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Le mani dei clan messinesi sui fondi Ue per l’agricoltura

101 gli indagati per i quali i pm avevano chiesto pene per complessivi 1.045 anni. Condanne per oltre 600 anni nel maxiprocesso "Nebrodi"

di Redazione - martedì 1 novembre 2022 - 2266 letture

I giudici del tribunale di Patti hanno disposto 91 condanne per oltre 600 anni di carcere, 10 assoluzioni e al sequestro di beni per circa 4 milioni di euro nel processo "Nebrodi" contro i clan dei pascoli. La pena più alta riguarda Salvatore Faranda, condannato a 30 anni di reclusione.

Le indagini avevano al centro le truffe ai fondi comunitari destinati ai pascoli e all’agricoltura. Un sistema che è stato combattuto dal protocollo Antoci diventato legge dello Stato. Un protocollo ideato dall’ex presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, sfuggito ad un grave attentato, presente in aula alla lettura della sentenza.

Sentenza arrivata al termine di una lunghissima camera di consiglio iniziata lunedì scorso. La sentenza è del tribunale di Patti presieduto da Ugo Scavuzzo e composto dai giudici Andrea La Spada e Eleonora Vona. Il processo era nei confronti di 101 imputati pr i quali erano stati chiesti oltre mille anni di carcere dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio ed i sostituti procuratori Antonio Carchietti, Fabrizio Monaco, Francesco Massara e Alessandro Lo Gerfo.

Parte civile nel processo l’assessorato territorio e ambiente, Agea, le associazioni Addiopizzo, il centro studio Pio La Torre, Sos impresa- rete per la legalità, Libera e il parco dei Nebrodi ed ancora il Comune di Tortorici.

È un duro colpo a clan dei pascoli, ha commentato il presidente del Parco dei Nebrodi Domenico Barbuzza, "Il desiderio ora è di veder riconosciuto questo territorio come fucina di operosità’ e collaborazione con l’Ente, guida del comprensorio: la ripartenza che vogliamo vede al primo posto la tutela dei valori naturali dell’area protetta".

"Da questa esperienza esce la risposta di un territorio che ha fatto il proprio dovere, abbiamo fatto semplicemente quello che andava fatto e che da tanti anni non veniva fatto. Abbiamo superato il silenzio e tentato di far capire che i fondi europei per l’agricoltura dovevamo andare alle persone per bene e non ai mafiosi, ai delinquenti, ai capimafia". Cosi Giuseppe Antoci, ex presidente del parco dei Nebrodi, scampato a un attentato, attuale presidente onorario della Fondazione Caponnetto, subito dopo la sentenza.

“Questa esperienza dimostra che da un piccolo territorio nasce un protocollo di legalità che viene firmato da tutti i prefetti della Sicilia che diventa legge dello Stato nel 2017 che la Commissione Europea considera tra gli strumenti più importanti di lotta alla mafia sui fondi europei per l’agricoltura” - ha continuato Antoci - "Se questo è stato fatto con dignità e onestà con piccoli passi da persone che hanno ritenuto di poter fare il loro dovere, penso che il segnale che passi è che tutti lo possono fare perché se ognuno fa il proprio dovere avremo sempre meno processi".

"Le truffe sono state riconosciute per buona parte. Resta il fatto che su quella parte di territorio della provincia di Messina le truffe hanno costituito la principale fonte di arricchimento sia del gruppo mafioso dei Batanesi sia del gruppo dei Bontempo Scavo, ma teniamo conto che è solo la sentenza di primo grado". Così il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio subito dopo la lettura della sentenza del processo Nebrodi. "È stata riconosciuta - ha sottolineato- la mafiosità per i Batanesi mentre per il gruppo dei Bontempo Scavo no".


Fonte: RaiNews


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