Le bambine di Minab

A noi resta il dovere di non dimenticare le vittime della violenza banditesca a prescindere dalla loro nazionalità e genere. Le vittime sono vittime e meritano, tutte, eguale rispetto e dignità...

di Salvatore A. Bravo - mercoledì 4 marzo 2026 - 473 letture

La TV iraniana ha trasmesso in diretta i funerali delle vittime della scuola di Minab. Tutte donne, le vittime, erano studentesse di una scuola su cui ha impattato un missile. In occidente l’effetto collaterale della guerra non ha trovato molto spazio.

Le vittime sono ben 165 (fonti iraniane) e quasi un centinaio sono i feriti. In gran parte erano bambine che, malgrado loro, sono state travolte dalla storia. La scuola era limitrofa ad una base militare e separata da essa dal 2016. La dinamica resta da chiarire e con essa le responsabilità. Il dato inaggirabile è il ridimensionamento dell’effetto collaterale. I media hanno dato la notizia senza troppi approfondimenti. La contraddizione è evidente e rivela la verità della guerra in atto nella quale i diritti delle persone e le persone medesime sono solo mezzi, ciò che conta è l’obiettivo finale.

Ai poteri occidentali e ai media interessa sostenere l’attacco informando poco, subissando di immagini, tutte eguali, e ridimensionando i crimini occidentali (Stati Uniti e Israele) e descrivendo l’Iran come lo Stato dell’esclusione totale delle donne e dell’attacco proditorio sulle base americane, ciò malgrado poco o niente circola nei media sul caso delle studentesse ammazzate.

Nel mondo delle immagini non hanno un volto, sono solo un incidente all’interno della guerra per “il bombardamento per la democrazia”. Se fosse vera la sensibilità occidentale verso la condizione delle donne iraniane dovrebbe esserci una adeguata informazione sulle vite spezzate dalla violenza banditesca con cui si gestiscono le crisi internazionali.

Silenzio quasi assoluto, invece, tanto più che ci si scandalizza degli attacchi iraniani negli Emirati arabi e in Arabia Saudita, nostri alleati ospitanti basi militari USA, ma si tace sulla condizione delle donne Arabia Saudita e in Kuwait, dove le donne sono fortemente discriminate, mentre negli Emirati arabi permangono restrizioni ai “diritti delle donne” e una società patriarcale dalla forte impronta religiosa.

Gli Emirati arabi non sono democrazie ma monarchie assolute, per cui si può immaginare che i diritti individuali proclamati e concessi sono puramente cosmetici. In Arabia Saudita le donne hanno acquisito il diritto di voto nel 2011 ma nei fatti il diritto è parzialmente applicato, in quanto permangono notevoli restrizioni patriarcali e religiose. Dovremmo essere tentati dal porre la domanda sul motivo per il quale in taluni stati sia permesso praticare la discriminazione di genere, mentre la medesima reca scandalo in altri. Due pesi e molte misure, dunque, e ciò dimostra che il capitalismo non difende il diritto delle persone ma solo il diritto del capitale ad espandersi in modo illimitato.

A noi resta il dovere di non dimenticare le vittime della violenza banditesca a prescindere dalla loro nazionalità e genere. Le vittime sono vittime e meritano, tutte, eguale rispetto e dignità e ciò si manifesta con una informazione adeguata, il cui scopo è far comprendere quanto accade in modo da farne memoria comune. A tutte le vittime delle guerra deve andare il nostro pensiero, non è molto, ma attraverso tale dinamica cognitiva ed etica gli automatismi che si sono infiltrati nel quotidiano incontrano “l’urto, urlo critico” che ci consente di accostarci con diversa prospettiva dinanzi alle tragedie in corso.

Cominciamo col porci la domanda su chi fossero le bambine di Minab e il dolore che hanno provato nel “lampo” che le ha bruciate, se facciamo questo non potremo che ri-trovare le energie per opporci al male che conosce solo “la forza e la potenza”, le quali sono il “male” da qualsiasi parte provenga. Il comunicato dell’UNICEF non ha trovato pubblico riscontro e discussione nei media:

“L’escalation militare di questo fine settimana in Medio Oriente segna un momento pericoloso per milioni di bambini nella regione. L’UNICEF è profondamente preoccupato dalle notizie di attacchi in Iran e in tutta la regione, che mostrano il grave pericolo per i bambini. Sono state segnalate scuole colpite in Iran, tra cui una scuola femminile a Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran.

Secondo quanto riferito, decine di studentesse sono state uccise e molte altre ferite. L’UNICEF fa seguito all’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite per una cessazione immediata delle ostilità e una de-escalation. L’UNICEF esorta inoltre tutte le parti a dar prova della massima moderazione e a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, compresa la protezione dei civili e dei servizi essenziali di cui i bambini hanno bisogno per sopravvivere. Prendere di mira civili e obiettivi civili, comprese le scuole, costituisce una violazione del diritto internazionale. L’UNICEF, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite e partner umanitari, sta valutando attivamente la situazione ed è pronto ad aumentare il sostegno ai bambini colpiti e alle loro famiglie, secondo necessità e su richiesta”.

Un mondo che resta indifferente dinanzi alle violenze sui bambini e sui fragili è destinato a precipitare verso l’abisso della violenza e dell’irrazionale, prendiamone atto. Gli Stati Uniti stanno utilizzando i missili THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) il cui costo si aggira per ogni singolo missile tra i 12 e i 15 milioni di dollari, una quantità immensa di denaro è sottratta ai servizi per i più fragili e per la sanità e convogliata verso la guerra. Anche la chiusura dello stretto di Hormuz sarà pagato dagli ultimi con l’aumento dei costi energetici e sarà “occasione” per giustificare la chiamata e la produzione di armi. La guerra è il prodotto unico e voluto del sistema.

Le guerre causano vittime dirette e indirette, anche negli Stati Uniti in molti pagheranno con la carne e con il sangue il taglio ai servizi, notoriamente pessimi, per i “fragili”, mentre i potentati delle armi ancora una volta potranno aumentare la loro nefasta sfera di influenza economica e politica. L’Europa resta a guardare muta e complice e ciò non potrà che contribuire a renderla una presenza superflua nello scenario politico.

La poesia La Bambina di Hiroschima di Nâzım Hikmet ci chiede di vedere con gli occhi dello spirito e della storia il dolore degli ultimi e di ricordarlo, è l’unico modo per deviare il cammino da un cammino di morte e sangue:

Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette
perché i bambini morti non diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi anche il vento ha disperso la cenere.
Apritemi, vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso,
non chiedo neanche lo zucchero, io,
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.


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