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Le morti e i notissimi "ignoti"

L’impressione è quella tipica di trovarsi nel mezzo di qualcosa di non confessabile. Di un segreto da custodire.

di Piero Buscemi Saro Visicaro - mercoledì 18 agosto 2010 - 4223 letture

I quattro morti di Giammoro come i morti del Segesta? Questa volta un elicottero esplode carbonizzando quattro esseri umani. Il fatto avviene a Giammoro dentro lo stabilimento della "Nuova Cometra".

Foto dell'elicottero caduto a Giammoro Quella volta, invece, 15 gennaio del 2007, fu un mezzo veloce di Bluvia in collisione con la nave-container "Susan Bochard", battente bandiera Antigua e Bermuda, a causare la morte del comandante Sebastiano Mafodda, del direttore di macchina Marcello Sposito ed i marinai Lauro Palmiro e Domenico Zona.

Anche in quell’occasione, nonostante le indagini, le smentite ed i tentativi di giungere ad una logica verità, l’udienza preliminare del 30 novembre scorso, presso il G.U.P. del Tribunale di Messina, non ha ancora svelato i retroscena di quella vicenda.

Per rispettare la tradizione, che accomuna i misteri tragici italiani, un monumento commemorativo fa bella mostra presso la stazione marittima di Messina, davanti al quale ogni 15 gennaio si celebra la scomparsa di quei quattro lavoratori, tralasciando qualsiasi congettura che faccia pensare ad un sistema di sicurezza sul lavoro da perfezionare.

Sull’incidente di Giammoro, è apparso fin troppo evidente, sin dalle prime immagini e le prime dichiarazioni, un tentativo di glissare l’argomento che potesse collegare le responsabilità a soggetti ben definiti, nonostante fosse logico pensare che un elicottero autorizzato a decollare dall’interno di uno stabilimento, rappresentasse almeno un fatto singolare.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona, assalito dai giornalisti a tre o quattro ore di distanza dal disastro, si è preoccupato subito di non dare nessuna indicazione, nessun elemento. Nessuna ipotesi su eventuali strade da seguire, anzi una sommarietà nelle risposte che lasciavano spazio al principale alibi, utilizzato in simili circostanze, della tragica casualità difficilmente contrastabile.

Silenzio su tutti i fronti. L’impressione è stata quella tipica di trovarsi nel mezzo di qualcosa di non confessabile. Di un segreto da custodire. Non certo la voglia di proteggere le famiglie dei morti, ma una forte preoccupazione di proteggere altri. O altro. I Carabinieri hanno avuto lo stesso comportamento di estrema riservatezza.

Dopo tre giorni la procura di Barcellona ha ipotizzato, ancora a carico di ignoti, i reati di disastro aereo e omicidio colposo plurimo. Ignoti? Ma che significato dare all’attributo "ignoto"? Quale responsabilità è da definire così ignota, da non permettere neppure di iscrivere sul registro degli indagati dei nomi?

Chi ha permesso di utilizzare quello stabilimento per fare partire e arrivare elicotteri, ha commesso un reato? Chi ha omesso di vigilare per anni su quella "zona franca" ha commesso un reato? Ma chi, se non le forze dell’ordine, aveva questa competenza sul territorio?

Il titolare della Nuova Cometra ha dato risposte esaustive alle domande degli inquirenti, su argomenti dei quali doveva per forza essere a conoscenza, essendo il suo stabilimento il luogo dell’incidente? Quali sono i rapporti tra la Nuova Cometra e Lino Siclari, presidente del Consiglio di Amministrazione della Aicon S.p.A. dal 2005, visto che l’elicottero sembra fosse stato noleggiato proprio dalla Aicon?

L’incidente del luglio del 2008, che aveva visto protagonista un altro elicottero privato, con a bordo lo stesso Siclari, e che tranciò dei cavi dell’alta tensione, fortunatamente senza provocare gravi conseguenze ai passeggeri, non avrebbe dovuto suscitare un approfondito interesse degli inquirenti?

Insomma, ci sarebbero gli elementi sufficienti per imbastire un ottimo romanzo giallo. Sarebbe doveroso, nel rispetto di chi ha perso la vita per l’ennesima incuria e sufficienza di altri, chiedere al signor procuratore se si voglia relamente arrivare alla verità.

Se si voglia fare giustizia oppure, dopo consulenze e titubanze di rito, si preferisca stabilire che le colpe siano tutte di quel povero comandante che era alla guida dell’elicottero. Una scelta già presa in occasione della tragedia del Segesta.


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