Le avventure del Capitano

Le disavventure di don Matteo il Capitano coraggioso
di Deborah A. Simoncini - mercoledì 6 novembre 2019 - 631 letture

Il Capitano, con timidezza, nascondeva dietro le spalle un gran fagotto con dentro un cilindro che conteneva una sfera. Il suo lasciapassare segreto. Ornato di un turbante con addosso una palandrana viola imperiale fatta di stracci purpurei, per mimetizzarsi e darsi alla fuga, sussurrava: “Gigino, Giuseppi, amici miei, salvatemi, vi imploro...Io avrei voluto mantenere l’indipendenza se non politica o economica, almeno antropologica che non è cosa da poco!” Nelle spalle e nella schiena c’era qualcosa di contratto, più che rassegnato era spaventato. Le gambe intorpidite, tremava tutto. Provava tanta paura. Gli occhi gli rilucevano come quelli dei gatti.

Era stato emesso ai suoi riguardi un mandato di cattura internazionale, per il reato di cospirazione politica. Una cospirazione schiacciante e sottile. “Presto! Su andiamo…” e lo fecero salire su “Bottadiculo” il barcone messogli a disposizione dal finanziere Agatino Ramelli.

Il Capitano, se tutto gli andava bene, sarebbe entrato da clandestino nell’isola. Sorpreso da una tempesta violenta, quasi non lo si riconosceva più mentre afferrò la mano, per non scivolare e cadere in acqua, si salvò per il rotto della cuffia. Raggiunta la costa lo si nascose alla Grotta della Favella che un oliveto secolare, piazzato all’ingresso, rendeva raccolta, calda e familiare. Nel silenzio totale lo abbracciarono, un secondo, non di più. Corrugò la fronte con sussiego e gli spuntò un sorriso innocente e fiducioso si illuminò. Nel sentirsi ormai al sicuro parlava e rideva.

“Malgrado tutto con Giuseppi, colluso e inaffidabile, ero riuscito a stipulare un difficile patto. Un patto secondo le regole”. Si sorprese a ripensare e volse lo sguardo lontano.

“Vedete? per anni non ho più avuto modo di ripensare a quell’episodio. Altro che le monnezze di Roma ero solo spaventato per il costo dell’operazione dopo che avevamo trionfato. Un costo che stabilimmo e quantificammo in rubli senza mai più parlarne. Mi hanno insegnato che la gente ama i buffoni, ma con lui mi comportai in modo follemente illogico. Assorbito dai suoi affari, neppure si è scusato per avermi messo in mezzo, con le sue contabilità speranzose frutto di politiche da salotto, mi ha abbandonato nelle mani della Tass. E’ stato Giuseppi! Rimuginante ed enigmatico, preoccupatissimo e noncurante mi ha manipolato e mi sono ritrovato con ingenua spietatezza disilluso. Oggi mi appare sgradevole. Al disumano bisognava porre freno”. Dopo essere stato aggrottato per tre anni, il Capitano fu costretto a far perdere ogni traccia. Finì in servizio al porto di Kiel a spaccarsi la carena anche sotto l’acqua.

“Mi hanno portato là a sgobbare. Servivano uomini per tagliare alberi. Alla stregua di un semplice apprendista sono diventato anonimo, quasi invisibile. Per mia fortuna arrivò al galoppo il Copronimo sovrano, gran commendatore del rito scozzese antico e accettato, a tirarmi via al volo, a furor di loggia, sotto il segno del ritorno dell’età dell’oro”.

I Leghisti mi hanno risarcito con coltivazioni di orzo e torbiere.

“Oggi per me produrre whisky è un atto d’amore. Produco whisky d’eccellenza e mi sono aggiudicato diversi premi internazionali. Il mio whisky è annoverato tra i primi al mondo. Entrato in un mercato tanto competitivo sin dall’inizio mi hanno tenuto in altissima considerazione, con recensioni entusiastiche a livello mondiale. Mi sono aggiudicato numerosi premi. Ho raggiunto quotazioni notevoli e molti mi considerano la nuova star dell’alcoholic beverage.

Che dire di Matteo secondo?

“Era convinto di essere capace di bastare a stesso, con presunta “serenità”, pur indebolito e stanco negli istinti, ha continuato a porre dei punti interrogativi con estrema tensione.

Giuseppi ci prendeva per arroganti ed esaltati e diceva sempre: “Possiedo prestigio, merito onore, rispetto e riverenza. Sono un vero dignitario. Perché l’uomo non lo si può trattare solo come un mezzo, ma sempre come un fine. Ognuno ha un proprio valore intrinseco, una propria dignità. Bisogna agire per il bene comune, con scelte coraggiose e concrete. La politica matura che forma le coscienze, supera l’individualismo e cresce nello spirito di servizio, per realizzare una comunità nuova, solidale e corresponsabile. Io riconosco le dinamiche sociali e i valori della comunità. L’evoluzione delle macchine incide sulle società e per padroneggiare la natura c’è bisogno dell’artificio. La tecnica da sempre consente di vincere la natura”. Ma l’individuo non ha più importanza alcuna? Quando eravamo al governo i ritmi erano serrati.

“Mi alzavo alle tre del mattino e dopo i servizi igienici personali, praticavo la prima meditazione. Onoravo la mia tabella di marcia con sempre nuove meditazioni, pulizie e altri compiti vari. Promanava Giuseppi quasi sempre un’aura di raccoglimento interiore, ma si muoveva ignaro della mia persona, dimenticandosi di me”. Il flusso sensoriale della mente pervaso dalla bellezza contiene le soddisfazioni materiali e l’ego.

“Immersi nell’ambiente governativo si prova una beatitudine fuori dal tempo. All’inizio vi regnavano serenità e bellezza generose. Giuseppi attendeva ai suoi riti quotidiani e provava piacere attraverso i sensi. Tutti incentivi a continuare a stare al governo. Diceva di accostarsi al lavoro come a un valore di per sé positivo. Non sapeva stare lontano dalla scrivania. Preferiva continuare a lavorare che starmene con le mani in mano. Sono convinto che il frutto delle mie strenue fatiche sarà apprezzato solo dopo decenni. Potrò non vedere mai il risultato dei miei sforzi attuali. Con tre occhi e due nasi sono un privilegiato nel poter scegliere quanto desidero mangiare: filetti di pesce fritto, patatine, succo di mele, torta di pere al cioccolato, cotoletta di pollo. Ci tengo moltissimo a ciò che non mangio. Il piacere sensoriale derivato dal cibo è pari a quello della vita stessa. I piaceri sensoriali si scoprono se ci si dimentica di sé. Ma niente accende il nostro interesse quanto un grande mistero. E il nostro governo è stato un grande ministero di piaceri, pari pari a quello della mia stessa vita.

Ancora oggi immagini di rifiuto e rinuncia mi si richiamano alla mente, ma immerso in ciò che vado facendo tutto il resto perde d’importanza. Per fortuna anch’io traggo piacere del lavoro. Perché lavorare per me è stato sempre un immenso piacere. Dotato di senso dell’orientamento la mia vita è stata sempre fatta di coerenza, con una visione complessiva dei miei obiettivi. Coerenza e obiettivi mi hanno reso brillante. Spero che la gente, poiché sono un intenditore di purezza in sincerità, mi trovi utile anche nella propria vita quotidiana. Tutto ciò che trapela dalla qualità del mio lavoro è prodotto di uno sforzo inconsapevole. Ho una volontà ferrata e consapevole di creare qualcosa di bello e unico. Sono ormai noto in tutto il mondo, ma sottopagato in confronto a tanti altri che al posto mio ricevono alti compensi. La professione che ho intrapreso è il sogno di molti.

Stare al governo e realizzare non è stato uno scherzo. Incollato alla scrivania scrivevo a getto continuo, disegnavo, schizzavo e tratteggiavo nuove conquiste.

Dentro di me per fortuna vive un bambino in ottima salute capace di realizzare il qui e ora nel saper stare nel presente. Da consumatore assolutamente sincero passato e futuro per me sono concetti indefiniti. La mia felicità risiede tutta nell’adesso. Ogni giorno per me è unico e non ritorna. So che disattenti si rischia di perdere il momento, quel momento, unico e prezioso.

Giudicherete voi il livello qualitativo dell’eredità che mi lascerò dietro. Il mio è un lavoro faticoso e continuo. Se no non sarei mai giunto a certe vette.

Una volta qualcuno mi disse che Giuseppi con la sua fama poteva aspirare alla presidenza della Repubblica.

Perché sarebbe dovuto diventare Presidente gli risposi visto che è già Conte? Ho reso tangibile e sostenibile l’esperienza del suo governo. Più un’eccezione che una regola.

Una dedizione paziente, priva di aspettative di riconoscimento o di ricompensa immediati.

Capace di enorme autodisciplina ogni giorno a pranzo mangio sempre la stessa cosa per non alterare il mio palato inestimabile. E’ l’arma principale di cui dispongo. Riso, minestra e qualche pietanza vegetariana nei tre pasti che mi concedo quotidianamente.

Stare nel flusso, attento ai particolari, è fondamentale per fare del mio lavoro un’esperienza appagante. Ci guadagna la qualità del lavoro stesso. I principali partecipanti alla cerimonia, per entrare nel mio locale devono compiere contorsioni e soprattutto inginocchiarsi, per poi discutere in tranquilla intimità. Ogni incontro va preso seriamente, con rispetto e consapevolezza. Ogni occasione è unica e speciale. Creo rilassamento e piacere, accogliendo il microcosmo circostante. La sensibilità sociale è determinante per la performance di gruppo. La creatività si promuove scambiando liberamente le idee. Comprendo e rispetto le caratteristiche individuali delle persone che mi circondano. La presenza mentale è importante, non va persa, è quella che mi consente di cogliere dettagli importantissimi.

Per essere in grado di obbedire agli ordini bisogna capirli.

Io ho incominciato quasi per caso, col frequentare un numero di bar decisamente ragguardevole. Entrare nei bar un tempo mi metteva sempre in preda a una certa agitazione. Oggi al Fried Chicken ogni volta mi si schiude un universo favoloso. Vi respiro un’atmosfera unica. Gli avventori sono tranquilli ed eleganti come in un’enoteca. Tranquillo e con eleganza vi preparo i cocktail. Ascoltare e rispondere ai clienti mi ispira. Di fronte a chi sta seduto a bere al bancone imparo lezioni di vita preziose. Ricerco la qualità con impegno costante, attento ai particolari. Da molti anni non mi concedo una vacanza. Metto tutto me stesso in ogni drink che preparo. Il locale è frequentato da attori, scrittori e docenti universitari, non sono ammessi i politici. Mi sottraggo a qualsiasi attenzione dei media.

Mi dedico totalmente all’attività senza aspettative di riconoscimenti. Un’attenzione speciale l’ho sempre riservata soltanto alla musica. Suono, canto e danzo senza nessun pubblico, nella tranquillità del mio locale. A volte suono fino a tarda notte. Lo sforzo è la fonte principale della mia felicità. Il mio motto è: alla natura si comanda ubbidendole”.

Tutto d’un tratto Matteo “il Capitano coraggioso” si spogliò completamente e si mise a correre, ballando e urlando nudo. All’improvviso, immerso nei propri pensieri, cominciò a saltellare e strillare: “Giuseppi satan, Giuseppi, satan aleppe”.



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