Le frodi sull’olio d’oliva
In Europa è record di frodi sull’olio d’oliva: coinvolti numerosi produttori italiani. Un articolo di Stefano Baudino (L’Indipendente).
Nel primo trimestre di quest’anno, l’Unione Europea ha registrato un numero record di potenziali frodi sull’olio d’oliva e casi di etichettatura errata. Mentre nel 2018 l’UE aveva registrato solamente 15 casi di questo genere, il dato è salito a 50 per l’anno in corso. Tra la variazione del clima con eventi estremi e la pressione inflazionistica, che hanno spinto il costo dell’olio di oliva a salire vertiginosamente, questo mercato ha attirato numerosi truffatori. Ad esempio, cento chili di olio extra vergine di oliva di Jaén, in Spagna, costavano 787 euro nel novembre dello scorso anno, rispetto ai 262,50 euro di cinque anni prima. Con l’aumento del prezzo, è aumentato anche il numero di notifiche transfrontaliere dell’UE, che includono errori di etichettatura, potenziali frodi e casi di sicurezza che coinvolgono oli contaminati. Delle 182 notifiche di frode e non conformità dell’olio d’oliva inviate all’Unione dall’inizio del 2023 ad oggi, 54 riguardavano prodotti provenienti dall’Italia, 41 dalla Spagna e 39 dalla Grecia.
I casi in questione, analizzati in un approfondimento sul quotidiano britannico The Guardian – che cita dati rilasciati direttamente dall’Unione europea ai sensi delle leggi sulla libertà di informazione e non cita gli specifici nomi delle aziende coinvolte –, sono soltanto quelli segnalati dai Paesi membri alla direzione generale per la salute dell’UE, dal cui novero sono omessi quelli nazionali, il che spiega come la portata della frode sia probabilmente molto più alta. Sono stati attestati molti casi in cui l’olio extravergine di oliva è risultato adulterato, essendo stato mescolato con oli di qualità inferiore o più economica, nonché di casi in cui l’olio vergine di oliva era indebitamente etichettato come extravergine e diversi casi di etichette di origine fuorvianti o false. Sono inoltre emersi casi di oli contaminati da sostanze non autorizzate come pesticidi e oli minerali. In un caso, addirittura, è stato registrato il rinvenimento di frammenti di vetro nel prodotto. Nel luglio 2022 l’UE ha introdotto nuove norme sui controlli di conformità delle norme di commercializzazione dell’olio d’oliva, nonché sui metodi per analizzarlo, dunque l’aumento dei casi potrebbe essere direttamente ricollegato alla maggiore stretta attuata nell’ultimo biennio da parte delle autorità europee.
Per quanto concerne l’Italia, si evidenzia che, nel 2023, l’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) ha effettuato un’importante operazione che ha portato al sequestro di 380 tonnellate di prodotti oleosi per un valore di oltre 2 milioni di euro in varie zone dello Stivale. Le indagini hanno rivelato la commercializzazione di oli etichettati falsamente come “extravergine” quando, in realtà, non lo erano. La Guardia Civil e i carabinieri italiani, alla fine dell’anno scorso, hanno scoperto numerose frodi grazie a operazioni congiunte, come l’operazione “Omegabad”, durante la quale sono state sequestrate grandi quantità di olio adulterato in stabilimenti di diverse località, incluse la Sicilia e la Toscana. Nella cornice dell’inchiesta, sono stati effettuati 11 arresti e sequestrati oltre 260mila litri di olio d’oliva.
L’articolo di Stefano Baudino è stato diffuso da L’Indipendente, 30 luglio 2024. Link a FoodSafetyNews, e a The Guardian.
Archivio/documenti
La truffa dell’olio extravergine: 7 marchi su 15 imbrogliano, ecco i nomi / di Srefano Baudino
Sette su quindici tra i marchi di olio extravergine maggiormente diffusi in Italia imbrogliano e sono composti da semplice olio d’oliva. Lo ha rivelato un’inchiesta svolta attraverso analisi di laboratorio dalla rivista Il Salvagente. Un fatto che non rappresenta alcun pericolo per la salute, ma costituisce una frode alimentare e un danno al portafogli dei consumatori, visto che l’extravergine costa almeno il 30% in più del semplice olio d’oliva.
Le indagini di laboratorio, eseguite presso il Laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli di Roma, si basano sulla tecnica del test organolettico, pratica la cui affidabilità – specifica Il Salvagente – è sancita da una sentenza del Consiglio di Stato. Alla prova dei fatti, come dicevamo, ben sette prodotti si sono dimostrati non composti da olio extravergine come promesso dall’etichetta. Questi i marchi: De Cecco Classico, Colavita Mediterraneo tradizionale, Carapelli Frantolio, Coricelli, Cirio Classico, La Badia-Eurospin e il Saggio Olivo di Todis. I veri extravergine sono risultati invece, in ordine di qualità: Monini classico, Bertolli Fragrante, Esselunga classico, Coop, Conad classico, Farchioni, Primadonna Lidl e Carrefour cucina delicata.
La testata sui diritti dei consumatori ha anche contattato le marche produttrici degli oli “fraudolenti” per chiedere un commento. La giustificazione è stata per quasi tutti la stessa: l’olio è vero extravergine, ci sarà stato qualche problema di stoccaggio e trasporto nei campioni testati che ne ha compromesso la qualità.
Ma cos’è tecnicamente un olio extravergine d’oliva? Le caratteristiche da rispettare sono precise e stabilite da un regolamento europeo: consistenza, colore, acidità entro i 0,8 grammi per 100, estrazione solo tramite strumenti meccanici a freddo, entro temperature inferiori a 27 gradi. Inoltre le olive devono essere raccolte a mano seguendo un codificato percorso di separazione dalle foglie, lavaggio, molitura, centrifuga e, se previsto, filtrazione. Completamente diverso il procedimento dell’olio non extravergine che è una miscela composta da un olio raffinato (ottenuto con sostanze chimiche) e vergine. In questo caso il tasso di acidità non deve essere superiore a 1 grammo per 100 grammi.
Fonte: L’Indipendente, 31 Maggio 2021.
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