) ma è comunque interessante. Stefano Incerti (regista de Il verificatore, presenta qui anche il suo documentario girato durante le riprese del film di Marco Bellocchio, Buongiorno, notte, dal titolo Stessa rabbia stessa primavera, versi presi da una canzone di De André); Giovanni Spagnoletti, direttore del festival del cinema di Pesaro, che parla della frontiera come simbolo di imperfezione e lui ama il cinema impuro e imperfetto); Jean Marc Faure, autore di documentari (Essere e avere) che coglie l’analogia fra la proiezione dei lungometraggi nella piazza grande e quella dei corti e dei documentari nel cortile arabo, e la possibilità del passaggio dall’uno all’altro, parla della bellezza di mischiare le emozioni; Donatella Finocchiaro, presente in un corto (Capolinea) di Mario Cosentino. Applausi tiepidi anche per lei, a dimostrazione del fatto che la maggior parte del pubblico è composto non da cinefili (che avrebbero almeno ricordato il film Angela di Roberta Torre, di cui Donatella è stata una brava protagonista), ma da turisti, locali e non, che si trovano qui più per il mare e il sole che per il festival.

Maurizio di Rienzo, giornalista e critico cinematografico, presenta le varie serate, i film, gli ospiti.

La notte a Marzamemi. Devo dire che non mi fidavo. Pensavo che al di là del recinto della piazza e dei luoghi del festival, ci aspettasse la notte buia e pericolosa per due donne sole. Invece, alle due di notte, erano lì ad accoglierci i paninari e a farci compagnia ancora un bel po’ di gente, che mangiava, passeggiava, raggiungeva l’auto nel parcheggio fuori dal centro abitato, proprio come noi. Abbiamo preso due panini con patatine, uno con wurstel e uno con carne di cavallo. Marghy felice, tanti vizi e pure pagati dalla madre.

Film in concorso

Fame chimica, regia di Antonio Boccola e di Paolo Vari, dur. 97’, anno 2003 (vedi recensione su gdv, di Ugo Giansiracusa)

Benvenuto Mr. President, di Pjer Zalica, dur. 105’, anno 2003, tit. originale Gori Vatra, prod. Bosnia Erzegovina, Austria, Turchia, Francia Il film è ambientato a Tesanj, una piccola città della Bosnia devastata dall’intolleranza etnica,nel 1998. La notizia di un’imminente visita del presidente americano Bill Clinton lancia la piccola comunità nel tentativo maldestro di simulare una democrazia fittizia in cui regni la pace e l’armonia tra gli abitanti dei luoghi. La trovata della visita dell’autorità - non nuova, è stata inventata da Gogol nel racconto "L’ispettore" e usata almeno in un film di Totò e in un racconto di Durrenmatt, - consente di parlare della tragedia della guerra etnica con leggerezza.

Oro rosso, di Jafar Panahi, dur.95’, Iran 2003 A Teheran, una Teheran divisa in due feograficamente e socialmente, due amici borseggiatori. Uno è fidanzato con la sorella dell’altro, che ha promesso di sposare. La tradizione impone però che la futura moglie indossi un oggetto d’oro in occasione della cerimonia. I due amici decidono di organizzare un furto in una gioielleria.

Schulze ama suonare il blues, regia di Michael Schorr, Germania 2003, dur.110’ Schulze fa parte della banda del paese, suona la fisarmonica. Quando va in pensione ha l’opportunità di ascoltare la radio e scopre il blues. Da quel momento si rifiuta di suonare la polka.

Mille mesi, di Faouzi Bensaĩdi,Francia, Belgio, Marocco, 2003, dur. 124’ Siamo nel 1981,in Marocco, nel mese del ramadan. Medhi, un ragazzino di sette anni, va a vivere con sua madre Amina dal nonno Ahmed. Il padre di Medhi, un maestro che si oppone al regime, è in prigione. Per proteggere il bambino Amina e Ahmed gli raccontano che è andato a lavorare in Francia. A scuola Medhi gode di un privilegio: quello di dover custodire la sedia del maestro. Attorno a questo oggetto si sviluppano le storie degli abitanti del villaggio viste con gli occhi del bambino.

Marzamemi, 31 luglio 2004 La serata della premiazione rischia di prolungarsi fino al mattino. Riusciamo a vedere solo i due corti d’epoca, "La grande rapina al treno"(1903) di Edwin Porter e Entr’acte (1924),di René Clair musicate dalla banda Amenano.

I premiati: per i corti "Matabat", di Daniele Consoli e menzione speciale a "Cafè l’amour", corto d’animazione di Giorgio Valentini. Per i lungometraggi il premio è andato a "Mille mesi". Secondo la giuria il "film incarna in maniera esemplare lo spirito di esplorazione e di ricerca del Festival in quanto un viaggio nella memoria e nella storia di un piccolo villaggio del Marocco non si esaurisce solo in un fatto di cronaca locale ma si apre, con splendide immagini, a un orizzonte umano e universale". Ma una menzione speciale è andata a "Fame chimica", che per me resta il film più interessante del festival, ma anche della stagione dei film del cinema italiano.

Il festival si chiude sulle vacanze agostane della località Marzamemi e con una grossa ipoteca sul futuro:quella dei tagli agli enti locali, che fin’ora hanno sostenuto il festival. Lo ricorda Marika Di Marco, assessore provinciale alla cultura e allo spettacolo, intervenuta l’ultima sera a ricordare come il festival sia cresciuto in questi quattro anni e l’importanza quindi di sostenerlo in ogni modo.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -